Home > esteri > Islam, una domanda inquietante

Islam, una domanda inquietante

Una domanda inquietante, di quelle che tolgono il sonno anche al più grande ottimista del mondo. Eccola: chi prevarrà  nell’€™islam? «Gli eredi di una cultura che va da Avicenna a Mahfuz, passando per i saggi di Cordoba, o i furiosi dei campi di Peshawar, che invocano la jihad e, con il ventre bardato d’esplosivi, aspirano a morire da martiri»?


E’€™ la domanda con la quale Lanfranco Vaccai, sul Corriere della Sera di oggi, conclude la recensione dell’ultimo libro di Bernard-Henry Lévy, Chi ha ucciso Daniel Pearl?, che esce oggi da Rizzoli. E le parole sono quelle dell’autore del libro.


Vaccari non stravede per Bernard-Henry Lévy, e la colpa, secondo lui, è … della lingua francese—troppo incline alla retorica! Chissà, forse è vero, anche se io ero rimasto alle “idee chiare e distinte” di cartesiana memoria. Ma allora, se la mettiamo su questo piano, che dovremmo dire della pedanteria saccente del tedesco o della roboante solennità dello spagnolo, e così via? Ho il sospetto che sia meglio lasciar perdere, e che altrettanto sarebbe meglio facesse lo stesso Vaccari, se posso azzardare un suggerimento…


Comunque, il libro sembrerebbe interessante. E’ stato scritto utilizzando una doppia tecnica narrativa, che BHL chiama “romanquête”, romanzo-verità : «Fatti. Nient’altro che fatti. E quando la realtà si sottrae allo sguardo, interviene inevitabile l’immaginazione». E soprattutto ha il merito di un formidabile lavoro di ricerca nel groviglio del terrorismo internazionale di matrice islamica.


Ma chi è Daniel Pearl? La parola a Lanfranco Vaccari :



Alle sette del pomeriggio del 23 gennaio 2002, davanti al ristorante Village Garden, il giornalista del Wall Street Journal Daniel Pearl sale su una Suzuki Alto di colore rosso che dovrebbe portarlo a un incontro con Mubarak Ali Shah Gilani, capo di un gruppo islamico iscritto dall’Fbi nella lista delle organizzazioni terroristiche e mentore di Richard Colvin Reid, l’uomo che con le scarpe imbottite d’esplosivo voleva farsi saltare sul volo di linea Parigi-Miami. Viene invece condotto nel sobborgo di Gulzar-e-Hijri, a un’ora dal centro di Karachi, strade deserte e campagna desertificata, cumuli di mattoni diventati precarie costruzioni e cumuli di spazzatura, una madrasa e un parco giochi, cespugli di acacie e due case coloniche. In una di queste sarà tenuto prigioniero otto giorni. Il 31 gennaio lo decapiteranno. Un osceno video con le sue ultime parole («Mio padre è ebreo, mia madre è ebrea, io sono ebreo») e i grandguignoleschi dettagli dell’esecuzione verrà recapitato al consolato americano di Karachi il 22 febbraio. Quasi tre mesi dopo, il 17 maggio, il suo corpo mutilato in dieci pezzi sarà ritrovato sotto un metro di terra.

 

 

 

[

Viaggio negli abissi dell’Islam intollerante]

 

 

Categorie:esteri
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: