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Maffettone: per un mercato sostenibile


Caffe’Europa: Sebastiano Maffettone—docente di Filosofia Politica alla Luiss e autore, tra l’altro, di Etica Pubblica (Il Saggiatore)—affronta in un colloquio con Mauro Buonocore temi come l’etica degli affari,la responsabilità sociale dell’impresa, la teoria della sotenibilità (nata in ambito ecologista per poi trasferirsi alla gestione delle aziende).

 

Maffettone sceglie di partire da un fatto concreto e attuale quale il caso Parmalat, piuttosto che affidarsi ad un approccio teorico—“Secondo me è metodologicamente interessante guardare un caso specifico perché può essere indicativo della mentalità che si ha verso la responsabilità sociale dell’impresa”—per condurre la riflessione verso gli sbocchi anche teorici che gli sembrano auspicabili.

 

Scartando le due visioni estreme della sinistra (capitalismo come male assoluto) e del liberismo (rifiuto di ogni regola), posizioni che tuttavia “hanno in comune il fatto di considerare il profitto come il motore unico del sistema: per una è una maledizione che porta alla costruzione di un mondo orrendo, per l’altra è una benedizione”, egli esprime una netta preferenza per la via riformista, per la quale “esistono degli altri valori che si affiancano al profitto”, valori “che all’importanza del profitto aggiungono un’immagine migliore del mondo”.

 

L’idea che gli imprenditori debbano occuparsi non solo degli utili, ma si debbano confrontare con la responsabilità sociale, ha fatto sì che il modello teorico con cui accostarsi al mondo dell’impresa sia radicalmente cambiato, passando così da quello che si chiama modello degli shareholder, al modello degli stakeholder. Dove i primi sono gli azionisti, per i quali in sostanza la priorità per l’azienda è fare soldi, mentre i secondi sono un insieme composito di persone che hanno rilevanza nella realtà delle aziende: la direzione dell’impresa, gli operai, gli impiegati, la comunità di riferimento, l’ambiente, la pubblica amministrazione.

 

Da qui nasce un modo di intendere la gestione dell’impresa che invece di essere verticistico, come tradizionalmente era, diventa diffuso, secondo uno schema di funzionamento pluralistico, che deve tener conto di esigenze di persone diverse, non solo dei proprietari.

 

Il che conduce ad una teoria della sostenibilità applicata all’azienda, che vuole un’impresacapace di rinnovarsi, di rispettare le persone e l’ambiente…

 

La cosa migliore, ovviamente, è leggere tutta l’intervista.

 

Presso il sito dello SWIF si può consultare l’ottima recensione di Etica pubblica.

 

 

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