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La solitudine del riformista

L’ardua impresa di dirsi riformisti : è il titolo eloquente di una riflessione di Paolo Franchi sul Corriere della Sera di oggi. L’editoriale non usa giri di parole per esprimere il concetto.

Sergio Cofferati esagerava un po’, quando, al culmine delle sue fortune di leader virtuale di tanta parte del popolo della sinistra, sosteneva che riformismo è «una parola malata». Forse sarebbe più esatto dire che si tratta di una parola inflazionata, dai contenuti tuttora assai vaghi e incerti per quanto attiene ai programmi e, più ancora, ai punti di riferimento politici e ideali e al campo di forze sociali cui ci si vuole rivolgere. Temo, con tutta l’amicizia e con tutto il rispetto del caso, che a questa incertezza non possano far fronte, da sole, né le liste unitarie per le elezioni europee né il riformismo della cattedra, le dotte lezioni, cioè, impartite in materia sui giornali e nei convegni da valenti professori riformisti.

Non che di tutte queste cose non ci sia bisogno, chiarisce subito Franchi, tuttavia occorre—anche e soprattutto—dell’altro. Che cosa?

servirebbero passioni vere, la carne e il sangue di ogni partito e di ogni movimento che si rispettino. E qui proprio non ci siamo. Le passioni forti sembrano patrimonio di quelli che il riformismo lo vedono come il fumo negli occhi …

Molto poco accademico il ragionamento, e in un certo senso persino un po’ sgraziato, ma niente affatto “impolitico”. Franchi, inoltre, prende in esame la storica solitudine del riformista italico, e ovviamente non ne trae motivo di incoraggiamento… E comunque, se il problema è la mancanza di “passioni forti”, la soluzione è davvero ardua. Don Abbondio diceva che uno il coraggio non se lo può dare, e altrettanto si può dire della “passione politica”, delle “tensioni ideali”, e via discorrendo.

Il ragionamento fila? Forse sì. Ma c’è una possibile obiezione. Questa : la passione politica non è soltanto quella che si esprime nelle piazze, non è soltanto quella delle folle vocianti e imprecanti. C’è una “passione fredda”, forse poco italiana, tipica di spiriti poco inclini all’intruppamento, perché “individualisti”, anticonformisti, riflessivi. Una passione tenace, ostinata, che non si appaga delle urla di protesta ma cerca l’efficacia dell’azione a lungo meditata e ponderata, e che considera la decisione presa come un imperativo morale inderogabile e “inesorabile”. Ne abbiamo un esempio nel britannico Tony Blair: si può dissentire dalle sue idee e decisioni, ma non si può dire che, una volta che ha preso una direzione, sia tipo da lasciarsi intimidire e indursi a scendere a patti con chi ritiene errata la sua linea e la vorrebbe stravolgere.

C’è una passione fredda che è quella dei Giuliano Amato, dei Michele Salvati, e dei tanti riformisti che parlano il linguaggio della ragionema lo sostanziano di obiettivi concreti, di prassi coerenti con le teorie, di atti che corrispondono esattamente ai propositi. Ha ben colto nel segno Il Riformista di un paio di giorni fa, quando, commentando un’intervista diell’ex premier al Sole-24 Ore (a proposito della riforma dei meccanismi per la tutela del risparmio), osservava che

Anziché declinare stancamente il refrain del pericolo di attentato all’autonomia di Via Nazionale, Amato ha saputo indicare un progetto di riforma del sistema dei controlli meglio congegnato rispetto a quello del governo, in grado di proporre (senza per questo poter subire un processo alle intenzioni) anche un ripensamento del mandato a tempo indeterminato del Governatore. Insomma, davvero un bel esempio di scuola di come si fa – o si dovrebbe fare – l’opposizione.

E, aggiungeremmo noi, di cosa vuol dire essere riformisti non soltanto a parole.

C’è una passione fredda che non si nutre di frasi altisonanti, di squilli di trombe e di fanfare, ma cerca di capire quali sono le cose che bisogna fare a tutti i costi, che non piange e non insulta, ma non cede neanche di un palmo su ciò che ritiene giusto, che rifugge le semplificazioni ma se individua soluzioni semplici per problemi complessi e “impossibili” non esita a farne una bandiera e ad applicarle.

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