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Zapatero? ha fatto una campagna elettorale …


Nell’intervista ad Amato su Repubblica di oggi ci sono diversi passaggi interessanti, anche se in qualche modo scontati (ma in politica c’è qualcosa che si possa dare davvero per scontato?). Comunque ci sono anche cenni di novità ancor più interessanti, in quanto assai meno scontati. Tra i primi si può citare quello (descrittivo-pedagogico) in cuisi ricorda «una delle pulsioni più terribili della sinistra: e cioè che chi si considera più a sinistra di altri identifica come proprio nemico non quello che sta dall’altra parte ma il riformista che sta da questa parte. Un antico classico, che è stato alla base della lotta fratricida tra comunisti e socialisti, in passato».

 

Tra i secondi spicca il seguente (interpretativo-programmatico) :

 

«Invito a riflettere (…) su quel che è successo nella scorsa settimana in Kosovo. I pacifisti mano i prati nei quali i bambini raccolgono i fiori. E allora: in quei prati del Kosovo tre ragazzi serbi hanno inseguito tre bambini albanesi e i bambini albanesi sono affogati in acqua, e i genitori dei bambini albanesi hanno cominciato a massacrare i serbi. Che cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le truppe Nato, che sono state immediatamente mandate lì per fermare la carneficina? E che cosa dicono di questo i figli e i padri dei fiori?»

 

[D] Questo non risolve le divergenze sull’intervento militare in Iraq.
[R] «Tornando all’Iraq, la soluzione qual è? Che noi comunque ce ne andiamo e poi Dio vede e provvede, o che dobbiamo insieme agli altri paesi europei organizzare la stessa presenza militare in modo da far sì che questa assuma un significato diverso da quella occupazione di impronta esclusivamente statunitense che ha necessariamente assunto dall’inizio delle operazioni? Che poi è esattamente il punto al quale arriverà Zapatero».

 

[D] Zapatero forse ci arriverà, ma oggi non è lì. Oggi chiede il ritiro delle truppe con un tono indiscutibilmente più ultimativo.
[R] «Zapatero ha fatto una campagna elettorale. Siamo onesti: è ben possibile che della sua frase complessiva – “ritireremo le truppe a giugno, a meno che…” – l’accento sia caduto più sul “ritireremo” che sull'”a meno che”. Però c’è il “ritireremo” e c’è l'”a meno che”».

 

La riflessione di Amato si sposta quindi sull’assioma “All’opposizione e al governo una sola parola”, che giustamente per l’intervistatore è l’essenza del riformismo. E qui l’analisi è come al solito penetrante e arricchita di aneddoti («ho sentito dire qualche volta, da miei amici dei partiti più duri dell’Ulivo, che alla fin fine noi ora non siamo al governo. E siccome non ci siamo, viene detto, noi ci comportiamo così come ci serve per – volendo usare la terminologia astratta della politica – rafforzare la nostra identità…»). Ora, verrebbe da dire, è chiaro che se Amato riferisce questi discorsi di certo non se li è inventati, e se non se li è inventati è evidente che la considerazione per l’elettore, da parte di chi ragiona in questo modo, è a livelli bassissimi. Ma non importa (si fa per dire), andiamo avanti.

 

 

 

 

Seguono tentativi commoventi, da parte del “Dottor Sottile”, di “giustificare” come normale dialettica politica all’interno della stessa compagine episodi come quello toccato al povero Fassino, e si tira in ballo persino la psicologia. Ma una frase colpisce, credo, nel segno : oportet ut scandala eveniant. Che vuol dire più o meno: meglio che le contraddizioni vengano fuori, alla luce del sole. Solo così potremo guardare in faccia la realtà e arrivare ad un dialogo costruttivo. Oppure alla rottura definitiva. Ma questa ipotesi Amato non la fa. La facciamo noi e forse sappiamo anche cosa augurarci (ma non lo diciamo a nessuno…).

 

Sempre su Repubblica grande spazio agli avvenimenti e ai commenti (Fassino, Prodi, Giannini)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Categorie:esteri
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