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Archivio per la categoria ‘bloggers’

TocqueVille, per favore …

10 dicembre, 2008 Lascia un commento

Qualche giorno fa c’è stata una discussione interessante (si può far riferimento a questo post) tra bloggers di TocqueVille circa i rapporti tra blogosfera e “casta” (politica e giornalistica, espressamente del centrodestra). Personalmente condivido la pars destruens di entrambi gli interventi.

Ieri Enzo è tornato a parlare di TocqueVille, e non posso che dargli ragione. Il caso in discussione è quello di Rod Blagojevich, governatore democratico dell’Illinois, e quindi in rapporti con Obama, che è stato arrestato in questi giorni. Enzo non ha gradito un certo “giustizialismo” che traspare dalle reazioni in esame. A discarico si potrebbe obiettare che il clima avvelenato che si respira qui da noi rende in qualche modo comprensibile una certa frettolosità, cioè la tendenza ad applicare agli Stati Uniti schemi nostrani (travaglisti e dipietristi, per intendersi).

Quel che conta in questi casi, a mio avviso, è mantenere ferma la barra del timone, e cioè, se si è garantisti, si resti garantisti, a prescindere. Anche se talvolta, almeno nelle faccende “domestiche,” può risultare un esercizio alquanto arduo, direi quasi ascetico. Ma è su queste cose che si rendono palesi le differenze tra riformisti ed estremisti, tra giusti e giustizialisti, in altre parole tra persone per bene e … ci siamo capiti.

A ciascuno il suo (Travaglio quotidiano)

7 novembre, 2008 Lascia un commento

Certo, Christian si difende da sé—dal Travaglio (Marco) Quotidiano—e restituisce con gli interessi, come si conviene. Ma se Luca gli dà una mano, in punta di penna e col bello stile che gli fa onore, la cosa non guasta, benché il parlar sia indarno (a determinate latitudini etico-deontologiche, ove il desso alberga e donde lancia malamente i suoi strali avvelenati). E qui, per certo, si approva e sottoscrive in toto. Amen.

Qui Nuova York …

16 ottobre, 2008 Lascia un commento

Oggi Camillo imperversa nella blogosfera. Una serie di post interminabile, di cui due da non perdere. Uno è un breve rimando a una cosa di Paul Berman, blogger per l’occasione, in cui si parla di un certo Bill Ayers, il quale pare che sia da gran tempo “l’uomo più stupido d’America,” politicamente parlando, è chiaro, oltre che uno scomodo “vicino di casa” del candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti (quest’ultimo detto anche “The One,” per chi ancora non lo sapesse). L’altro è un commento (domani sul Foglio) sul terzo e ultimo dibattito tra Obama e McCain. Questo lo cito abbondantemente qui di seguito. Dimenticavo, oggi il Foglio inaugura anche la sua “versione catodica.” Inutile dire che è sempre di Christian Rocca che si tratta.

Nessuno sa chi è veramente Obama, soprattutto nessuno sa immaginare che tipo di presidente sarà, una volta vinte le elezioni. Le sue proposte, le sue dichiarazioni, i suoi programmi sono al tempo stesso condivisibili da chi non ha intenzione di votarlo, ma anche distanti anni luce. Non si capisce se Obama è il candidato che, all’inizio della sua avventura, si presentava come l’unico politico capace di chiudere una volta per tutte la guerra culturale nata negli anni Sessanta o se è l’esponente più radicale e di sinistra di una delle due fazioni. Oppure, terza ipotesi, se è uno dei politici più cinici della recente storia americana, non a caso cresciuto nell’ambientino di Chicago.

Gli americani amano valutare i politici dal loro passato, da che cosa hanno fatto, per vedere se le loro promesse corrispondono a una realtà. Obama è senatore da meno di quattro anni, durante i quali ha preparato la sua candidatura alla presidenza. Si può valutare soltanto dal suo passato a Chicago, dove non ha brillato per spirito bipartisan e indipendenza dall’ortodossia di partito. Ogni volta che al Senato dell’Illinois c’era da votare su una questione potenzialmente urticante per il suo futuro, Obama ha votato “presente”, né “sì” né “no” (è successo 130 volte). Soprattutto, a Chicago, Obama si è circondato di personaggi improbabili e impresentabili, come il reverendo antiamericano Jeremiah Wright, l’ex terrorista non pentito Bill Ayers, il costruttore corruttore Tony Rezko e l’associazione dei community organizer (Acorn), in questi giorni sotto inchiesta per false registrazioni al voto in 13 stati.

