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Domanda


Ho scritto questo commento su un blog che ho scoperto di recente e che rappresenta molto bene la scoperta dell’oriente da parte di molti occidentali delle generazioni “post sessantottesche” (uso questa espressione solo per praticità, anche se è molto inadeguata). Lo ripropongo su questo blog perché penso possa essere di qualche interesse anche per i suoi abituali visitatori.

“In questa tua visione molto “sorridente” (il sorriso del Buddha) e rasserenante c’è, almeno in apparenza, molto poco in comune con la Weltanschauung cristiana, che si è data la croce come segno distintivo. Vale a dire un simbolo di dolore e morte, di straziante realismo e cruda violenza esercitata nei confronti del Giusto (come anche ildiscutibilissimo film di Mel Gibson ricorda ad abundantiam).

Eppure, appunto, la contraddizione è giudicata da molti studiosi (non chiedermi quali perché sono studi che ho purtroppo trascurato negli ultimi tempi e i miei ricordi sono di appassionanti letture sono un po’ offuscati, ma un nome lo posso fare : René Guénon) solo apparente, tanto è vero che lo stesso simbolo della croce, analizzato dal punto di vista di una “scienza sacra”, non ha affatto il significato crudele che la vicenda di Cristo gli assegna, tutt’altro.

Insomma, ci sono molte probabilità che il messaggio profondo delle maggiori religioni presenti molti più punti di contatto che vere divergenze, cioè che le differenze siano qualcosa di piuttosto marginale. Invece, spesso, mi sembra che i cultori europei di filosofie e tradizioni religiose orientali tendano ad accentuare le differenze e a sottolineare l’inadeguatezza, secondo loro, del cristianesimo a rappresentare la loro ansia di assoluto. E difatti abbandonano il cristianesimo, spesso sbattendo la porta, e con un’acredine che, personalmente, mi offende. Tanto è vero che il Dalai Lama quando affronta la questione raccomanda ai “fans” europei e americani di non abbandonare la propria fede di nascita. Lo ha fatto in varie occasioni. Anche perché è difficilissimo innestare una religiosità di stampo orientale in un contesto occidentale, come certamente sai.

Sarà anche per questo che a me, cristiano non pentito, ma affascinato dal buddismo, dall’induismo e dal taoismo, il Dalai Lama sta così simpatico. Dimostra una serenità spirituale vera, autentica. In lui non c’è traccia di risentimento. In lui la riprovazione è rara quanto l’elogio sperticato. Il sorriso non esce forzato dalle sue labbra, e per questo è contagioso, gioioso, solare. In lui non c’è traccia di compiacimento alcuno per una propria appartenenza “esclusiva”. Egli è apertura, amicizia, fiducia, stima dell’altro. E questo lo rende irresistibilmente familiare anche a chi non ha nulla da spartire con il buddismo tibetano.

Un abisso rispetto ai giudizi sprezzanti che sento verso il cristianesimo da parte dei suddetti. Mi domando, ti domando : perché questa differenza di impostazione? God bless.”

Categorie:culture autoctone
  1. 12 marzo, 2004 alle 15:50

    Il Dalai Lama è un grande maestro che conosce il valore dell’umiltà, quella sincera, autentica. A noi ha insegnato molte cose. Pensa che noi, pur amandoci molto, abbiamo due diversi punti di vista sul Cristianesimo, ma concordiamo totalmente sul rispetto, sulla comprensione e sull’importanza del non essere categorici per poter essere veramente aperti all’ascolto. Un saluto. yy

  2. 12 marzo, 2004 alle 17:36

    E’ esattamente ciò che intendevo dire. Vorrei dirvi anche che vostro blog, tra le altre cose, ha delle foto veramente stupende.

  3. 14 marzo, 2004 alle 13:19

    I mistici appartenenti a tutte le religioni, alla fine dei loro differenti cammini, sono pervenuti ad un’identica meta, comprendendo anche quanto le religioni di appartenenza avessero tradito con sterili formalismi, il messaggio originario. Da qui l’avversione nei loro confronti delle religioni ufficiali. E’ indubbio che le religioni del Libro (Cristianesimo, Islamismo ed Ebraismo) siano molto più rigide delle religioni orientali, per le quali, ad esempio, una cosa come il proselitismo è sconosciuta.
    Il Papa si dà da fare per promuovere un discorso inter-religioso, ma, quando si arriva all’essenza della questione, nessuno può (o deve) mettere in dubbio che il cristianesimo sia la sola verità rilevata. Quindi un’apertura solo a parole…può darsi che sia questo il motivo dei giudizi sprezzanti?
    Personalmente penso che la religiosità di ogni individuo debba trascendere dall’appartenenza ad una specifica religione. Le diversità religiose hanno spesso originato conflitti sanguinosi, come la storia, anche recente, ci insegna…un abbraccio

