America the Beautiful

21 settembre, 2016 Lascia un commento
great_smoky_mountains

Great Smoky Mountains National Park – Tennessee, USA

ward-america-the-beautifulQualche giorno fa un amico mi ha chiesto se da qualche parte esisteva una traduzione affidabile di “America the Beautiful”, la famosa e bella canzone che è quasi un inno nazionale per gli americani. La domanda mi ha colto del tutto impreparato, infatti non avevo la più pallida idea in proposito. Ho fatto una rapida ricerca su Google e ho appurato che non c’è assolutamente niente, ad eccezione di alcune orrende traduzioni robotizzate. Parlo ovviamente di ciò che si trova in rete. Del cartaceo non posso dir niente.

Così ho pensato di cimentarmi io stesso e di rendere un servizio all’amico e a quanti con l’inglese non hanno un gran bel rapporto. Il risultato è qua sotto, e spero sia accettabile… Certo, ci vorrebbe un poeta, mentre io mi sono limitato a una traduzione essenzialmente letterale, cioè che, innanzitutto, non tradisse minimamente l’originale. Ma in questo modo, ovviamente e inevitabilmente, qualcosa si perde. Spero comunque possa servire, naturalmente in attesa di un poeta.

Nel mio blog in inglese c’è un post parallelo a questo, con la traduzione e il testo originale di “America the Beautiful”, e in più una presentazione e un sintetico commento, frutto di una ricerca personale e testimonianza di un antico e duraturo amore di chi scrive per quei versi e quelle note.

 

AMERICA THE BEAUTIFUL
– TRADUZIONE ITALIANA –

O bella, per i cieli spaziosi
Per le onde ambrate di grano
Per la maestà di montagne color porpora
Sopra la pianura fruttuosa!
America! America!
Dio ha sparso la sua grazia su di te
E corona il tuo bene con la fratellanza
Da mare a mare splendente!

O bella per i piedi dei pellegrini
Il cui severo e appassionato sforzo
Ha tracciato una strada di libertà
Attraverso deserti e terre selvagge!
America! America!
Dio ripara ogni tuo difetto,
Rafforza la tua anima nell’autocontrollo
E la tua libertà nella legge!

O bella per gli eroi che hanno mostrato
Il proprio coraggio
Nella lotta per la libertà.
Che hanno amato il proprio Paese
Più di sé stessi
E la misericordia più della vita!
America! America!
Possa Dio raffinare il tuo oro
Fino a rendere nobile il successo
E divino ogni guadagno!

O bella per il sogno dei patrioti
Che vede al di là degli anni
Brillare le tue città di alabastro
Non offuscate da lacrime umane!
America! America!
Dio ha sparso la sua grazia su di te
E corona il tuo bene con la fratellanza
Da mare a mare splendente!

AMERICA THE BEAUTIFUL
– TESTO ORIGINALE –

O beautiful for spacious skies,
For amber waves of grain,
For purple mountain majesties
Above the fruited plain!
America! America!
God shed his grace on thee
And crown thy good with brotherhood
From sea to shining sea!

O beautiful for pilgrim feet
Whose stern impassioned stress
A thoroughfare of freedom beat
Across the wilderness!
America! America!
God mend thine every flaw,
Confirm thy soul in self-control,
Thy liberty in law!

O beautiful for heroes proved
In liberating strife.
Who more than self their country loved
And mercy more than life!
America! America!
May God thy gold refine
Till all success be nobleness
And every gain divine!

O beautiful for patriot dream
That sees beyond the years
Thine alabaster cities gleam
Undimmed by human tears!
America! America!
God shed his grace on thee
And crown thy good with brotherhood
From sea to shining sea!

