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Una crociata musulmana?

 Giuliano Vassalli ha rilasciato al Giornale un’intervista che sorprende e allarma. Sapendo chi è l’intervistato—uno che ha sempre pesato attentamente le parole e non ha mai, in vita sua, parlato a vanvera—suggerisco di leggere attentamente e di meditare. La copio/incollo qua sotto. Per chi ha fretta c’è un sunto che si può leggere sul Nuovo.

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il Giornaledel 29/10/2003

«E’ in atto una crociata musulmana»

Il grido d’allarme di Giuliana Vassalli ex presidente della Consulta: «C’è un piano organizzato»

C’è indignazione nella voce di Giuliano Vassalli, di solito calma ed equilibrata. A farne cambiare il tono sono stati il signor Adel Smith, cittadino italiano di religione musulmana, e più ancora il giudice dell’Aquila Mario Montanaro che gli ha dato ragione, ordinando la rimozione del crocifisso dalla scuola frequentata dai suoi figli. Il campione della cultura laica, l’ex partigiano socialista, il fine giurista e padre dell’attuale Codice di procedura penale, il presidente emerito della Corte costituzionale ed ex ministro della Giustizia sempre misurato nelle sue posizioni, stavolta insorge con più foga di un paladino della cattolicità. Ed evoca lo scenario paradossale di una “crociata” contro i valori dell’Europa cristiana, condotta sotto il vessillo della mezzaluna.

Professor Vassalli, davvero crede possibile un pericolo del genere? “Ci sono delle grandi centrali musulmane all’estero, in Indonesia e in chissà quali altri Paesi, che stanno organizzando una penetrazione profonda in Europa. È in atto una crociata politico-religiosa alla rovescia. Sì, proprio una crociata, senza sangue ma non per questo meno temibile”.

Lei evoca una penetrazione religiosa, sociale, politica?
“In tutti i sensi. Mi riferisco a un piano organizzato di invasione islamica che punta a capovolgere la nostra società. Quella che vedo attorno a me è un’azione sempre più vasta, che ormai ha proporzioni preoccupanti”.

Quali sono i segnali che la mettono maggiormente in allarme? “Sono tanti e diversi. Credo che il caso di questo Adel Smith e dell’ordinanza sul crocifisso sia stato sottovalutato. Non è qualcosa che riguarda semplicemente una località quasi sconosciuta. Dimostra, invece, la prepotenza di qualcuno che non difende la propria libertà religiosa, non rivendica il proprio diritto alla tolleranza verso i suoi usi e costumi, ma ha la prepotenza di voler sopprimere i simboli religiosi di chi lo ospita nel suo Paese”.

Vuol dire che Adel Smith non è il caso isolato di un integralista che rappresenta se stesso? “Sono convinto di no. Non è un caso isolato ma è al contrario rappresentativo di altro. Per me, è un episodio molto grave. Bisogna guardare al di là del protagonismo di questo buffone, per capire che cosa c’è dietro. Noto una tracotanza in alcuni ambienti musulmani che non si può ignorare. Invece, sento che ovunque si sottolinea come i rappresentanti della comunità islamica in Italia non siano d’accordo con Smith, prendano le distanze. Eppure, il quadro non è questo. È vero, lo sappiamo, che c’è un Islam moderato alla ricerca di una convivenza pacifica, ma c’è anche un altro Islam tutto diverso e molto pericoloso”.

E secondo lei è il lato integralista dell’Islam che sta prevalendo in questo momento storico?
“Temo di sì. Per questo non si può prendere sottogamba un fatto del genere. Bisogna rendersi conto che l’Islam non è fatto solo di poveri immigrati che vengono spinti in Italia e in Europa dalla disperazione e dalla fame, in cerca di lavoro e che poi magari vengono sfruttati dai terroristi”.

Sul piano religioso il nostro Paese si contraddistingue per la tolleranza verso ogni tipo di confessione. “E questo va bene. Abbiamo costruito ai musulmani moschee che non hanno neppure nei Paesi d’origine, difendiamo il diritto a professare il loro credo, ci battiamo anche per la libertà di velo, vogliamo essere buoni. Ma che pretendano di limitare la nostra, di libertà religiosa, no. Non ci si può lasciare sopraffare. Questo mai e poi mai”.

E come si dovrebbe reagire a questa crociata musulmana, a suo parere? “Questo non sono io a doverlo dire. Mi limito a lanciare un allarme. Sono i dirigenti politici che devono affrontare il fenomeno”.


Se ho ben capito il sintomo eclatante di questa penetrazione musulmana nella nostra società lei lo vede nell’ordinanza del giudice del tribunale civile dell’Aquila che ha ordinato la rimozione del crocifisso nelle aule della scuola di Ofena. Quali errori vi legge?
“Le leggi che stabiliscono l’affissione del crocifisso nelle scuole italiane per me, anche se datate, sono tuttora valide. Ma ci penserà il giudice dell’impugnazione a valutare l’ordinanza”.

Se però il magistrato ha ignorato una legge in vigore come lei dice o l’ha contraddetta, il giudizio è comunque negativo. “Certamente, nell’ordinanza vedo un gravissimo abuso. Il giudice ha fatto riferimento alla permanenza del sentimento cristiano nella gente: è un grave errore perché non è ammesso che un giudice dia valutazioni sul sentimento del popolo italiano. Ameno che non lo preveda espressamente la legge, come nel caso del comune sentimento del pudore”.

Insomma, il magistrato è andato oltre i suoi poteri?
“Quel che poteva fare era sollevare una questione di legittimità costituzionale davanti
alla Consulta”.

Lei è stato presidente della Corte costituzionale, se si fosse trovato a giudicare della questione come si sarebbe pronunciato?
“Se fossi stato ancora alla Consulta l’avrei certamente rigettata”.

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