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Intellettuali? Non facciamo finta di non capire…

D’accordo, l’espressione“gli intellettuali” nonè mai stata particolarmente simpatica. Questo per via di un non so che di vago e al tempo stesso di pretenzioso. Forse siamo di fronte addirittura ad un cortocircuito linguistico, ad un bug nel programma-lingua che Quello che non si capisce, tuttavia, è il far finta di non sapere e di non capire che cosa comunemente si intende con quella espressione quando la si usa nel dibattito politico, come è successo recentemente con gli editoriali di Galli della Loggia e Michele Salvati.Luigi Spaventa, sul Corriere di oggi, sembra appunto orientato verso questo tipo di atteggiamento, che è molto più snob di quanto egli stesso non voglia far credere destreggiandosi abilmente tra i meandri delle definizioni e delle distinzioni, quasi che a lui stesse davvero a cuore pervenire ad un grado accettabile di precisione linguistica e semantica. Mentre si tratta palesemente di un gioco, di un divertissement.

 

Spaventa cita varie definizioni, tra cui quella di De Mauro, che al sottoscritto sembra la più completa e obiettiva :

 

 

 

Chi svolge anche professionalmente un’attività di tipo culturale e in virtù delle proprie capacità esercita un’influenza, un ruolo attivo all’interno di una società, di un gruppo.

 

 

 

Sembra piuttosto debole (anche se divertente) l’obiezione di Spaventa:

 

 

 

La insistente partecipazione di un entomologo rompiscatole a incontri, dibattiti e tavole rotonde, configurando certamente un «ruolo attivo» (…), conferisce al soggetto la qualifica di intellettuale?

 

 

 

Si potrebbe rispondergli che gli “insetti” (parassiti e non), in politica, non mancano di certo, al pari di grandi e piccoli mammiferi e innumerevoli altre specie animali—altrimenti perché Giampaolo Pansa avrebbe intitolato “Bestiario” la sua fortunata rubrica sull’Espresso?

 

 

 

Anche il raffronto con l’inglese sembra dar torto a Spaventa. Se infatti l’Oxford Dictionary definiscel’intellettuale (al singolare, appunto) come un soggetto «che ha poteri superiori di intelletto», il Modern English Usage di Power—come lo stesso Spaventa riporta—afferma che l’intellettuale (sempre al singolare) è una persona «in cui la parte svolta dalla mente, quale distinta dalle emozioni e dalle percezioni, è maggiore che nel caso di un uomo comune». Lo stesso dizionario, comunque, avverte che quella qualifica, pur se rispettosa, «è raramente immune» da un’ombra di «sospetto o disapprovazione».Il che, personalmente, mi sta benissimo. Essendo l’italiano, come l’inglese, e così via, una lingua viva e non una lingua artificiale (come la matematica) qualche “ombra” è persino doveroso che ci sia. Ma ciò non toglie che il messaggio arrivi comunque, e in modo abbastanza univoco.

 

 

E non si citi, per favore, tanto per confondere le acque e per polemizzare in maniera pretestuosa, il celeberrimo “intellettuale dei miei stivali”, con cui un leader scomparso (e ancora un po’ in disgrazia) apostrofò un professore che, invece, aveva ed ha grandi meriti (intellettuali, ça va sans dire…).

 

 

Categorie:culture autoctone
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