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Amato e la road map di Prodi

Amato ha detto la sua. Sul “manifesto” prodiano. Mi domandavo se significava qualcosa il fatto che nell’intervista a Repubblica di due giorni fa avesse difeso il diritto di parola di “Papa Romano” ma non avesse proferitomotto sul merito di ciò che questi aveva espresso. Ebbene, oggi, con la nuova intervista rilasciata a Massimo Giannini, il Dottor Sottile scioglie ogni dubbio.

 

La lista unica va benissimo. Così come il senso complessivo del percorso indicato dal documento. «Romano ha proposto, a sostegno di una lista per le elezioni europee, una piattaforma europea. È lo starter migliore per un processo che può e deve trasformare la politica interna. Dà una scossa all’articolata famiglia del centrosinistra, cui viene detto: “alza gli occhi sull’Europa e ti accorgerai che hai bisogno di identità politiche più forti, perché per fare l’Europa cui aspiri c’è bisogno di pesare comunque nell’Europa che c’è già“. Mi ritrovo molto in questo impianto. Le troppe identità partitiche che continuano ad agitarsi hanno due difetti: il primo è di riflettere spesso i problemi del passato e non quelli del futuro. Il secondo è proprio quello di avere una dimensione che consente loro di parlare dei problemi, ma non di incidere.»

 

Ma veniamo agli aspetti più delicati e discutibili della road map prodiana.

 

L’obiezione di Nanni Moretti (non ha senso una lista unitaria che non coinvolga tutti, cioè il “triciclo”) : «Capisco l’obiezione, ma non la condivido. È giusto partire da questo “nucleo duro” di forze, che hanno proprio rispetto all’Europa le identità di vedute ormai più spiccate. In futuro l’aggregazione si potrà allargare. Ma non mettiamo il dopo prima del prima. Qui c’è una cosa molto importante, che sta in mezzo: il voto degli elettori. Condivido al 100% l’opinione di chi dice che un partito del futuro non può nascere solo come “formazione leaderista”: non c’è bisogno di essere un girotondista per pensarlo. Proprio per questo è giusto che su questo progetto si esprimano gli elettori. Sapendo che in ballo c’è una lista per le europee, ma sapendo anche che a seconda di quanto aderiranno alla lista, aderiranno anche ad un “embrione” che la lista porta con sé. E alle elezioni di giugno, quindi, decideranno quindi anche su quell’embrione. Se la lista avrà successo, non sarà solo un risultato, ma sarà anche una piattaforma.»

 

Da sottolineare : Amato difende la lista unica, ma al tempostesso respinge l’ipotesi della “formazione leaderista”, cioè del “partito di Prodi”. Infatti, è essenziale che sul progetto, si esprimano gli elettori. Il che esclude le impostazioni verticistiche e sposta l’accentodal leader agli elettori.

 

La questione “identitaria” (in quale famiglia politica europea si accasa, la lista unitaria?). Amato non ha dubbi : la casa comune non può che essere il socialismo. Qui, però, egli si limita a fornire la “sua” versione, lalettura che egli dà del percorso, il suo personale auspicio.Questo punto, insomma, resta il nervo scoperto del processo. Prodi non chiarisce, lo fa Amato, ma quest’ultimo parla per sé o fornisce l’ interpretazione autentica, la vulgata ufficiale del progetto-Prodi? E’ ovvio che Amato non può che parlare a titolo personale … (per quanto intellettualmente autorevole, il suo parere non “impegna” D’Alema, Fassino, Rutelli, ecc., per non parlare della minoranza diossina).

 

«Dobbiamo evitare che in Italia continuino a scontrarsi due conservatorismi: siccome abbiamo di qua radici socialiste e di là radici cattolico-popolari, dobbiamo mantenerle in due vasi diversi. Questa divisione è frutto della storia italiana. Noi nipoti del centrosinistra ci siamo trovati a fare battaglie comuni: io perché sono nipote di nonno socialista, un altro perché è nipote di nonno popolare. Ma i nostri nonni erano partiti dagli stessi temi. La lotta all’esclusione a fine ‘800 vide nascere due partiti in rappresentanza degli esclusi: il partito popolare e il partito socialista. In Italia li abbiamo conservati in due vasi separati. In futuro i due vasi non hanno davvero più alcun senso.»

 

Ma Giannini su questo incalza Amato : mica facile riuscire a convincere certi leader storici della Dc…La risposta è chiara :
«Guardiamo alla realtà. Sono molti ormai i socialisti che attribuiscono un’importanza cruciale ai valori religiosi come tessuto connettivo delle società future. Chi non se n’è accorto o non l’ha capito è fermo all’anticlericalismo di due secoli fa.»

 

E ancora :

 

«Dobbiamo fare un passo alla volta. Non dico “domattina ci mettiamo tutti insieme e partiamo”. C’è bisogno di tempo, e nel Parlamento europeo forse ci sarà bisogno di espedienti per tenere insieme i due vasi del nuovo riformismo. L’importante è che si sappia guardare lontano. La cronaca quotidiana ci offre tre possibilità. Possiamo restare cronaca, possiamo pensare alla storia misurando i nostri passi sulla storia passata, oppure possiamo guardare alla storia calibrando l’andatura su quella futura, mettendo in gioco noi stessi e coinvolgendo la società italiana in, un grande processo di cambiamento. È ora di scegliere, e di mettersi in cammino.»

 

Insomma, Prodi ha parlato, Amato pure. Il primo non ha (volutamente?) chiarito tutto, e il secondo ha semplicemente fornito la sua chiave di lettura. Ora la palla passa ai partiti del “triciclo”. E non è detto cheprevalga l’interpretazione del vicepresidente della Convenzione europea. Nel qual caso il manifesto di Prodi resterebbe—a modesto avviso di chi scrive—l’ultima furbata di una classe politica che di scegliere e di mettersi veramente in cammino proprio non ne vuol sapere.

 

[Amato: «Nella lista unitaria dell’Ulivo c’è l’embrione del partito unico»]

 

 

Categorie:interni
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