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Torture che sono più uguali delle altre?

Torture che sono più uguali delle altre?



 


Va bene, cioè, in un certo senso non potrebbe andar peggio di così, ma almeno qualche aspetto “positivo” riusciamo a intravederlo: quelle orripilanti storie di torture sono ad un certo punto venute a galla, l’America se ne vergogna, gli alleati dell’America pure, Bush ha espresso il suo disgusto, e persino Rumsfeld ha definito “non americani” quei comportamenti. E’ un po’ poco—qualcuno potrebbe obiettare—per essere sia pur parzialmente soddisfatti. D’accordo, allora diciamo che non si può parlare di “soddisfazione”, neppure parziale, ma non possiamo neppure far passare sotto silenzio dei dati di fatto che di per sé non sono affatto trascurabili. Basta leggere cosa scrive oggi su La Stampa Cesare Martinetti a proposito di “torture francesi”. Perché le cose bisogna vederle tutte e saperle contestualizzare come si conviene, altrimenti si fa solo retorica. Come i francesi, appunto, che al pari di una certa sinistra italiana, ne sono maestri insuperabili. Scrive Martinetti:



 


«Hanno torturato!», «Rivelazioni su crimini contro l’umanità», «I fuorilegge del Pentagono». I giornali francesi di destra e di sinistra raccontano con il compiaciuto sottinteso del «noi l’avevamo detto…» la denuncia delle torture americane in Iraq. Ma un uomo insospettabile s’è incaricato di raffreddare tanto entusiasmo: Pierre Vidal-Naquet, storico, implacabile denunciatore delle torture commesse dall’esercito francese in Algeria. Intervistato da Le Monde, ha così risposto: «Sono costernato perché i fatti sono assolutamente orribili, ma ammirato per la rapidità di reazione della stampa americana, l’opposto di quello che noi abbiamo fatto durante la guerra d’Algeria. A quell’epoca informarsi sulle violenze dell’esercito francese era un po’ come ascoltare Radio Londra sotto l’occupazione nazista».



I tempi sono cambiati, oggi nessun presunto segreto resiste allo stillicidio di informazioni che anche attraverso internet si rendono disponibili a tutti, in tempo reale. Ma Vidal-Naquet va più in là e accusa la Francia di non aver mai riconosciuto le sue colpe: «Bush ha almeno espresso il suo disgusto, Guy Mollet non l’ha mai fatto».


 



Nei giorni scorsi su questo blog si è scritto e dibattuto senza lesinate critiche agli americani, come era doveroso. Ma nello stesso tempo ricordavamo che “il sistema” è una cosa e gli uomini che lo incarnano un’altra, che questi ultimi possono commettere errori imperdonabili ma “il sistema” no, deve funzionare senza deroghe e senza buonismi di sorta. Beh, sembrerebbe che le cose stiano andando proprio così. L’editoriale della Stampa ce lo sta dimostrando proprio mettendo a raffronto due Paesi, due “sistemi”, due “stili”. Martinetti conclude così:



 


 


Il punto è che mentre si compiacciono delle grossolanità americane, ancora una volta i francesi hanno evitato di discutere delle loro. Qualche mese fa, per esempio, quando si sono scoperti i rapporti segreti tra l’Armée e i militari golpisti argentini. E Pierre Vidal-Naquet ha fatto bene a ricordarglielo.


[Leggi il resto]



 


 


Tornando all’Italia, e ammaestrati da siffatte letture, si avverte un certo disagio di fronte alle esternazioni di Rutelli (vedi l’intervista a Repubblica di oggi) e, in generale, di quanti non si lasciano sfuggire l’occasione per dar prova di scarso senso di responsabilità. Pertanto chiudiamo citando Il Riformista, che di solito riesce a rimettere le cose al loro posto:




 


(…) chi prende le decisioni politiche ha il dovere di interrogarsi sugli effetti delle proprie scelte. E quando si dice «lasciare l’Iraq» bisogna anche chiedersi a chi. Al momento, sono solo due le alternative. O lo si lascia ad Al Qaeda, alle milizie di Al Sadr, alle gente che tiene prigionieri i tre ostaggi italiani o che ha fatto saltare in aria i carabinieri a Nassiriya. O lo si lascia a Ronald Rumsfeld, punendo così l’arroganza dell’esercito Usa con un lasciapassare a far da soli, a cavarsi d’impaccio come meglio ritengono, tanto è la loro guerra; e riservando a noi anime belle il diritto di fischiare dalla platea.



Categorie:esteri
  1. 12 maggio, 2004 alle 2:05

    Sì Wind c’è dell’ipocrisia in chi oggi si turba di queste torture e hai fatto bene ad evidenziarlo. Restano però i fatti accaduti ora e che le foto in giro hanno reso molto più shockanti. In base al principio della responsabilità oggettiva Rumsfeld avrebbe già dovuto dimettersi, capisco che per Bush sarebbe imbarazzante in piena (quasi) campagna elettorale perchè sarebbe un implicita ammissione anche di sue colpe…non vorrei che questa volta anche la nostra amata america ci deludesse e a pagare saranno gli ultimi della catena di comando…Un saluto. Alain

  2. 12 maggio, 2004 alle 9:40

    D’accordo con te. Mentre tutto il mondo punta gli occhi sugli USA nel resto del mondo succede l’inverosimile, ma questo interessa meno ai soliti ipocriti…

  3. 12 maggio, 2004 alle 10:44

    In questo caso l’ipocrisia–che si tocca con mano–è persino comprensibile. Come diceva La Rochefoucauld, infatti, “L’ipocrisia è l’omaggio che il vizio rende alla Virtu'”…

    Cio’ non toglie, tuttavia, che vada smascherata quando ce la troviamo davanti. Soprattutto adesso che rischia di orientare l’opinione pubblica verso convinzioni errate, cioe’ verso “verità a senso unico”. Gli americani l’hanno fatta grossa, ma quando sono certi figuri a parlare si ha il dovere di ricordare loro gli scheletri negli armadi che si ritrovano.

    Per giustizia. Per equilibrio.

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