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Quella vecchia canzone


Vabbè, se lo avessi saputo che un commento sarebbe diventato un post, magari avrei cambiato qualcosa (tipo avrei messo un punto interrogativo al posto di un punto fermo …al termine di una domanda, ancorché retorica) ma il bello dei commenti è la spontaneità, la assoluta non-premeditazione tipica delle cose che si scrivono in fretta e non si rileggono.E sono queste, forse, le cose che meglio riflettono un sentire profondo, tanto che non avverti la necessità di argomentare adeguatamente, ma solo di “affermare”. Anche perché il momento delle argomentazioni arriva sempre, prima o poi, e quando arriva non ti sottrai, e solo allora scopri veramente quante sono e che forza hanno. E ti accorgi come quel grido che viene dal profondo le contiene già tutte, da sempre, già pensate, vagliate e votate all’unanimità per la loro autoevidenza.

 

 

 

 

Sul perché, poi, a volte sei portato a diffondere ai quattro venti quell’idea che canta nella tua mente e che ti sorprende perché improvvisamente riaffiora con forza dopo essere diventata talmente ovvia che quasi quasi non senti neanche più il bisogno di rivisitarla, sul perché, dicevo, devi sempre interrogarti. Perché sempre c’è una risposta. Quindi anche stavolta. E’ bastato fare un attimo mente locale : dopo il voto in Spagna c’è un Paese che oggi è un po’ più solo. E che quasi ogni giorno saluta dei ragazzi che sono andati a fare la storia, e la storia se li è presi per restituirli in lunghe file di croci bianche su un prato verde, esattamente come sessant’anni fa. Ecco che tutto si spiega : il sentirsi in debito di gratitudine, di commozione.

 

 

 

 

Sono, direbbe Pascal, le ragioni del cuore. Sono quella canzone che, per qualche giorno, ti frulla per la testa e continua a sorprenderti nel bel mezzo delle tue normali occupazioni, sono un flash della memoria, un racconto d’infanzia, un vecchio film in bianco e nero. Non devi vergognarti se a un certo punto ti prende un nodo alla gola …

 

 

 

 

  1. 19 marzo, 2004 alle 9:12

    Per queste tue considerazioni sono d’accordo con chi dice che un conto era andare e un altro venir via. Serve compagnia, a quei ragazzi, ma non quella di altri ragazzi che c’entrano ancora meno con quella guerra. Serve una decisione collettiva, sotto l’egida dell’ONU, per finire bene una guerra cominciata male e per motivi non proprio nobili.

  2. 19 marzo, 2004 alle 9:32

    Certamente, se l’Onu fosse in grado di essere effettivamente ciò che dovrebbe, e se Chirac non avesse fatto di tutto perché così non fosse, e se l’Europa … non per rivangare, ma questi sono problemi reali.

    Credo che Emma Bonino abbia ragione . “Francesco Rutelli e Piero Fassino” – ha osservato –“hanno detto: ‘La nostra linea è quella di Zapatero’, senza rendersi conto di come questo sciagurato titolo può essere letto e interpretato dai terroristi: qualche attentato in più, ed è fatta.”

    Alla luce sinistra delle lacerazioni all’interno del Consiglio di Sicurezza e della strage dei funzionari Onu a Bagdad, richiamarsi all’Onu rischia di essere un puro escamotage, se non c’è contemporaneamente un forte richiamo ai Paesi che continuano a stare alla finestra.

    “Al contrario degli Zapateros” – ha detto Emma Bonino – “la risposta adeguata dovrebbe essere ‘tutti a Bagdad’, a meno che non pensiamo che ogni cosa debba avvenire, per noi, a costo zero e sempre a spese degli altri”.

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