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La sconfitta dei neocons (secondo Il Rformista)

La sconfitta dei neocons (secondo Il Rformista)

L’editoriale del Riformista di oggi è destinato a far arrabbiare, o almeno a deludere profondamente,parecchi dei seguaci italiani dei neocons americani. Coloro, cioè, che finora avevano guardato con una certa simpatia questo quotidiano «de sinistra»—per dirla alla maniera di Giuliano Ferrara—che tuttavia su molte questioni esprime (o esprimeva, fate voi) idee per lo più accettabili anche da parte loro, o quanto meno opinioni e modalità interpretative non incompatibili con quelle della “concorrenza” (del Foglio, per intenderci, e di quanti in quel quotidiano amano riconoscersi e compiacersi).

Che cosa ha scritto mai Il Riformista di così drammaticamente lacerante? Semplicemente che “la guerra dei neocons è finita”, che per questi ultimi tutto è perduto, compreso l’onore forse. Leggere per credere:

La guerra dei neo-cons è finita. Non nel carcere di Abu Ghraib, ma prima. La pubblicazione delle foto ne è solo la rivelazione, che forse non sarebbe neanche avvenuta se la guerra non fosse stata già persa in America. La storia, si sa, la scrivono i vincitori. E la pubblicano sui giornali, o nei libri di Woodward. La guerra dei neo-cons era già finita con la rinuncia di Bush alla de-baathificazione dell’Iraq, con la consegna di Falluja a un generale iracheno, con l’ammissione che le truppe inviate per la guerra leggera erano insufficienti per il dopoguerra pesante, con il via libera al piano Brahimi, con la fine delle minacce all’Iran e alla Siria, con l’annuncio della visita del presidente nella Vecchia Europa. L’amministrazione americana sta sostituendo in corsa, a uno a uno, tutti i capisaldi dell’ideologia neo-cons.

Convinti? Se avete ancora qualche dubbio ecco il seguito:

In che cosa consisteva la guerra dei neo-cons? In un progetto rivoluzionario: mettere una vetrina dell’Occidente (e forse due, o anche tre) nel Medioriente. Fare dell’Iraq una Berlino ovest nel cuore del mondo arabo. Spezzarne l’unità olistica di stato e religione usando l’arma della democrazia. L’America di Bush (o anche di Kerry) sembra ora accontentarsi di molto meno: tutto sommato l’obiettivo principale – la caduta di Saddam – è raggiunto; ciò che più conta adesso non è l’esportazione della democrazia, ma la stabilità dell’area.

A questo punto Il Riformista passa dalla mera constatazione dei fatti all’interpretazione dei medesimi, e proprio qui sferra l’attacco più micidiale: perché i neocons hanno perso (e peggio ancora: “si sono persi”)? Perché sono caduti nella trappola «occidentalista»,cioè si sono appiattiti sull’immagine chedell’Occidente hanno i nemici dell’Occidente medesimo. E qui, come Ian Buruma insegna e Il Riformista riferisce, l’errore è stato davvero madornale.

Il mondo arabo ha assorbito dal pensiero occidentale l’odio per il capitalismo senza anima, per le metropoli di lussuria, per le torri babilonesi anche se gemelle, e l’odio per America. Il mondo arabo ha appreso l’anti-americanismo dal nazismo e dal comunismo. Il Baath di Saddam ne era una felice crasi. E’ avvenuto per l’antiamericanismo nel mondo arabo ciò che accadde a certe stoffe colorate francesi, esportate a Tahiti e indossate dalle indigene, e poi trasformate dai dipinti del francese Gauguin nel simbolo dell’esotismo orientale.

Insomma, i neocons sono caduti nella trappola di comportarsi esattamente come i nemici dell’Occidente ritengano che gli occidentali debbano per forza comportarsi.

Infine, un affondo che onestamente sembra aver qualcosa di volutamente maramaldesco. Bersaglio, nientemeno che Giuliano Ferrara:

La sconfitta dei neo-cons produce conseguenze politiche innanzitutto nella destra. Ne è prova lo stato di smarrimento ideale in cui si trova un loro solitario ma orgoglioso sostenitore, Giuliano Ferrara: «La tortura è dovunque, dunque in nessun luogo. Ne siamo responsabili in quanto uomini e donne, abitanti del pianeta. Il male radicale attraversa i secoli e continenti».

Il commento successivo è addirittura perfido:

Una teodicea da partito della Bibbia, che condanna la fecondazione assistita ma giustifica altre tentazioni del demonio. Ricorda quel personaggio di «Alto gradimento» che si spiegava tutti i guai del mondo sempre nello stesso modo: «L’uomo è una bestia».

