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Gli studiosi di islamismo sono ottimisti, loro…

Gli studiosi di islamismo sono ottimisti, loro…

Dopo la lunga e interessantissima intevista a Bernard Lewis, di cui abbiamo riferito ieri, oggi troviamo questo breve ma essenziale colloquio con l’€™antropologo algerino Malek (sul Corriere della Sera). Anche lui è un profondo conoscitore dell’Islam. Da anni Malek vive a Parigi, è stato consigliere della Commissione Ue per il dialogo con il Medio Oriente ed è l’autore del «Manifesto per un Islam dei lumi: 27 proposte per riformare l’Islam».

Sulla «malattia» dell’€™Islam ecco la sua diagnosi:


E’ il contrasto tra la modernizzazione e la società tradizionale. E non si possono ignorare situazioni di disagio: un divorzio nel mondo arabo tra ricchezza e potere: c’è una parte molto ricca della società che non riesce a sviluppare un potere politico. C’è un’alienazione materiale, perché spesso gli arabi non gestiscono la ricchezza che producono, c’è alienazione intellettuale. E’ in questo contesto che si alimenta il fondamentalismo islamico. E poi occorre tener conto di un’oggettiva situazione geopolitica che genera scontenti.(…) Nessuna decisione mondiale viene presa tenendo conto del peso del mondo mediorientale. La Lega araba non funziona, servirebbe una Confederazione di Paesi arabi, ora irrealizzabile.

 

Alla domanda su che cosa è possibile fare per contrastare il fondamentalismo la risposta di Malek non è diversa da ciò che il buon senso suggerirebbe anche a chi di Islam sa poco o niente:

 

Io credo che, da musulmani, dovremmo prima di tutto far rispettare di più la persona, la creatura più bella di Dio. Ma il secondo passaggio deve essere separare la politica dalla religione. Mia madre diceva: “Il posto di Dio è nel cuore. E se non è nel cuore, allora è al potere”. Ecco, quello che dobbiamo fare è cacciare la politica dalle moschee.

Sul futuro Malek è ottimista (“io vedo che si sta costruendo una rete riformista”). Molto più di tante Cassandre nostrane (europee e americane). Anche Bernard Lewis si è dichiarato ottimista, ricordate? Ossia, ottimista per quanto riguarda il Medio Oriente, meno per quello che potrebbe succedere negli Stati Uniti (per non parlare ovviamente dell’Europa…), dove il pessimismo comincia a diventare pernicioso.

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