I miei libri nel Fondo Sorico di Ca’ Foscari

marciana1

Biblioteca Nazionale Marciana, Salone Sansoviniano

Ho il piacere di informare gli amici, soprattutto veneziani e veneti, che i miei libri sono stati catalogati e inseriti nelle raccolte del Fondo Storico di Ateneo dell’Università Ca’ Foscari, che fa parte del Polo di Venezia del Servizio Bibliotecario Nazionale (gestito dal Ministero dei Beni Culturali tramite la Biblioteca Nazionale Marciana). Ovviamente i libri sono a disposizione per consultazione da parte degli studenti e studiosi. Una novità tanto inaspettata quanto gradita! Ecco i links ai singoli titoli:

Antonin Scalia e quello che manca alle destre

16 febbraio, 2016 Lascia un commento

220px-antonin_scalia_scotus_photo_portraitLa morte di Antonin Scalia, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, è uno di quegli eventi che giustamente varcano gli oceani e riempiono le pagine dei giornali di tutto il mondo. Tra le tante cose che sono state scritte in lingua italiana su questo figlio dell’Italia che l’America ha onorato come “un gigante giuridico,” un intellettuale illuminato o, se si preferisce, semplicemente come un grande uomo, l’editoriale di Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi merita una menzione particolare. Mi permetto di riportarne qui—in maniera un po’ “smodata,” se vogliamo essere legulei—alcuni stralci tra i più significativi, e finanche il titolo, quasi alla lettera. Ma se chi legge decide di precipitarsi in edicola per leggere l’articolo integralmente, si sappia che fa una cosa buona e giusta. E ogni tanto non guasta.

Era un cattolico senza complessi, deve aver riso anche della battuta di Francesco sui fedeli che fanno figli come conigli, lui che ne aveva 9 e diceva di esserseli giocati con sua moglie, la prolifer Maureen McCarthy, alla “roulette vaticana”. Era un originalista costituzionale, credeva non già che si dovessero interpretare le intenzioni dei Padri fondatori che hanno prodotto la Costituzione liberal-democratica più antica del mondo, ma più semplicemente il testo scritto e tramandato secondo tradizione legale. Amava la Costituzione morta, come diceva, non le truffe ricavabili da quella viva e in cambiamento perenne. Era uno che amava vincere, determinare le maggioranze che fanno le sentenze (gli è accaduto e non raramente), influenzare la cultura e la visione politico-costituzionale del suo paese (lo ha sempre fatto, infallibilmente), ma accettava di perdere: famose le sue opinioni in dissenso, tra le altre quelle a suo tempo da noi pubblicate sulle nozze omosessuali o le prescrizioni dell’Obamacare in materia di polizze assicurative (“è come se il governo ti ordinasse di comprare al supermercato i broccoli”).
Era un gigante, ora dicono, del pensiero giuridico conservatore. Era un uomo di mondo, che sollecitava al confronto e al compagnonnage quanti erano diversi da lui come la sodale liberal Ruth Bader Ginsburg, quanti erano diversi nelle policies, nelle scelte o visioni evolutive che si radicano nel tempo e nella modernità; ma il suo wit, il suo spirito, la sua disponibilità avevano il limite testuale, legale, della carta fondamentale delle libertà americane e dell’autogoverno. Se ne intuiva la violazione per ragioni politiche, di attivismo politico, se intravedeva la pretesa di assoggettare il credo universalista dei fondatori dell’America non a un testo tramandato e letto con attenzione ma all’opinione di un gruppo di giudici, allora diventava spietato, ricorreva all’insulto elegante, non le mandava a dire. Era universalmente rispettato, con l’eccezione di qualche giornalista babbeo, sia per la severità del rigore giuridico sia per la leggerezza brillante, il tono ironico e sarcastico delle cose che scriveva con una prosa non ottusa dal professionalismo, aperta, capace di comunicare a tutti quanto è e deve essere di tutti.
[…]
E’ stato osservato che la radicalizzazione indotta dai Tea Party, ultimo stadio di una rivolta popolare contro l’establishment che celebra oggi clamorosi e ambigui fasti nelle elezioni presidenziali, è dipesa anche dall’originalismo costituzionale di cui Scalia fu maestro e banditore. Può essere, ma un maestro come Scalia va misurato su una scala diversa da quella della lotta politica, è l’archetipo di un modo colto, intelligente, spiritoso e insieme severo di essere conservatori. E’ stato quello che manca a tante destre a tante latitudini, Europa compresa. Fu honnête homme, il tipo di uomo di cuore e uomo di mondo che si affermò nel Seicento in Francia, ma il legame con la Costituzione americana gli impedì di essere troppo conforme al suo tempo, che intendeva semmai conformare lui ai criteri di vita e di governo tramandati. Che tipo.

