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Richard Rorty’s Utopia?


Is this the end of democracy? Philosopher Richard Rorty warns the West against the threat of a new despotism.

 

 

 

I don’t think the Bush Administration is filled with power-hungry crypto-fascists. Neither are the German or Spanish or British governments. But I do think the end of the rule of law could come about almost inadvertently through the sheer momentum of the institutional changes that are likely to be made in the name of the war on terrorism.

 

Rorty is worried because:

 

a)Within a year or two, suitcase-sized nuclear weapons may be commercially available

 

b) Europe is coming to grips with the fact that al-Qaeda’s opponent is the West, not just America

 

c)If terrorists do get their hands on nuclear weapons, the most momentous result will not be the deaths of hundreds of thousands of innocent people. It will be the fact that all the democracies will have to place themselves on a permanent war footing.

 

d)Once such weapons are used in Europe, whatever measures the interior ministers have previously agreed to propose will seem inadequate. They will hold another meeting, at which they will agree on more draconian measures

 

e)If there were a dozen successful terrorist attacks on European capitals, and if some of them used nuclear, biological or chemical weapons, the military and the national security bureaucracies in all the European countries would, almost inevitably, be granted powers that they had not previously wielded.

 

f)The public would find this fitting and proper. Local police forces would probably start working on instructions from the national capital. Any criticism by the media would be seen by the government as a source of aid and comfort to terrorism.

 

g)Such developments would gradually reduce the effectiveness of the various institutions that have made it possible for public opinion to influence the actions of democratic governments. At the end of this process of erosion, democracy would have been replaced by something quite different. This would probably be neither military dictatorship nor Orwellian totalitarianism, but rather a relatively benevolent despotism.

 

We must not acquiesce, writes Richard Rorty. And what the citizens of the West can do to make it less likely that their grandchildren will live under this sort of “neo-feudalism” is to challenge “the culture of government secrecy”.


As a first step, the citizenry could demand that their governments publish the facts about their stockpiles of weapons of mass destruction. Then they might insist that these governments make public the details of two sets of planned responses: one to the use of such weapons by other governments, and another for their use by criminal gangs such as al-Qaeda.


They could also demand that their governments join in efforts to update the laws of war, and to create something like a code of international criminal justice. As many legal scholars have been pointing out since September 11, the laws of war were designed to cover the acts of national governments. Criminal law was intended to deal with acts committed within a nation’s borders by its own citizens.


There are plenty of grey areas where neither sort of law applies. In these areas, governments are now pretty much free to do as they please: to parachute hit squads into Third World countries in which terrorists are thought to be holding meetings, to bring about regime change in nations suspected of supporting terrorists, and so on. There is not much point in saying that such actions are against international law: they may prove to be the only way of preventing, for example, nerve gas in the London Underground.


Updated laws, openly agreed on by international bodies and adopted, after debate, by national governments, would specify when such actions were legitimate. Such updating would provide a good occasion to draw up new multilateral agreements, and to think about using the United Nations for new purposes. [Read the rest]


Though I consider myself a ‘fan’ of Richard Rorty as a philosopher, I wonder: Are we actuallycloser to ‘the end of democracy’ or is Rorty closer to the beguinning of the Great Utopia? Although I wouldn’t agree on the concept of‘destroyingdemocracy in order to save it’ …


 

 

 

 

  1. 28 aprile, 2004 alle 15:14

    In effetti l’analisi di Rorty presenta alcuni punti di contatto con quella di Sampson. Il difetto di entrambe è che sono ancora tutte e due troppo “post 11/9”.
    Io credo che si stia entrando in una fase nuova della cosiddetta “guerra al terrorismo” e l’ultimo messaggio “più politico” di Bin Laden lo dimostra (evidentemente perfino a lui non serve una guerra senza obbiettivi e scopi chiaramente additabili). Il fondamentalismo islamico sta diventando un movimento politico che usa metodi violenti in tutto il mondo, un fenomeno mondiale giunto quindi a completa maturazione (e quindi all’inizio della sua fine).
    Questi cambiamenti meritano molta attenzione e inducono molti a pensare alla strategia seguita dai loro governi in passato e nel presente e agli errori che hanno compiuto.
    La crisi della democrazia segue necessariamente quella degli stati nazione? Non è detto. Di sicuro però alla fine degli anni ’90 si parlava di una domanda di democrazia diffusa. Oggi la democrazia per molte persone è un peso, un disturbo ad una vita agiata e priva di problemi.
    Concludo dicendo che finalmente in Italia ci si sta rendendo conto che siamo al centro della “guerra al terrorismo”, se l’Italia voleva pesare di più politicamente all’estero ci è riuscita. Se l’Italia dovesse ritirarsi dall’Iraq, ci sarebbe un terremoto politico internazionale. Questo però non vuol dire che restare a tutti i costi a Nassirya sia la soluzione migliore: vuol dire che Bush e Blair si devono darsi una mossa. Se il ritiro delle truppe italiane serve a qualcosa per migliorare la situazione in Iraq, allora ben venga. Così non può andare avanti. Non c’è traccia della ricostruzione in Iraq e non è stato fatto nulla neanche quando la situazione rispetto a quella di ora era “traquilla”.

