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Conformisticamente corretto

Conformisticamente corretto : potrebbe essere questa una versione archetipica del politically correct? Forse sì. Certo, una variante senza aureole. Senza neppure il ricordo di quello che dovrebbe essere un omaggio alla “€œsacralità  della politica.”


Essere conformisticamente corretti vuol dire non opporre la minima resistenza al pensiero e al sentire di una delle “famiglie” che dettano o suggerisconoregole di comportamento,gusti, stili, aspirazioni.


Una di queste entità sovrane è sicuramente la sinistra, nelle sue varie articolazioni. Dalla sinistra antagonista a quella riformista, con differenze che, per la verità, ci dovrebbero indurre a parlare di sinistre più che di sinistra. Ma la moltiplicazione dei soggetti politici non cambia la sostanza : si tratta pur sempre di realtà gerarchicamente strutturate la cui funzione principale è di produrre consensointorno ad una determinata visione (dell’uomo, dell’economia, della società, ecc.).


E’ persino banale osservare che alla base di tutti i comportamenti conformisticamente corretti c’è il bisogno di identità collettiva, cioè una sorta di richiamo della foresta, una ricerca spasmodica di gratificazione per servigi prestati o da prestare alla causa comune. Dove ciascuno dà in base a ciò che è: chi offre idee, mediazioni culturali, progettualità, e chi si occupa del primum vivere.


Un blog, per sua natura, dovrebbe sfuggire a queste logiche, che sono figlie della tradizionale articolazione in sezioni e federazioni dislocate sul territorio, con forte radicamento, come si suol dire, sul territorio medesimo. Il blog è un fatto individuale, difficilmente riconducibile a finalità quali l’aggregazione e l’organizzazione del consenso. Il blog dovrebbe esaltare l’individuo, la sua unicità, non un pur legittimo bisogno di identità collettiva.


Invece l’impressione è che, generalmente, i blogs si assomiglino troppo per non suggerire un tradimento sostanziale di quella vocazione. Si perde così un’occasione “storica” per elevare il tasso di democraticità del sistema, per offrire al “lettore” un’alternativa credibile ai giornali.


In altre parole, se uno—un fruitore di blogs, intendo—è un riformista c’è già Il Riformista, se sta con Rifondazione c’è già Liberazione, e così via. A che gli serve un blog che rispecchia esattamente un’idea che si trova già espressa (quasi sempre meglio) in un giornale tradizionale? A che cosa servono dei diari troppo conformisticamente corretti?


Categorie:blogosfera
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