La musica, dice monsignor Ravasi sul “Mattutino” di oggi, può essere “sia uno strumento di esaltazione interiore, di luce e di liberazione, ma anche di esasperazione, di inasprimento, di sofferenza, di svelamento del vuoto che è in noi.” Come sempre, ha ragione il monsignore. Personalmente ho elaborato qualche strategia difensiva: certa musica, per me, semplicemente non esiste. Includo, però, anche un sacco di roba che sta in mezzo, cioè tra i due estremi evocati da Ravasi. Il resto è un’altra storia: amo la «mia» musica come poche altre cose. La ascolto poco, è vero, ma quando lo faccio è sempre una bella esperienza.
Navigando per la blogosfera, e precisamente gettando le ancore sul blog di Cherry, col quale c’è da tempo uno scambio di links, ho scoperto che uno può mettere sul suo sito la propria playlist! Mi sembra una trovata grandiosa, di quelle che mi fanno entusiasmare per la tecnologia. Posso ascoltare quel che più mi piace mentre leggo, scrivo e curioso, ma soprattutto lo posso condividere “in tempo reale,” facendo sapere che razza di gusti musicali ho. Ho appena cominciato, e nella playlist (vedere colonna di destra, in basso) ci sono meno di una trentina di pezzi. Altri presto arriveranno. Dopodiché, una volta scoperte le carte, a qualcuno cadranno le braccia, a qualcun altro non potrà importare di meno. Ma state pur certi che io, comunque, della «mia» musica vado piuttosto orgoglioso …
Pensato, scritto e sottoscritto nel giorno in cui, sul calendario cristiano, si ricorda Santa Cecilia, patrona della musica.
Willie Nelson, come ho mostrato in un precedente post, è sempre stato un grande ammiratore di Ray Charles. E’ per questo che, alla festa del suo settantesimo compleanno tenutasi al famoso Beacon Theater di New York City il 9 aprile 2003 (in DVD con il titolo “Willie Nelson and Friends: Live & Kickin’”), egli diede al mondo l’opportunità di godere di una delle ultime grandi interpretazioni di Ray.
“A Song for You”—a slow, pained plea for forgiveness from an estranged lover, come Wikipedia la definisce—è una canzone del 1970, un vero e proprio classico del pop, scritta e originariamente interpretata da Leon Russell, uno dei più dotati cantautori degli anni ’60 e ’70.
Nel video, dal DVD di cui sopra, Willie e Leon accennano ciascuno una strofa della canzone per lasciare concludere a Ray, come potrebbe solo The Genius. Durante la performance di Ray Charles, come mostrato nel video, Willie non ha trattenuto qualche lacrima, ed io posso facilmente capire il perché. Voi che ne dite?
[Questo post è la traduzione italiana di quello pubblicato sul mio blog principale, WRH]
La cantante e musicista irlandese Enya (al secolo Eithne Ní Bhraonáin), la cui voce whose “calmante” e angelica è una delle più celebrate al mondo, nel 1988 conobbe una svolta radicale grazie all’album Watermark, che presentava il primo grande successo di Enya, “Orinoco Flow.”
La canzone, conosciuta anche come “Sail Away” (parla proprio del sogno di viaggiare in libertà e senza confini), uscì inizialmente come un singolo dopo aver raggiunto la popolarità grazie allo The Steve Wright Show su BBC Radio One, e raggiunse la vetta delle classifiche nel Regno Unito. L’album, a sua volta, vendette otto milioni di copie. Ulteriore popolarità il pezzo lo ottenne divenendo in seguito la colonna sonora di uno spot pubblicitario della Volkswagen.
Il titolo si riferisce allo studio londinese in cui fu registrata, e non al fiume del Venezuela (uno dei più lunghi del Sud America), anche se è probabile il doppio riferimento.
Come riferisce il libretto incluso nel box set di Only Time: The Collection, c’era un senso di “scoperta” durante la creazione di Watermark, “un senso di inizio, un senso di qualche cosa di nuovo ed emozionante. “Orinoco Flow” riflette la sensibilità di quel tempo per noi – avventura!”