  2. 28 aprile, 2004 alle 16:12

    E’ interessante quello che scrivi. Mi sembra, però, se ho capito bene quello che dici, che il mutamento della strategia di Al Qaeda non muti la sostanza di quanto paventato da Rorty, con tutte le alternative che egli propone. Comunque sono d’accordo che deve esserci una messa a punto per quanto riguarda il senso della nostra presenza in Iraq, una messa a punto che però non sta tanto a noi e forse neppure agli USA, ma all’Europa (l’Onu naturalmente arriva per ultimo, se arriva, ma l’Europa forse non è neppure intenzionata a partire…). Ciao

  3. 28 aprile, 2004 alle 17:12

    no no ….con l’inglese mi metti in crisi

  4. 28 aprile, 2004 alle 17:17

    La ridefinizione del ruolo dell’Italia è fondamentale. E’ evidente che si tratta di un ruolo politico (il contributo dei militari italiani è molto limitato: occupano un quartiere di Nassirya o poco più, parliamoci chiaro: fanno presenza. Gli aiuti umanitari si possono distribuire con 100 soldati, non ne servono 3000). Un segnale forte lanciato dall’ultimo alleato europeo degli Usa (escluso UK), potrebbe portare indurre gli Usa a dialogare con l’Europa e viceversa e magari ad una conferenza internazionale.
    I pericoli paventati da Rorty ci sono. Ma il problema maggiore secondo me non è nella “cultura della segretezza di governo”, ma nella logica di clan che si sta diffondendo nella società e arriverà anche nella politica. In questo senso si può parlare di “neofeudalesimo” la società si segmenta in caste chiuse. Forse stanno sparendo i ceti weberiani, quei gruppi e movimenti sociali interclasse (economica) che hanno animato il Novecento. Qualcuno ha fatto notare che i candidati della sinistra alle europee sono tutti professionisti o docenti universitari. Questo è un limite enorme: sono i clan più chiusi all’innovazione (e a cui la democrazia serve meno).

  5. 28 aprile, 2004 alle 18:53

    Barnaba, non sai l’inglese? Non sarà per caso pigrizia di leggersi quel malloppone di articolo, che opure se fosse in italiano … Ma “se” è vero (e sottolineo se) sei scusato solo se in compenso te la cavi bene con francese e tedesco (o spagnolo, a scelta).😉

  6. 28 aprile, 2004 alle 19:11

    Sferapubblica, i candidati della sinistra alle europee sono tutti professionisti o docenti universitari? Hai colto perfettamente il punto: la sinistra che, anche quando è nobilmente preoccupata (come Rorty) per il destino del mondo non riesce a soppesaree con obiettività lo stato delle cose, vittima di un astrattismo elitario che le fa schermo e le dà nel contempo l’illusione di avere colto la “verità oggettiva”.

  7. 28 aprile, 2004 alle 19:24

    Though I do not consider myself a fan of Rorty as a philosopher, I wonder: it’s very interesting. Thanks
    (ma me la cavo meglio con il francese, e decisamente peggio con il tedesco)

  8. 28 aprile, 2004 alle 19:36

    Quasi quasi mi trasferisco pure io su splinder.
    C’è meno isteria collettiva.

  9. 28 aprile, 2004 alle 20:08

    Sferapubblica, cosa fatta capo ha … Io sto bene qui, anche perché a me il blog “chiavi in mano” non piace. Lì hai meno problemi di gestione del template … qui devi arrangiarti un poì di più, ma se uno si applica un po’ non ci sono problemi….

  10. 28 aprile, 2004 alle 20:14

    Azioneparallela, guarda che Rorty è forte (come filosofo), ma io sono di parte, in quanto sono una specie degenere di “figlio spirituale” di Ralph Waldo Emerson, che a sua volta ha in Rorty un ottimo discepolo, anche se indisciplinato…, ma Emerson d’altronde non voleva discepoli…
    Quando parla di politics e di policies, invece, il Nostro fa un poì cadere le braccia (qualche volta, per carità, non sempre!). Grazie a te. Stammi bene.

  11. 29 aprile, 2004 alle 3:22

    le lingue straniere? .. mi difendo…non era il miglior attacco?…
    😉

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