  4. 15 marzo, 2004 alle 16:14

    Non nego che nel tuo commento ci siano osservazioni fondate (e ti ringrazio per questo). Secondo me bisogna fare attenzione a non mischiare cose che non possono essere confuse. Ad esempio, dimensione “esoterica” delle varie tradizioni e dimensione “essoterica”, misticismo e culto regolare, San Giovanni della Croce e don Abbondio… Credo inoltre che non solo nelle religioni del libro vi siano aspetti “dogmatici”, cioè “fedi”, persuasioni, concezioni che non sono sostenibili in maniera decisiva da argomentazioni razionali, scientifiche, ecc. Anche se il cristianesimo, ad esempio, assegna al dogma un’importanza maggiore (e più centrale) che non l’induismo o il buddismo.
    Inoltre il cristianesimo, soprattutto nella versione cattolica, accentua una certa “pretesa di esclusività” che è fondamentalmente estranea alla visione orientale, questo è vero, come è vero che il cristianesimo fa della necessità di fare del proselitismo quasi un obbligo, a differenza ancora delle religioni orientali. Ma oggi molto meno che in passato. E in ogni caso questa è la sua vocazione da duemila anni (coerentemente con il Vangelo, laddove invece l’Antico Testamento non si curava affatto di far proseliti).
    Ora, il punto è questo: se il cristianesimo è così, dobbiamo ritenerlo una religione detestabile o dobbiamo rispettarne la natura? Il che non vuol dire “condividere”, sia ben chiaro, ma lasciar essere, pur trovando poco confacente alle proprie convinzioni una religione che ritiene che “extra Ecclesia nulla salus”.
    E comunque il Dalai Lama è l’esempio di una non condivisione rispettosa e amorosa, serena, aperta, gioiosa. Non settaria.
    Quel che non mi piace è l’assumere a modello un Oceano di Saggezza e nel contempo assomigliare ad uno stagno. Sai il proverbio : quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.
    Se invece di guardare ciò che divide guardiamo ciò che unisce forse possiamo vivere meglio e far risplendere la luce che è in noi, anziché lasciarci accecare dai roghi che il fanatismo (ovunque) ha sempre eretto e sempre erigerà, e proprio in nome di una Parola o di una Sapienza che ha un significato diametralmente opposto : Amore, Compassione, Fratellanza …
    Un abbraccio anche a te

  5. 15 marzo, 2004 alle 16:17

    P.S.:
    “extra Ecclesiam nulla salus” (era saltata una “m”).

  6. 15 marzo, 2004 alle 21:20

    Non nego che nel tuo commento ci siano osservazioni fondate (e ti ringrazio per questo). Secondo me bisogna fare attenzione a non mischiare cose che non possono essere confuse. Ad esempio, dimensione “esoterica” delle varie tradizioni e dimensione “essoterica”, misticismo e culto regolare, San Giovanni della Croce e don Abbondio… Credo inoltre che non solo nelle religioni del libro vi siano aspetti “dogmatici”, cioè “fedi”, persuasioni, concezioni che non sono sostenibili in maniera decisiva da argomentazioni razionali, scientifiche, ecc. Anche se il cristianesimo, ad esempio, assegna al dogma un’importanza maggiore (e più centrale) che non l’induismo o il buddismo. Inoltre il cristianesimo, soprattutto nella versione cattolica, accentua una certa “pretesa di esclusività” che è fondamentalmente estranea alla visione orientale, questo è vero, come è vero che il cristianesimo considera il proselitismo quasi un obbligo, a differenza ancora delle religioni orientali. Ma oggi molto meno che in passato. E in ogni caso questa è la sua vocazione da duemila anni (coerentemente con il Vangelo, laddove invece l’Antico Testamento non si curava affatto di far proseliti). Ora, il punto è questo: se il cristianesimo è così, dobbiamo ritenerlo una religione detestabile o dobbiamo rispettarne la natura? Il che non vuol dire “condividere”, sia ben chiaro, ma lasciar essere, pur trovando poco confacente alle proprie convinzioni una religione che ritiene che “extra Ecclesiam nulla salus”. E comunque il Dalai Lama è l’esempio di una non condivisione rispettosa e amorosa, serena, aperta, gioiosa. Non settaria. Quel che non mi piace è l’assumere a modello un Oceano di Saggezza e nel contempo assomigliare ad uno stagno. Sai il proverbio : quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Se invece di guardare ciò che divide guardiamo ciò che unisce forse possiamo vivere meglio e far risplendere la luce che è in noi, anziché lasciarci accecare dai roghi che il fanatismo (ovunque) ha sempre eretto e sempre erigerà, e proprio in nome di una Parola o di una Sapienza che ha un significato diametralmente opposto : Amore, Compassione, Fratellanza … Un abbraccio anche a te

  7. 24 marzo, 2004 alle 0:04

    Segnalo il post di risposta a questo su Cogito ergo sum :
    http://ilvecchio.splinder.it/1079634807#1647873

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