Home > esteri > Que viva Espana!

Que viva Espana!


Nel giorno della tragedia che si è consumata in Spagna, fa uno strano effetto leggere l’articolo di Michele Salvati sul Corriere della Sera di oggi. Un commento improntato all’ammirazione per il “miracolo spagnolo”, del quale il professore si è già occupato approfonditamente nella sua introduzione ad un bel libro di Victor Pérez-Diaz, La lezione spagnola, pubblicato recentemente in Italia.

 

 

 

 

 

 

Ma in un certo senso, proprio nel momento del dolore e dello sgomento, l’analisi di Salvati acquista un “valore aggiunto”, quello di farci comprendere—e ragionevolmente prevedere—come e perché questo paese saprà superare la durissima prova e dove ne trarrà la forza.

 

 

 

 

 

 

Alla base di questo ottimismo ci sono certamente le risorse materiali e strutturali di cui la Spagna dispone in abbondanza, ma non solo, e non soprattutto.C’è fondamentalmente un “abito mentale” all’origine del miracolo spagnolo, e quindi è questa la principale risorsa alla quale la nazione può attingere anche in momenti come questi.

 

 

 

 

 

 

Salvati lo spiega molto bene. Certo, egli argomenta, in Spagna c’è «un sistema bipartitico che funziona, che è riuscito a selezionare, a mantenere nel tempo, a motivare una classe dirigente adeguata ai compiti di indirizzo di un grande Paese», ma, attenzione, egli aggiunge, c’è anche «una classe dirigente che, ancor prima di schierarsi coi socialisti o coi popolari, si schiera con la Spagna». Ed è questo, annota Michele salvati, «ciò che né il sistema politico italiano della prima repubblica (dopo la svolta del centro-sinistra), né il bipolarismo rissoso della seconda, sono riusciti a fare».

 

 

 

 

 

 

Salvati parla poi del rapporto giudici-politica, per spiegare anche qui quali sono le differenze tra Italia e Spagna.Anche in quel paese i giudici hanno colpito duramente la classe politica (i socialisti di Gonzalez), ma …

 

 

 

 

 

 

«(…) da noi vengono distrutti i due partiti (socialisti e democristiani) che costituiscono l’ossatura di un sistema politico europeo; da loro Gonzalez viene sconfitto, ma l’organizzazione e la tradizione politica socialista rimangono integre e possono tornare a vincere (probabilmente non questa volta, come vedremo). Da noi, il crollo dei partiti tradizionali e, più tardi, la continua aggressione della magistratura da parte dei partiti nuovi, inducono populismo e sfiducia nelle istituzioni dello stato. Da loro, la sconfitta di Gonzalez è un passaggio che accresce la fiducia nella politica, nel potere riparatore dell’alternanza, e il rispetto per l’operato della magistratura.»

 

 

 

 

 

 

Salvati, infine, introduce un elemento di incertezza sul futuro della Spagna—e la sua sembra quasi una profezia, alla luce di quanto oggi è accaduto:

 

 

 

 

 

 

«C’è però un punto, importante, sul quale la Spagna è messa assai peggio di noi, e anche questo viene discusso da Pérez-Diaz con grande efficacia. Assuefatti alle buffonate del Dio Eridano e dell’ampolla d’acqua del Po, all’invenzione di nazionalità inesistenti, forse non ci rendiamo conto di quanto sono gravi i problemi di un Paese nel quale diverse nazioni esistono davvero. Nonostante i successi riportati da Aznar sul fronte dell’economia, queste imminenti elezioni sono state largamente giocate sull’atteggiamento che i due grandi partiti hanno assunto nei confronti dell’indipendentismo basco e catalano. E l’assetto futuro del parlamento spagnolo, la sua capacità di sostenere un governo coerente, dipenderà crucialmente dal ruolo che in essa avranno i partiti indipendentisti. Ma questo è già argomento del prossimo articolo.»

 

Ma sulla presunta matrice basca dell’attentato, a dire il vero, sembrano aver fatto giustizia i giudizi espressi da Francesco Cossiga, intervistato dal Tg deLa7 di questa sera : che interesse avrebbero i terroristi baschi—cito a memoria—a compiere una simile strage prima delle elezioni? E come mai appena giunta la notizia la borsa di New York è precipitata? Avete idea—ha concluso Cossiga—di quanto poco possa interessare a quelli di Wall Street un attentato avvenuto non in America, ma nella lontana Madrid?

 

 

 

 

Categorie:esteri
  1. 12 marzo, 2004 alle 1:26

    infatti, forse…, dietro ci sarebbe al Qaeda, …a presto

  2. 12 marzo, 2004 alle 11:36

    Non mi convince l’ipotesi alternativa, quella di Allam (collegamento Eta/Al Qaeda), che pure di solito è uno che sa quel che dice. La matrice islamica pura e semplice mi sembra la più probabile, anche se l’ipotesi è molto preoccupante per tutti.

  3. 12 marzo, 2004 alle 11:38

    Non mi convince le ipotesi alternative, neanche quella di Magdi Allam (collegamento Eta/Al Qaeda), che pure di solito è uno che sa quel che dice. La matrice islamica pura e semplice mi sembra la più probabile, anche se l’ipotesi è molto preoccupante per tutti.

  4. 12 marzo, 2004 alle 12:27

    Ma in base a che, si sostiene un collegamento? ETA, si ri fa al Marxismo, Al Qaeda, al islamismo fondamentalista. Agli antipodi. Che facciamo, l’insalatona?

  5. 12 marzo, 2004 alle 13:34

    Ci sono state, in effetti, in passato “contiguità” tra varie organizzazioni eversive e terroristiche anche di diversa estrazione (ETA, IRA, BR, Servizi segreti di Paesi dell’Est, ecc.). Ma non credo che lo schema si ripeta anche stavolta.

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: