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Son Prodi o don Abbondi?

La sintesi più immaginativa l’ha fornita Francesco Cossiga : «Iosono per la liberta’, anche per la liberta’ di suicidarsi. Bisogna lasciare spazio alla fantasia in politica. Il documento di Prodi e’ la prima enciclica laica» (ADN-Kronos, delle 13:32).

 

Ma da «Papa Romano» anche Fausto Bertinotti e—manco a dirlo—Cesare Salvi hanno preso le distanze. Perfido, quest’ultimo, e persino doppiamente “blasfemo” nell’accostamento : «Leggeremo il suo documento come si fa con le encicliche papali e i messaggi del Quirinale».

 

 

Meno goliardico il giudizio del manifesto. Sembra di leggere Il Foglio, con il quale ci sono assonanze impressionanti. Vogliamo provare a fare una lettura sinottica? Ecco qua:

 

 

il manifesto (editoriale di Roberta Carlini). «Tutti leit-motive del Prodi `96…»

 

 

Il Foglio. (editoriale di Giuliano Ferrara). «Il portavoce del vecchio Ulivo» (titolo).

 

il manifesto. «L’unificazione del fronte anti-Berlusconi—ben più che la costruzione di un partito unico «riformista», aggettivo mai usato in tutto il testo—èl’intento evidente dell’operazione».

 

 

Il Foglio. «Lista unica, si direbbe allo stato delle cose, e niente partito democratico o riformista».

 

 

 

il manifesto.«Qui, le sessanta pagine del candidato dicono alcune cose, ammiccano su altre, si tengono sul vago su tante altre ancora».

 

«Tra le cose meno chiare o del tutto vaghe restano invece molti dei temi caldi della nostra attualità politica, sopra tutti le pensioni e il mercato del lavoro. Per tenere insieme tutti, da Padoa Schioppa a Bertinotti passando per Fassino, il professore si barcamena. Banchieri e «riformisti» vari apprezzeranno la scelta a favore di un intervento sulle pensioni.»

Il Foglio. « Prodi in oltre cinquanta pagine non tira fuori un numero, un progetto, un’idea nuova».

«Il suo manifesto ideale (…) lo può firmare chiunque tanto è immerso nel pensiero unico e politicamente corretto …»

E i commenti benevoli, o almeno neutrali? Trai primi i vertici riformisti dell’Ulivo. Tra i secondi Massimo Franco, sul Corriere della Sera, che coglie un timido respiro strategico nell’”enciclica” prodiana («L’obiettivo finale e lontano è di trasformare una foresta di sigle in un’alleanza») ma si sofferma più che altro sulla tattica : «Il presidente della Commissione Ue sa bene che il 14 e il 15 novembre si riuniscono Ds, Margherita e Sdi. E che Piero Fassino ha messo a repentaglio la tenuta dei diessini pur di promuovere il progetto: al punto da annullare il referendum che doveva avallarlo. Insomma, le sessanta pagine del pensiero del Professore sono un puntello regalato al segretario ds. Non solo. La porta aperta ai frammenti sparsi dell’ulivismo disarma chi, come l’ex pm Antonio Di Pietro, strilla di sentirsi escluso».

L’editoriale del Riformista, invece, rivela che «da ieri la lista è un progetto ormai ufficialmente in campo, ha un leader pronto a fare altrettanto e un portato unitario che, almeno nelle intenzioni, non si disperderà il giorno dopo le elezioni. Prodi spegne anche gli ultimi possibili fuochi di dissenso interno, confermando la moratoria sul gruppo unico (agli eletti basterà in un primo tempo «operare in modo unitario») e tenendo vivo l’orizzonte del partito nuovo (l’emergere di «soggetti nuovi»)».

E conclude osservando che «il lungo intervento prodiano guarda in doppia direzione, e se dal lato del “sogno” si produce in una riflessione di scenario su scala europea, da quello delle “scelte” prefigura l’asse programmatico di una nuova eventuale stagione di governo del centrosinistra».

Ma è proprio il «sogno» a non convincere l’editorialista del manifesto : «Qui i confini tra mercato e stato tornano netti, il mercato fa le condizioni del lavoro e i salari, lo stato ci mette una toppa quando il mercato ti butta fuori. Sarà pure un «sogno», ma è molto simile alla realtà».

Questo blog, per parte sua, prende tempo e non si sbilancia più di tanto. Si limita comunque ad osservare che un sogno che assomiglia alla realtà è sempre meglio di una realtà che non sa più cosa sia il sogno. Semmai resta da stabilire se i sognatori, nella fattispecie, son Prodi o don Abbondi. Ai posteri l’ardua sentenza.

 

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