Quello che i fatti di Colonia ci insegnano (anche su di noi)

13 gennaio, 2016 2 commenti

capodanno-a-colonia-752573

Ieri mattina ho letto il post veramente interessante che Giulia Blasi ha scritto per commentare i fatti di Colonia. Quella che segue è la riflessione che quel post mi ha ispirato, una risposta meditata all’intelligente provocazione intellettuale dell’autrice. Dopo aver fotografato una realtà imbarazzante per tutti noi, giudici severi e spesso inflessibili della barbarie altrui ma dimentichi delle nostre pecche, l’autrice conclude in una maniera che non si può condividere… Per nulla togliere all’integrità delle considerazioni sviluppate dalla Blasi, e quindi per non correre il rischio di fuorviare in alcun modo il lettore con la mia interpretazione dello scritto, chiedo a chi si accinge a leggere questa nota di prendere “prima” visione e di meditare adeguatamente su quanto si espone e si argomenta nel post di Giulia Blasi  (“La violenza di Colonia è tutta intorno a noi”). Buona lettura di entrambe le riflessioni.

Un post interessante che dovrebbe essere letto e commentato nelle scuole, anche se forse non tutti sono in condizione di coglierne appieno il senso e, soprattutto, il valore “pedagogico”. Le donne certamente, sebbene non tutte probabilmente, i padri di figlie femmine, con rarissime eccezioni (perché il mondo è strano), sono tra quelli che possono apprezzare. Di certo una riflessione sulla propria carne viva che colpisce ma non stupisce, dal momento che prende il la da una realtà che solo chi non vuol vedere non vede. Tutto vero, tutto giusto, anche se difficile da digerire, come tutte le verità che fanno male. Però, però, se tutte le premesse del discorso, così come la realtà a cui si fa riferimento, sono assolutamente giuste, condivisibili e inattaccabili, non così le conclusioni e il messaggio che viene lanciato:

Smettiamo di sentirci superiori. Non abbiamo niente da insegnare a chi arriva qui: Tra il nostro mondo e il loro mondo c’è solo la fragile barriera di una legge che in un attimo può essere cancellata, perché in fondo si pensa che la libertà delle donne sia già troppa.

Perché la superiorità – termine antipatico che si potrebbe sostituire con qualche altro, tipo “maggiore adeguatezza ai tempi” senza alterare minimamente il senso del ragionamento – c’è eccome. Essa consiste, per non abbandonare il terreno scelto dall’autrice, “anche” (ma non solo) nella “fragile barriera” di quella legge “che in un attimo può essere cancellata”. Il fatto che da noi quella legge c’è, e che non sia seriamente messa in discussione da alcuno, fa appunto la differenza, che non è affatto piccola: è enorme, profondissima e non minimizzabile da alcuno che sia in pieno possesso delle proprie facoltà mentali e/o in buona fede. Dietro a quella legge c’è un percorso iniziato con la filosofia greca e che si è dipanato nel tempo incrociando il diritto romano, il Cristianesimo, l’Umanesimo, il Rinascimento, l’Illuminismo, la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Francese e giù per li rami fino al femminismo di qualche anno fa, ai movimenti per i diritti civili, ecc.

E’ questo cammino che ha fatto sì che la legge o le leggi in questione non siano soltanto delle leggi ma anche e soprattutto pietre miliari di una civiltà, cioè la civiltà Occidentale. E’ ciò che fa sì che queste leggi non saranno mai abrogate, al contrario di quanto accaduto in Afghanistan e in Iran, e di quanto sta succedendo in Turchia, dove l’eredità e il sogno modernizzatore di Atatürk vengono sommersi e spazzati via da un’ondata di islamismo che si sarebbe infranta in un attimo se solo avesse trovato un background un po’ più solido di quello offerto da una nazione musulmana fino al midollo. La diga non tiene se non è stata progettata come si deve e se il cemento non è buono. Da noi, anche se a fatica, anche se lentamente, abbiamo saputo costruire una solida diga contro la barbarie e, quel che più conta, pur con tutti i nostri limiti, le nostre incoerenze e debolezze, abbiamo stabilito che indietro non si torna per nessuna ragione al mondo. E nessuno tra noi che non sia un perfetto imbecille, un troglodita e un corpo estraneo all’interno della nostra società, ritiene che “in fondo la libertà delle donne sia già troppa”.