Recentemente il gruppo Celtic Woman ha fatto risorgere la canzone rilancindola con un nuovo arrangiamento. Il video video di You Tube—recentissikmo e “unico”—mette a confronto l’originale “Orinoco Flow” di Enya e la versione di Celtic Woman. Chi l’ha cantata meglio? A voi la scelta!
[Questo post è la traduzione italiana di quello che ho pubblicato in inglese su Wind Rose Hotel]
Hollywood, 16 luglio 1930. Jimmie Rodgers—il padre della country music, conosciuto anche come America’s Blue Yodeler—si incontrò per una session molto speciale con un trombettista di New Orleans, un certo Louis Armstrong. In quell’occasione i due registrarono “Blue Yodel #9″ (a.k.a. “Standing on the Corner”), un pezzo blues/country dello stesso Jimmie Rodgers. Quarant’anni dopo, il 28 ottobre 1970, Louis Armstrong fu ospite al Johnny Cash Show, trasmesso dalla ABC, e Man in Black gli chiese di ripetere l’esperienza. Satchmo conquistò Johnny e la platea prima ancora di attaccare il pezzo: “Let’s give it to ‘em in black and white!” Quella fu una delle ultime apparizioni pubbliche di una leggenda della musica jazz. Anche per questo è un documento prezioso.
Una vecchia canzone country che ho amato fin dalla prima volta che l’ho ascoltata. Era l’estate del 1980 ed ero in viaggio per il Logo Tahoe, al confine tra la California e il Nevada. Avevo appena apprezzato il mio primo Martini.
Benché Dolly Parton non sia stata la prima a cantarla, è stata lei a farne un memorabile successo, proprio quell’estate. Comunque, era lei che cantava “Old Flames Can’t Hold A Candle To You” quella volta. E l’impatto fu fantastico.
Io continuo a preferirla cantata da lei, ma anche questa versione live di Johnny Cash & June Carter Cash (noblesse oblige!) è piuttosto bella. Godetevela. Segue il testo della canzone (struggente come la melodia).
OLD FLAMES CAN’T HOLD A CANDLE TO YOU
Downtown tonight, I saw an old friend, someone who I use to take comfort from long before I met you I caught a spark from his eyes of forgotten desire With a word, or a touch, I could have rekindled that fire
Old flames can’t hold a candle to you No one can light up the night like you do Flickering embers of love I’ve known one or two But old flames can’t hold a candle to you
Sometimes at night, I think of old lovers I’ve known I remember how holding them helped me not feel so alone Then I feel you beside me and even their memories are gone Like stars in the night lost in the sweet light of dawn
Old flames can’t hold a candle to you No one can light up the night like you do Flickering embers of love I’ve known one or two But old flames can’t hold a candle to you Old flames can’t hold a candle to you Mmmm……
Solo per ch apprezza il sound celtico. Un video, una splendida performancedi "Celtic Woman," un ensemble irlandese che farà molto parlare di sé anche qui (negli States ha già sfondato).
Both Michelle Obama and Michael Bloomberg want people to eat healthy. That’s why their restaurant of choice might look like the one shown in the video, where Brian tries to order lunch at “Nou Nou D’Enfer”… H/T John PodhoretzCOPYRIGHT NOTICE: All original content of this blog [Wind Rose Hotel] is subject to Creative Commons license (by-nc-sa) […]
Take one of the best (if not the best) female country singer of all time—who is also a wonderful woman—and a true country music genius, put them together on a stage, make them sing a very special song and you have the answer to the question, “What is country music?” The first is Hammylou Harris, the daughter of a career military family; the latter is Willie […]
John Podhoretz in the New York Post: The most important transformation of New York City over the past 20 years has come in the worst neighborhoods, where the crime drop has made an astonishing difference. As many as 10,000 people may be alive today who would’ve been killed had the policies of 1992 remained in place. But the most visible public example of the […]