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Traduttore …traditore

«Il Foglio e Il Riformista sono oggetto di tesi universitarie. Un lavoro di Francesca Lorandi della facoltà di Lettere e filosofia di Padova ha esaminato i due quotidiani dal punto di vista grafico e linguistico. Balza agli occhi l’uso reiterato di termini stranieri. In soli sei numeri del Foglio i «forestierismi» sono risultati 223, in altrettante copie del Riformista ben 294. Per dare un termine di paragone Lorandi sostiene che in sei numeri il Corriere della Sera ha usato solamente 56 parole straniere.»

Letto sul Corriere della Sera di oggi. Si trattasse di qualche altro giornale, di un qualsiasi altro quotidiano, sarebbe lecito sospettare un certo provincialismo. Ma i due fogli succitati sono qualcosa a parte. A cominciare da un target di lettori che non corrisponde né a quello degli altri quotidiani a diffusione nazionale, né, €”tantomeno, a quello della stampa locale. Poi c’è, in entrambi i casi, un’impronta anglosassone piuttosto marcata dal punto di vista dei “valori di riferimento” : britannica per Il Riformista (il New Labour), americana per Il Foglio (il pensiero neocon).

Infine, c’è da considerare il fatto che non sempre è facile–€”e talvolta non è neppure lecito–€”tradurre neologismi o espressioni tipiche del linguaggio economico e politico, che per altro sono ormai familiari a chi legge con una certa frequenza quotidiani o pubblicazioni specialistiche in lingua inglese. Come si fa, ad esempio, a rendere in buon italiano (e senza ricorrere a lunghe perifrasi) un’espressione molto cara ad Amartya Sen quale capability? Già  più facile, ma talvolta equivoco, rendere sinteticamente la differenza tra politics e policy. Per tralasciare espressioni di uso veramente comune come understatement, fair play, ecc., la cui traduzione fa perdere indubbiamente qualcosa.

Insomma, anche se il rischio del provincialismo è sempre dietro l’angolo, qualche volta si può accettare un uso non proprio modico di espressioni forestiere. A fare la differenza è–€”ca va sans dire–il buon senso e l’intelligenza di chi scrive. E, se proprio vogliamo dirla tutta, la pazienza di chi legge …

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