Home > esteri > Il chiaro e lo scuro

Il chiaro e lo scuro

Abu Ghraib, effetto domino



 


L’ effetto domino dei fatti di Abu Ghraib comincia a manifestarsi in tutta la sua devastante inesorabilità. Per ora nessuna testa è caduta. Anzi, Bush ha difeso strenuamente Donald Rumsfeld, il candidato numero uno alla ghigliottina politica che in certi casi sembra la soluzione più ragionevole e perfino ovvia. E tuttavia questa difesa suona un po’ come il simul stabunt simul cadunt di due figure politiche in netto declino. Contemporaneamente, nel Regno Unito per Tony Blair si sta mettendo piuttosto male. E in Italia le accuse della vedova del maresciallo Bruno stanno creando uno scompiglio senza precedenti, con relativo strascico di “smentite ufficiali” (da parte dei Carabinieri) e di reazioni furibonde (da parte del premier).



 


Tra i commenti che si susseguono ne segnaliamo due. Il primo—che si legge sul sito di Caffe’Europa—è quello di Giancarlo Bosetti, che si sofferma soprattutto sullo situazione negli Stati Uniti. Le dimissioni di Rumsfeld, secondo il prudente ed equilibrato direttore di Reset, ancorché necessarie e improrogabili, non sarebbero sufficienti, tanto la situazione è precipitata sotto il profilo politico e “morale”:



 


Altro che soft power! Altro che spettacolo di una democrazia che spinge chi la guarda ad amarla e seguirla. (…)



Ogni ora che passa senza che il ministro della Difesa Rumsfeld si dimetta renderà più difficile ristabilire un plausibile rapporto tra potere militare americano e popolazione irakena. Ogni ora costerà anni. Ogni ora che passa senza una crisi-shock ai vertici dell’amministrazione americana rende difficile credere che quello che è accaduto sia circoscritto ad alcuni individui, ad un singolo gruppo, ad un reparto impazzito. E rende più verosimile l’idea che l’abisso di impunità, in cui solo certi sadismi sono spiegabili, corrisponda a decisioni prese dai vertici militari. (…)



“L’America non ha solo bisogno di un nuovo ministro della difesa ma di un nuovo presidente”. Le parole del candidato democratico, John Kerry, ovvie in bocca al suo competitore al voto del prossimo 2 novembre, hanno in queste ore una particolare solennità ed importanza. Un cambio di presidente può diventare vitale per ristabilire le condizioni di credibilità del dialogo internazionale sulla crisi irakena. E purtroppo i sei mesi che ci separano da quel voto appaiono, alla luce della crisi, di una lunghezza insostenibile.


[Leggi il resto]




 


Il secondo commento che segnaliamo è ancora una volta un editoriale del Riformista, e stavolta è Tony Blair ad essere preso in esame. Il primo ministro britannico ha avuto un ruolo chiave nella gestione della guerra in Iraq, e non soltanto dal punto di vista militare. E’ stato lui a fissare il «moral ground» del conflitto, a elevare il tono generale dell’impresa mettendone in risalto il grande significato “ideale”, ma quanto è successo ad Abu Ghraib ha seriamente messo in crisi questa impostazione:



 


(…) per lui Abu Ghraib è un colpo molto più grave che per la guerra di «vendetta, da vecchio Testamento» che sembra condurre Bush (l’espressione è del Financial Times).



 


L’editoriale si conclude con un appello e una speranza:



Non sappiamo se gioverebbe a lui, ma certamente gioverebbe a noi che l’abbiamo sostenuto, se oggi Blair mostrasse uno scatto politico. Non gli si chiede di mollare Bush al suo destino. Blair non lo farà mai. Ma gli si può chiedere di rappresentare davvero quel ponte tra Europa e America che sempre dice di voler essere, garantendo a Chirac il suo appoggio per ottenere un grande passo indietro di Bush, in cambio della volontà di Chirac di fare finalmente un passo in avanti. Solo Blair è in condizione di muovere un’Europa immobile, frenando un’America lanciata in una corsa ormai senza senno verso il disastro. Se non ci riuscirà, non sopravviverà all’Iraq. Ma, quel che è peggio, non sopravviveranno nemmeno le sue idee.


