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Ironia : il dubbio che avanza

Quando si dice l’€™ironia! Nei giorni scorsi due esempi memorabili. E che rappresentano mirabilmente due filosofie, due scuole. L’una ad uso e consumo dei comuni mortali, cioè di coloro i quali sono pieni di difetti insopportabili—la lista è lunghissima, e comprende, ahi noi, persino una certa allergia cronica per i girotondi chesi manifesta essenzialmente in età adulta e produce numerosi e odiosissimi effetti collaterali—ma in compenso (si fa per dire) sono inclini ad una sommessa bonomia che li risparmia da molti eccessi e dà loro una certa grazia. L’altra riservata a coloro che la natura ha dotato di sentimenti e aspirazioni nobilissimi, nonché di un infallibile istinto nell’individuare e quindi denunciare e perseguire senza sconti e senza misericordia i difettacci altrui, dai quali, non occorre neanche dirlo, essi sono del tutto immuni (per loro e nostra fortuna). Impavidi e senza macchia, la giustizia divina—che è, quella sì, una giustizia giusta—li ha tuttavia resi assai poco sensibili alle sfumature. Sicché di tanto in tanto—sublime ironia della sorte—pesa su di loro un atroce sospetto : che in realtà pecchino anche loro, sia pure per eccesso di perfezione e di nobiltà! Oppure, se si preferisce, per eccesso tout-court.

 

 

 

 

 

Ecco, dunque, che per effetto di tutto ciò l’ironia dei primi fa banalmente sorridere, mentre quella dei secondi induce a fisionomie assai meno rilassate e ben più dignitosamente corrucciate, che ammazzano sul nascere il sorriso dell’incauto e moralmente inconsistente lettore/spettatore e inclinano fatalmente verso un cupo moralismo. Tanto che, al di là delle intenzioni, di ironico, nelle loro allocuzioni, non resta più niente.

 

 

 

 

 

A questi ultimi va (quasi sempre …) la nostra sconfinata ammirazione, ai primi la tolleranza che di solito si riserva all’imperfezione che però sa farci sorridere e che difficilmente ci infligge dosi massicce di noia. E alla fine resta un dubbio: che l’autentica ironia e chi ne conosce le strade misteriose siano il Bene, malgrado tutto e alla faccia di coloro che incarnano la Perfezione, la Virtù, la Nobiltà, ecc., ecc. …

 

 

 

 

 

Ecco i due mirabili esempi. Giudicate voi. Il primo è tratto dal manifesto del 17 gennaio, il secondo da Libero dello stesso giorno (grazie a Rolli per averlo messo online).

 

 

 

 

 

 

 

Dentro


E’falsa l’accusa lanciata da un giornalista girotondino contro MassimoD’Alema, cioè di essere entrato povero a palazzo Chigi e di esserne uscito ricco. D’Alema era già ricco prima, ricco dentro.

(jena)

 

 

 

 

————-

 

 

 

 

 

 

 

Caro Dario Franceschini, non è vero non ci siano casi in cui vecchi debbano gratitudine ai giovani. Tu con il tuo intervento dell’altra sera a Porta a Porta, mi hai aperto la strada della guarigione.

 


Pensa, caro Franceschini, dopo il tuo fazioso e virulento intervento con cui hai negato che nel nostro paese vi sia il problema della giustizia politica, il giorno dopo mi sono immaginato di essere andato al conferimento della laurea honoris causa ad un inesistente senatore, che mi ero immaginato perseguitato per dieci anni da due procure della Repubblica.


Ma poi mi sono venute alla mente le tue osservazioni sulla giustizia e ho temuto per il mio equilibrio mentale. Ho pensato: se lui dice che non c’è un Andreotti perseguitato, vuol dire che non sono sano di mente. Ad aggravare le cose è stata l’apparizione di un fntasma che ha addirittura preso un caffè con me, si spacciava per tale Enzo Carra, e la sua visione mi ha persino indotto la memoria di lui ridotto in schiavettoni e trasferito in carcere da un tuo compagno di coalizione.


Ma fortunatamente il ricordo delle tue parole è stato una buona cura al mio male. No, non esiste, non è mai esistito in Italia il problema della giustizia politica. Quelli che credevo essersi uccisi travolti dal disonore e dalla violenza al tempo di Mani pulite, grazie alla tua testimonianza preziosa e salutare, scopro che sono vivi, anche se – ammettilo – meno di te. Spero di guarire, grazie alla tua cura di verità, ancor meglio.


Tuo affezionatissimo.


 

Francesco Cossiga

 

 

 

 

 

Categorie:imperfezionisti
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