Ignorare questa “piccola” differenza è ciò che mi vieta di accettare le conclusioni della riflessione, pur apprezzabile sotto molti profili, di Giulia Blasi, ed anzi mi impone di contestarle nella maniera più ferma e decisa.

Ma non solo, contesto quel tipo di argomentazione per una ragione ancora più seria: mettere in qualche modo sullo stesso piano “noi” e “loro” ha esattamente il valore di una resa al nemico, cioè a chi vorrebbe farci tornare indietro. Se non c’è alcuna differenza sostanziale, infatti, perché dovremmo resistere all’onda islamistica? Se noi non siamo diversi dai barbari di Colonia tanto vale cedere su tutto il fronte. E invece, se vogliamo che a noi non succeda la stessa cosa che è accaduta in Iran e in Afghanistan, e che sta accadendo in Turchia, dobbiamo essere disposti a difendere fino in fondo, senza timidezze, con coraggio e determinazione ciò che siamo, ciò che la nostra storia ha fatto in modo che diventassimo.

Il nuovo sito Web è online

11 maggio, 2015 Lascia un commento

Cari amici, il mio sito Web personale, www.srpiccoli.eu (anche www.aninfiniteidea.org), completamente rinnovato nel design e nei contenuti, è ora online e attende nuovi e vecchi visitatori!

shield3Tra le novità, in materia di contenuti, c’è una pagina dedicata alle risorse Web e un’altra  dedicata alle citazioni preferite. In entrambi i casi, almeno al momento, le pagine sono in inglese, ma col tempo arriveranno anche quelle in italiano. Per il resto, troverete tutte le informazioni che al momento sono disponibili sui miei libri.

Vi attendo fiducioso, auspicando di ricevere numerosi commenti, pareri e impressioni–che saranno ovviamente tutti benvenuti (anche quelli inviati in maniera riservata), a prescindere dal merito delle opinioni. Saranno oltremodo graditi anche i suggerimenti utili a migliorare il sito e offrire un’informazione quanto più ampia e interessante possibile.

Grazie in anticipo a tutti i visitatori, ai quali do un caloroso benvenuto, nella speranza di essere riuscito a soddisfare le loro possibili esigenze e aspettative. A presto!

Categorie:internet, libri

Manoscritto ritrovato

18 aprile, 2015 Lascia un commento

Una fantastica notizia per gli amanti della Divina Commedia: un manoscritto italiano della prima metà del Trecento—classificato come Egerton MS 943—contenente, oltre al testo del poema dantesco accompagnato da un commento in latino, centinaia di illustrazioni, è stato appena pubblicato tra i Digitised Manuscripts (nel sito web del British Library).

Beatrice spiega a Dante l'ordine dell'universo.  Divina Commedia, Paradiso, Canto XXVIII -   London, British Library, Egerton MS 943, f 130r

Beatrice spiega a Dante la struttura dell’universo Divina Commedia (Paradiso, Canto XXVIII) London, British Library, Egerton MS 943, f 130r

Categorie:culture autoctone

Journal Blog

20 gennaio, 2015 Lascia un commento

Marika Lion

Journal Blog è la nuova casa on line di Marika Lion, “esperta di comunicazione, scrittrice e curatore di rubriche di cultura,” come si definisce lei stessa, nonché maestra di gusto ed eleganza, talento multiforme ed eclettico in un’anima sognante e nel contempo attentissima al reale, come la vedo io, che ho il piacere e la fortuna di conoscerla di persona.

Il blog, scrive Marika, presenterà “pensieri, articoli, interviste, recensioni ed opinioni…che raccoglierò, scriverò e condividerò con voi. Tutto dedicato ad un libro mai editato ‘avrei voluto la luna’.”

Seguirla in questa nuova avventura dello spirito sarà—è già—un autentico privilegio, in specie quando si è tentati di lasciarsi sopraffare dall’ordinaria amministrazione. C’è ancora posto per l’eccellenza. Basta saperla cercare.