Home > culture autoctone, esteri > Editoriali : popperiani vs heideggeriani

Editoriali : popperiani vs heideggeriani


Con l’editoriale di oggi Il Riformista prende le distanze dalle tesi sostenute ieri da Giuliano Ferrara ed Eugenio Scalari sui rispettivi giornali in materia di terrorismo.

Scrive Il Riformista:

«Non ci convince Giuliano Ferrara, quando scrive che l’Occidente è stanco, rammollito, disossato dal benessere, effeminato dal piacere, reso impotente dalla procreazione assistita, in coma farmacologico e sotto sedativi televisivi, e che per questo è in fuga».

Seguono argomentazioni di tutto rispetto e in gran parte condivisibili per confutare la tesi dell’Occidente esausto. E tuttavia—si potrebbe obiettare—il ragionamento di Ferrara,molto probabilmente, non era confutabile (o falsificabile nel senso popperiano) per la semplice ragione che esprimeva più uno stato d’animo che un’analisi, contrariamente al costume del direttore del Foglio. Quello di ieri, cioè, era un Giuliano Ferrara heideggeriano che ad un certo punto, come il filosofo della Selva Nera, si lascia sfuggire una profezia :“Solo un dio ci può salvare”. E non penso che questa peculiarità poetico-narrativa sia sfuggito alla consapevolezza dell’autore. Cosa vogliamo confutare? Si può però rifiutare la metafora e proporne una di segno diverso, se non opposto, si possono contrapporre endecasillabi a versi sciolti, terzine dantesche a canzone petrarchesca, ecc. (ed ciò che, non per niente, su questo blog si è tentato di fare con il post precedente, se ci è consentita questa autocitazione, a puro titolo esplicativo).

Ciò non toglie, tuttavia, che l’editoriale del Riformista abbia molte ragioni dalla sua parte. Soprattutto per quanto riguarda le osservazioni mosse all’altro editoriale, quello scalfariano. Che dal confronto esce molto male.

Il fondatore di Repubblica dice che «la guerra al terrorismo non si fa con la guerra, ma prosciugando la famosa palude dove nuota il pesce terrorista» ? Bene—replica Il Riformista, e possibilmente chiude il discorso—ma dov’è la palude?

«Oggi le paludi sono in Mesopotamia, sono nello Hejaz saudita, nell’Hindu Kush tra Pakistan e Afghanistan, sulla costa marocchina. Che facciamo? Per prosciugare, dobbiamo andare. Anche se ci andiamo con un testo di Voltaire tra le mani invece che con un mitragliatore, bisogna che ci facciano accomodare.»

  1. 17 marzo, 2004 alle 12:31

    L’idea di noi rammoliti, disossati dal benessere, effeminati dal piacere, mi ricordano tanto gli anatemi lanciati da Cicerone, ai suoi concittadini romani. Con tanto di profezie infauste, se non si metteva al bando l’oro e le spezie preziose. Quindi, Ferrara, batte sentieri illustri sì, ma ricordiamoci che ben altri furono le cause del crollo del impero romano. E quando soggiunse, c’era di tutto in giro, eccetto il benessere. Da questo punto di vista, Ferrara può stare tranquillo (dal mio punto di vista). S24

  2. 17 marzo, 2004 alle 14:12

    Che poi Cicerone era anche (un po’) quello che a Roma chiamano un gran “paraculo”, che parlava bene e razzolava così/così. Ne è nato il motto “Cicero pro domo sua”…

    Comunque Ferrara sembra preoccupato anche per le sorti del governo Berlusconi …

  3. 17 marzo, 2004 alle 15:15

    …e qui, invece, fa proprio bene.

  4. 18 marzo, 2004 alle 22:14

    Però Heidegger è una cosa un filino più seria

  5. 20 marzo, 2004 alle 4:01

    appena un filino…

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: