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No, non vinceranno loro

No, non vinceranno loro

 

 

 

 

 

 

Dall’editoriale del Foglio di oggi (con riferimento alle polemiche scatenatesi in Occidente a causa delletorture):

 

 

 

 

 

 

Abbiamo stabilito in un batter d’occhio l’equivalenza morale dell’Occidente e della barbarie fondamentalista. Non aspettavamo altro. Abbiamo dimenticato la differenza logica tra la tortura come legge, la loro, e la tortura come violazione degradante della legge e della disciplina militare, la nostra. La retorica d’altra parte è una forma di conoscenza, che il Jihad intriso di tradizione e di profezia conosce e sa ammannire infallibilmente, porgendola nei toni e nelle ombre caravaggesche della decapitazione sacrificale. Loro hanno il senso del sacro, nella morte e nella vita. Noi facciamo della banale autoanalisi. Se continua così, vinceranno loro.

 

 

 

 

 

 

Molto probabilmente chi ha stabilito “l’equivalenza” non ha capito niente, o fa finta di non capire. Nel primo caso può essere utilefare una “campagna di sensibilizzazione”, nel secondo è doveroso controbattere adeguatamente per far sì che le falsità, ripetute goebbelsianamente qualche migliaio di volte finiscano per diventare “verità”. Quindi, niente da dire sulla decisione di pubblicare le foto dell’orrore sul Foglio (la decapitazione di Nick Berg), come tra l’altro aveva chiesto Andrew Sullivan dal suo famoso weblog.

 

 

 

 

 

 

“Loro hanno il senso del sacro, nella morte e nella vita. Noi facciamo della banale autoanalisi”. Forse è così. Magari Giuliano Ferrara non è propriamente un esperto di “cose sacre”, però qualche buon testo di antropologia culturale o di storia e filosofia delle religioni potrebbe averlo letto. Oppure potrebbe aver esaminato abbastanza approfonditamente soltanto l’Antico Testamento, e già questo sarebbe sufficiente a fargli dire quello che dice. E’ certo, però, che deve aver superato non pochi tabù per accettare la possibilità che persino in una decapitazione ci possa essere qualcosa che ha attinenza con il sacro.

 

 

 

 

 

 

Tuttavia, rispetto al tempo in cui ci è toccato in sorte di vivere, quella possibilità, obiettivamente, ha un sapore piuttosto arcaico, per non dire di peggio. Perché il senso del sacro cambia. Perché il sacro “parla” attraverso simboli, i quali vanno sottoposti ad un’ermeneutica tanto rigorosa (dove non è esclusa neppure una non banale “autoanalisi”) quanto aperta al mistero, all’enigma. Perché il sacro viene dall’eterno e parla di ciò che è oltre il tempo e la storia, ma lo fa nel tempo e dentro la storia, per essere compreso da chi vive in questa fragile e a volte sciaguratissima dimensione. E la storia, appunto, va avanti, non indietro. E sono irrimediabilmente lontani i tempi in cui Davide tagliava la testa di Golia, sia pur dopo averlo sconfitto in un leale duello all’ultimo sangue, o in cui Samuele esortava Saul a sterminare i nemici sconfitti fino all’ultimo uomo, donna, bambino.

 

 

 

 

 

 

E’ per questo che, se continua così, non vinceranno affatto loro. Vinceremo noi (nonostante tutto …). A patto di riuscire a ritrovare, noi, in Occidente, un senso del sacro. Un “nostro”, non arcaico, non barbarico, senso del sacro. Post-freudiano, post-moderno, e post tutto quello che ci pare (ma non post-cristiano, possibilmente …). E non è escluso che persino questo drammatico “confronto” possa esserci di qualche aiuto. Ecco perché, a sommesso parere dello scrivente, Giuliano Ferrara non ha ragione, ma non ha neppure torto.

 

 

 

 

 

 

—–

 

 

 

 

 

 

 

Contrariamente alle consuetudini dei bloggers copio/incollo qua sotto l’editoriale del Foglio.

 

 

 

 

 

Il Foglio

 

Giovedì 13 maggio 2004

 

 

 

 

La testa di Nick Berg

 

 

Era americano, ebreo, un piccolo e avventuroso businessman, un ragazzo

 

 

 

 



Daniel Pearl, l’altro americano ed ebreo finito con la testa mozzata dai jihadisti, la sapeva lunga, era un reporter del Wall Street Journal. Fabrizio Quattrocchi, l’italiano finito con un revolver nel carcere terrorista, aveva occhi di brace. Nick Berg, la cui testa sanguinante di fresco onora la prima pagina di questo giornale come un manifesto di compassione e di eterna inimicizia verso chi l’ha trinciata, aveva talento per le radioline fatte in casa, per i cavi e le antenne. Chiamava Bergology la sua tecnica amatoriale di minuscolo genio della meccanica, impartiva lezioni agli studenti più piccoli dei corsi estivi, accettava la guerra per la sicurezza e la democrazia in medio oriente, cercava fortuna dalle parti di Baghdad.





Suo padre, Michael, si oppone alla guerra, e del figlio decollato ha detto che “la vedeva come un tentativo di portare la democrazia in un paese dove non c’era”. Il New York Times riferisce che un suo vicino di casa a West Chester, in Pennsylvania, ha partecipato a una veglia con le candele, martedì sera, e ha detto: “Era un ragazzo fantastico. Chiunque desideri un figlio, lo vorrebbe come Nick”. Retorica, naturalmente. Buona vecchia retorica di una comunità americana che amava il suo piccolo figlio ebreo, il suo avventuroso incaponirsi con le situazioni difficili, la sua ambizione di fare in Iraq il proprio start up, un minuscolo business di antenne nell’industria della ricostruzione dopo Saddam Hussein.Retorica.






Ma c’è un immenso problema di retorica, in questa parte del mondo che si chiama Occidente. La nostra retorica umanitaria non prevede la guerra, la tragedia, l’inevitabile. Non sappiamo più che cosa sia un nemico, come raccontare la sua vigorosa e spavalda crudeltà.Non sappiamo amarlo evangelicamente né combatterlo biblicamente.






L’unico nemico che conosciamo è quello dentro di noi, la tentazione del male radicale che ci attanaglia e ci ammutolisce e ci rende ciechi, il senso di colpa che lascia nell’invisibilità i testimoni e martiri della guerra sporca che l’Islam radicale ci ha dichiarato. Abbiamo stabilito in un batter d’occhio l’equivalenza morale dell’Occidente e della barbarie fondamentalista. Non aspettavamo altro. Abbiamo dimenticato la differenza logica tra la tortura come legge, la loro, e la tortura come violazione degradante della legge e della disciplina militare, la nostra. La retorica d’altra parte è una forma di conoscenza, che il Jihad intriso di tradizione e di profezia conosce e sa ammannire infallibilmente, porgendola nei toni e nelle ombre caravaggesche della decapitazione sacrificale.Loro hanno il senso del sacro, nella morte e nella vita. Noi facciamo della banale autoanalisi. Se continua così, vinceranno loro.


 

 

 

 

  1. 13 maggio, 2004 alle 21:36

    ..vincerà solo l’odio …nn ci saranno vincitori,ma solo vinti…buonaserata da Chris

  2. 13 maggio, 2004 alle 23:08

    Blog interessante, i Link sono familiari quindi mi sento tranquillo.
    Su Berg ho ampiamente esposto (e avrei voluto approfondire credimi ma meglio tacere a volte), sul mio blog il punto di vista di un cretidiota come me.
    Mi ha fatto male vedere quelle foto ma le ho viste appositamente. La realtà va guardata dritta negli occhi, come quelli sbarrati e persi di Nick. La Fallaci ha avuto parole profetiche 3 anni fa, i suoi detrattori facciano un passetto mentale indietro e “ragionino” . Ci hanno dichiarato guerra, tutto qui!A presto

  3. 13 maggio, 2004 alle 23:32

    Sai che cosa vorrei vedere da qualche parte? Una ribellione dura dei musulmani stessi contro la barbarie dei fondamentalisti. Un saluto notturno. harmonia

  4. 14 maggio, 2004 alle 9:46

    Stavolta la citazione integrale era d’obbligo…
    Preoccupante è la censura dei media arabi sul video. Si apre un altro fronte: la guerra mediatica?

  5. 14 maggio, 2004 alle 12:12

    è il fronte principale…

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