Hillary Clinton e ora i repubblicani hanno provato a usare contro Obama le sue amicizie di Chicago, ma il senatore democratico se ne è liberato con naturalezza, spiegando che in 20 anni non aveva mai sentito dire al suo consigliere spirituale le cose che tutti gli avevano sentito dire (cioè che Washington diffonde l’Aids per sterminare i neri), che l’ex terrorista che aveva dato il party di lancio della sua carriera politica e con cui aveva lavorato per anni in due diverse fondazioni cittadine e le cui mogli sono state colleghe era semplicemente “un vicino di casa”, che il suo finanziatore, ora in carcere, che gli aveva fatto due favori immobiliari era un estraneo e che non aveva niente a che fare con i community organizer di Chicago di cui era stato avvocato e sostenitore e a cui di recente ha versato 800 mila dollari per registrare elettori. Obama non è antiamericano, non è un terrorista, non è corrotto e non ha commesso frodi elettorali, ma forse è semplicemente uno straordinario politico freddo, indifferente e cinico che si è servito di loro quando gli serviva per accreditarsi presso la comunità afroamericana, tra gli intellettuali di Hyde Park, tra i grandi finanziatori di campagne elettorali, ma che è stato pronto a liberarsene quando sono diventati ingombranti.

Categories: bloggers, esteri

Al blogger disperso

10 maggio, 2008 5 commenti

Nessuno, che io sappia, ha mai scritto un requiem per i blogs scomparsi. Né ho voglia di farlo io, ma un cenno, malinconico, mi sembra giusto farlo. Panta rei, certamente, però prenderne atto non è mai uno scherzo. Vai a sapere le storie, magari pure complesse, inestricabili. Creare un blog non è difficile, difficile è mantenere l’abitudine per anni, per questo molti mollano e, insalutati ospiti, lettori e scrivani spariscono nel nulla.

Oggi mi sono deciso a dare un’occhiata al blogroll—dopo un po’, lo confesso, perché il tempo è sempre maledettamente tiranno e uno non si può permettere di tenere dignitosamente aggiornato il proprio blog e nello stesso tempo di essere assiduo con quelli altrui, almeno noi che teniamo famiglia, un lavoro e una marea di cose da fare per tirare la carretta. Ebbene, che cosa ho trovato? Un’ecatombe. Quindici in meno, spariti nel nulla—due, addirittura, sono diventati “privati,” pensate un po’…, se ci penso mi vengono i brividi: il Web può perfino diventare un luogo “de noantri.” Teoricamente, chiaro, si sapeva già, ma poi vedere la messa in pratica … Altri, infine, talmente ripiegati su stessi e i propri famigli da non potersi più annoverare tra i titolari di blog pubblici. Wow, non mi ci raccapezzo. Eppure chissà quante buone ragioni, quante storie, appunto.

Volevo solo dire che ho cancellato … ciò che non c’è più. Ma solo per non immalinconirmi in futuro, cliccando verso il nulla, oltre che per offrire elenchi veritieri, cioè non fasulli, ai visitatori. Un pensiero commosso ai vecchi tempi, in ogni caso, mi sembra doveroso. Finché l’oblio non avrà fatto la sua parte fino in fondo, un posto nella memoria, per voi amici, ci sarà. Promesso.
God bless.

Categories: bloggers

Salvate il soldato Luca …

18 aprile, 2008 Lascia un commento

Ma no, ma dai che lo sai che non è vero … (e sperando di essere ancora in tempo!)

Categories: bloggers

Stress da blog?

Lo stress da blog può diventare pericoloso. Negli States.

