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Un dialogo sulla guerra

Una persona che stimo e che ha la gentilezza di passare di tanto in tanto da questo blog mi ha inviato un email nel qualecontesta amichevolmente il mio post precedente sulla lettera di La Malfa al Riformista. Mi sembra interessante riprodurla insieme alla mia risposta e alla replica che ne è seguita. O almeno questo è importante per me dal momento che mi dà l’opportunità di chiarire il mio punto di vista (anche a me stesso…).

 

 

 

 

Scrive E.:

 

 

 

 

 

Gli USA non hanno affatto bypassato il Consiglio di Sicurezza. La crisi di fatto è passata di lì ripetutamente, tanto che l’ONU ha partorito perfino una risoluzione definitiva (1441). Molti tra i paesi che l’avevano votata (15-0) si sono tirati indietro al momento di trarre le conseguenze delle violazioni di Saddam. E la Francia – come giustamente osservi – porta su di sé la maggior responsabilità di questa spaccatura. Ma gli USA hanno seguito le procedure (anche troppo a lungo a mio parere) e l’accusa di unilateralismo è molto “politica” ma non regge alla prova dei fatti. Questa è stata una delle guerre meno unilaterali degli ultimi anni.
E La Malfa ha ragione su tutta la linea.

 

 

 

 

 

Ecco la mia risposta:

 

 

 

 

 

Forse mi sono espresso male, ma sull’America che ha (o non ha) bypassato il C. di S. intendiamo, credo, la stessa cosa.

 

Quando scrivi che il C. ha partorito una risoluzione definitiva (la 1441), ma che “molti tra i paesi che l’avevano votata (15-0) si sono tirati indietro al momento di trarre le conseguenze delle violazioni di Saddam”, dici la sacrosanta verità, ma gli Usa, appunto, sono andati per la loro strada comunque. Qui è il punto.

 

Gli Usa hanno ragione nella sostanza, ma non nella forma. Li capisco, forse dovevano fare quello che hanno fatto, forse la storia darà loro ragione (anzi, se non ne sono sicurissimo lo spero con tutto il cuore), ma la forma è stata compromessa.

 

Che questa vicenda dimostri tra l’altro che è il sistema che a questo punto deve essere cambiato è a mio avviso un altro dato

 

di fatto … ma questo è un altro discorso.

 

 

 

 

 

…E la replica di E.:

 

 

 

 

 

Infatti si può dire al limite che il Consiglio di Sicurezza non ha deciso (ma la 1441 prevedeva già le “serie conseguenze”, quindi anche questo non è del tutto vero) ma non certo che gli USA lo abbiano bypassato.
Il problema è che l’ONU è intrinsecamente impossibilitata a risolvere le crisi internazionali nel mondo di oggi.
Infatti non è la prima volta negli ultimi anni che un intervento armato di coalizione avviene prescindendo dal suo assenso, anche se troppo spesso si preferisce dimenticarlo per concentrarsi solo sull’ultimo episodio.
Quanto al fatto che la forma sia stata compromessa ne attribuirei la responsabilità più a quei paesi che non hanno dato corso alla risoluzione ONU svuotandone così di contenuto le deliberazioni piuttosto che agli USA che si sono comportati coerentemente non solo con le proprie esigenze di sicurezza nazionale e di politica estera ma anche con lo spirito della 1441 e di tutte le risoluzioni che l’hanno preceduta.
Ci si sofferma troppo poco sul fatto che, come Bush ha più volte sottolineato, il miglior modo per salvaguardare il ruolo delle Nazioni Unite è quello di restituire credibilità alle sue decisioni. Sono convinto che l’ONU sia morta nella vicenda Iraq. Ma non credo che i killer stiano a Washington.

 

Come si vede, le distanze si sono molto accorciate, e le differenze sono—o almeno a me sembrano—essenzialmente di linguaggio. E questo, molto probabilmente, perché lo scrivente non ha la stessa dimestichezza dell’interlocutore con gli argomenti di politica internazionale, nei quali quest’ultimo è molto ferrato. Quanto alla “morte dell’Onu”, che dire? Spero che E. si sbagli, ma non direi che sia molto lontano dalla verità. Purtroppo, aggiungo io.

 

Penso che questo dialogo sia stato proficuo. Per me, almeno, lo è stato sicuramente.

 

 

Categorie:esteri, interni
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