Un commento questo—sia detto en passant e senza presunzione alcuna, ma solo per completezza—, che da queste parti non si può che condividere, dal momento che è un parente stretto di quello che il titolare di questo blog ha scritto nel post sull’articolo di Massimo Cacciari (“Il male radicale”, pubblicato da la Repubblica venerdì scorso) e nel dibattito con Paolo che ne è seguito (nei commenti al post medesimo).E dunque, malheureusement, ci ritroviamo per così dire a maramaldeggiare anche qui, senza averlo minimamente voluto! C’è la vie, ma ciò non toglie che a Giulianone vogliamo bene lo stesso. Vero, signor editorialista del Riformista?

Ma non chiudo qui. C’è una coda significativa. Una chiusa che i neocons forse apprezzeranno. Perché in fondo un po’ terzisti lo siamo tutti, noi persone ragionevoli, intendo. Dico bene?

 

Ma se la guerra dei neo-cons è finita, quella al terrorismo no. Si apre un grande spazio per una sinistra non anti-americana e non occidentalista. C’è una ragione in più per sventolare, il quattro giugno, la bandiera a stelle e strisce invece di quella di Saddam. Ed è che l’America non è già più quella di un anno fa.

[Leggi tutto l’editoriale]

Categorie:esteri, imperfezionisti
  1. 10 maggio, 2004 alle 21:53

    L’editoriale del Riformista è molto interessante.
    C’è da aggiungere che una larga fetta della destra americana ha di fatto già scaricato i neocons (moderati, finanza e parecchie multinazionali, soprattutto quelle senza appalti in Iraq).
    Vedremo se Bush convincerà l’elettorato di avere un progetto politico che vada oltre la guerra al terrore e il post 11/9.

  2. 11 maggio, 2004 alle 1:04

    Non credo sia finita la guerra dei neo-cons, visto che questa era la guerra dopo l’11 settembre, e che l’avrebbe dichiarata anche nonna papera.

    Che le difficoltà siano grandi, è indubbio. MA è anche vero che tanti iracheni, mi riferisco per esempio alle dichiarazioni di Bernerdo Cervellera stasera a Excalibur, non sembrano rimpiangere Saddam, come invece pare da queste parti.

    Mi sembra anche abbastanza ipocrita, o ingenuo, pensare che i terroristi si siano materializzati improvvisamente, dal 9 aprile 2003. Siamo seri: sono anni che si preparano, certe cose non si improvvisano, adesso sono concentrati in Iraq, prima erano sparsi per il mondo.

    Detto questo, penso sempre più che il PApa avesse ragione. MA penso anche che se l’Europa fosse stata unita, all’epoca, tutto questo putiferio si sarebbe potuto evitare: una minaccia di tutti contro l’Iraq avrebbe avuto effetto.
    Adesso però il problema è uno solo: per carità, andiamoci tutti, laggiù, e non facciamo gli zapateros. Altrimenti hanno vinto loro, i terroristi.

    stranacristiana

  3. 11 maggio, 2004 alle 12:21

    Appunto, Stranocristiano, aveva ragione il Papa. E sono d’accordo anche sul fatto che un’Europa compatta avrebbe fatto sì che Saddam mollasse il potere, evitando tutto quello che è successo dopo.

    La Francia e la Germania si sono assunte questa grossa responsabilità, gli Usa si sono assunti le proprie. Chi ne esce meglio è il Regno Unito, che aveva cercato di dissuadere Bush (anche Berlusconi ci aveva provato a dire il vero) ma non se l’è sentita di abbandonare gli americani.

    Ora come ora, anche secondo me, fare come Zapateros sarebbe un clamoroso autogol.

    Sfe4rapubblica, spero solo che adesso Kerry non si rimangi, nel clima di “tutti a casa” generale che si sta instaurando, gli impegni che ha preso nelle settimane scorse.

  4. avy
    11 maggio, 2004 alle 14:47

    caro windrose, è vero, se gli americani non porteranno gli irakeni alle elezioni resterà solo la preoccupazione per il petrolio, e avranno preso la posa con cui i loro detrattori da tempo li ritraggono.

  5. 11 maggio, 2004 alle 18:45

    Bellissimo editoriale, wind, però sulla fecondazione assistita il Riformista è facilmente attaccabile visto che, dopo aver lanciato l’ dea del referendum, non sta facendo nulla per sostenerlo.
    Tornando all’America, che dire? Non si poteva scrivere nulla di meglio restando riformisti, non pacifisti, con lo sguardo rivolto al futuro ed i piedi ben piantati per terra.

  6. 11 maggio, 2004 alle 19:28

    Avy e Panther, sono poerfettamente d’accordo con voi

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