Lo scrivente, a prescindere, non corre rischi, tranquilli: la politica italiana, nel caso specifico, agisce da sonnifero …

Categories: bloggers

Stateci attenti, bloggers …

16 novembre, 2007 Lascia un commento

Diffamazione a mezzo stampa uguale diffamazione via internet. Così Carlo Felice Dalla Pasqua, giornalista-blogger, corregge—almeno a prima vista—un vero esperto come Tomaso Pisapia, che la cosa l’aveva spiegata a Luca Sofri in maniera un po’ diversa—e quest’ultimo, a sua volta, ne aveva incolpevolmente riferito nel suo “blog di piccola umanità.” Ma l’esperto è intervenuto di nuovo per puntualizzare che certe sintesi non gli hanno evidentemente giovato, e che l’essere egli—de facto, si direbbe, oltre che, si può supporre, de jure—d’accordo con Carlo Felice

nel ritenere che “la diffamazione via internet è punita allo stesso modo di quella a mezzo stampa”, se si fa riferimento all’entità della pena,

ancorché non fosse il tema del colloquio con Sofri (cosa di cui prendiamo atto volentieri),

è ben diverso dall’affermare che alla diffamazione commessa con il mezzo telematico siano applicabili le norme previste per la diffamazione commessa “con il mezzo della stampa”.

Seguono ulteriori fondamentali considerazioni, distinguo e chiarimenti, il tutto onde “rassicurare chi teme l’horror vacui,” che come si sa è sempre in agguato quando ci si cimenta con le leggi (e gli avvocati) di questo nostro amatissimo Paese.

Naturalmente, oggi siamo tutti un po’ più rassicurati rispetto al recente passato. Soprattutto sul fatto che un attento esercizio della prudenza, nella controversa materia, sia di gran lunga preferibile ad una certa (malintesa, ahinoi) libertà di espressione …

No, non è la BBC

8 novembre, 2007 Lascia un commento

A Luca Sofri certe polemiche non sfuggono, ed è un bene per noi distratti, che così possiamo prendere posizione e dar libero sfogo agli spiriti animali. Oggi come oggi, delle due segnalate, una è interessante, l’altra un po’ meno. La prima ha come protagonisti Filippo Facci e alcuni parlamentari che devono aver molto tempo libero, e per oggetto la Rai. Ha ragione Facci, e ci mancherebbe, malgrado le scelte lessicali, che però fan parte dello Zeitgeist. La seconda ha per oggetto Enzo Biagi e come protagonisti Vittorio Feltri e un blog dell’Espresso. In questo caso ha ragione soprattutto Biagi (per le ragioni che ho esposto sinteticamente in un commento al post).

Categories: bloggers, informazione

Ma Il Foglio è sempre Il Foglio

18 ottobre, 2007 Lascia un commento

Aveva ragione Alan che stamattina segnalava sul suo blog il paginone centrale (qui e qui) del Foglio di oggi. Infatti, a parte un Cicero pro domo sua comprensibilissimo (un pezzo che si fa leggere volentieri sui successi del “surge” iracheno del generale Petraeus, riprodotto anche su Sciopenàuer), c’è una cosa interessante di Christian Rocca sul patriottismo di Hollywood, che sarà pure de sinistra ma business is business, e su questo non ci piove, quindi diamoci dentro (anche qui il blog riproduce). Ma non è tutto: c’è una storia curiosa raccontata da Tom Wolfe sull’Atlantic Monthly, una storia americana. Impedibile. Ma magari ne faccio un post ad hoc. Sempre che le circostanze me lo consentano—giovani, pensateci bene prima di metter su famiglia, non aggiungo altro! Ehi, sto scherzando, perciò, cari lettori papisti, non me ne vogliate …

Sciopenàuer trasloca

15 ottobre, 2007 2 commenti

Sciopenàuer, il blog di Alan Patarga, ha lasciato Splinder per approdare a Blogspot. Alan è un giornalista. Attualmente scrive sul Foglio (a proposito: congratulazioni!), ma quando ho fatto la sua conoscenza, qualche anno fa, era al Corriere Canadese. Credo di essere stato tra i primi a linkarlo, segno che ogni tanto ne indovino una. E se oggi sono tra i primi a segnalare anche il cambio di casa, oserei dire che nel frattempo non ho perso colpi. In bocca al lupo, Sciopenàuer!

Categories: bloggers
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