[Leggi il resto]



 


E’ una bella responsabilità, non c’è che dire. Anche se, forse, si può sperare che la gravità della situazione induca non soltanto Blair e l’Europa, ma anche “questa” amministrazione americana, a prendere le misure necessarie. George Bush ha certamente i suoi torti (per non parlare di Rumsfeld …), ma darlo per morto politicamente e considerarlo una specie di folle in corsa verso il disastro, francamente, sembra un po’ eccessivo.



 


 

Categorie:esteri
  1. 12 maggio, 2004 alle 12:33

    Caro Windrosehotel,
    Per quanto riguarda l’efetto domino, sono d’accordo, anche se ritengo che le conseguenze più pesanti si riperquoteranno sulla già malconcia immagine dell’occidente nelle società arabe.
    E pensare che l’idea di un effetto domino era proprio alla base dell’attacco all’Iraq, peccato che al posto della libertà e della democrazia, sia stato l’odio a diffondersi.

    Per quanto riguarda la tua nuova locazione, mi sembra molto ben curata e prevedibilmente ricca di riflessioni interessanti. Ho appena cambiato (in ritardo!) il link a Windrosehotel dal mio blog!

    A presto, un saluto.

  2. 12 maggio, 2004 alle 14:29

    Dicono che Abu Ghraib, in realtà, una testa l’abbia fatta cadere, quella di Nick Berg.
    Io penso che sarebbe caduta lo stesso.
    Friedrich

  3. 12 maggio, 2004 alle 15:29

    Nick Berg, già. La metafora è stata superata dalla realtà.

  4. 12 maggio, 2004 alle 15:34

    Caro Mietzsche, lieto di risentirti. E’ vero che l’effetto domino che si sta realizzando non è esattamente quello che i pro-guerra si aspettavano…

    Tanto sul Cannocchiale quanto su Splinder sei sempre stato e sarai un ospite gradito. A risentirci!

  5. avy
    12 maggio, 2004 alle 19:58

    vabbè, ok gli occhiali grigi, ma la conferenza di sana’a’ sui diritti umani e civili nel mondo arabo, l’apertura della libia di gheddafi (che però vorrebbe condannare a morte dei bulgari dopo un processo farsa), le elezioni comunali al 50% democraitche in arabia saudita, sono eventi imputabili alla caduta di saddam. micro rispetto alle prime pagine dei giornali, ma ci sono stati.

  6. anonimo
    12 maggio, 2004 alle 21:47

    Estremizzando, non riesco a capire perchè si voglia la testa di Rumsfeld. Le responsabilità sono personali, nella nostra cultura giuridica. Chi ha comesso, paghi. Chi comandava chi ha comesso, paghi. Però che c’entrava Rumsfled da Washington – non ha dato nessun ordine di tortura o coperto alcunchè. Se la logica è questa, chiediamo subito quelle di Bush, in fondo lui è il comandante in capo dell’esercito americano. Un saluto, S24

  7. 12 maggio, 2004 alle 23:53

    Sono d’accordo con te, Avy. Anche quello che tu ricordi va messo nel conto, ma oggi si tende a vedere solo il negativo. Da parte del sottoscritto c’è uno sforzo di contestualizzazione, che poi è ciò che anima gli ultimi due o tre post.

    A Serghei direi che il principio enunciato da lui riguarda il diritto, la responsabilità penale, ma non si estende automaticqamente alla sfera politica, alla responsabilità politica, che mi pare ci sia tutta.
    Vero che il presidente è il comandante in capo delle forze armate, però è ragionevole pensare che deleghi al ministro il compito della vigilanza e della prevenzione. Ragionevolezza vorrebbe, penso, che le dimissioni del ministro fossero sufficienti,

  8. 13 maggio, 2004 alle 1:56

    Sì, Bush, Blair e Berlusca, tutti un po’ nervosetti..staremo a vedere…’notte. Alain

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: