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Indovina un po’

Indovina un po’

 

 

 

 

Chi è che parla così? E’ forse Giuliano Ferrara?

 

 

 

 

C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro.

 

 

 

 

No, stavolta no. E’ il cardinale Ratzinger (oggi, su Avvenire).

 

 

 

 

E chi ha scritto queste cose è per caso Sandro Curzi, direttore di Liberazione?

 

 

 

 

Esiste un fondamentalismo islamico, fanatico e crudele, da cui dobbiamo difenderci con i mezzi più adatti a sconfiggerlo. Ma quando la testa mozzata di un prigioniero americano serve a cacciare dallo sguardo dei lettori le sevizie di Bagdad ho l’impressione che l’Europa entri pericolosamente in contraddizione con se stessa.

 

 

 

(…) quelle di Bagdad sono sevizie gratuite, umiliazioni, manifestazioni di disprezzo e dileggio.

 

 

 

(…) Chi ritiene che la decapitazione di un americano giustifichi tali trattamenti pensa evidentemente che ogni iracheno sia un potenziale terrorista e perda, nel momento in cui viene incarcerato, il diritto a essere trattato come un essere umano.
E’ questa la ragione per cui la contabilità dell’orrore e la contrapposizione delle immagini sono, soprattutto per l’Europa, un tragico sbaglio. Chi se ne serve per giustificare ciò che è accaduto a Bagdad perde contemporaneamente la guerra irachena e la propria credibilità politica. Delle due sconfitte la seconda mi sembra di molto la più grave.

 

 

 

 

Neanche per idea. E’ l’ambasciatore Sergio Romano, sul Corriere di oggi.

 

 

 

 

Questo tanto per ribadire—caso mai ve ne fosse bisogno—quanto sono complicate le cose e come è diventato difficile ragionare secondo schemi preconfezionati, prevedibili e “ideologici”.

 

 

 

 

 

Categorie:esteri
  1. 14 maggio, 2004 alle 21:47

    Infatti. Se ci lasciassimo guidare da qualche principio etico universalmente condiviso, forse riusciremmo a chiarire quelle due o tre cose che sono chiare nelle “leggi non scritte, immutabili , fissate dagli dèi” a cui si appella Antigone dopo aver trasgredito le leggi infami del tiranno Creonte. Perché lei, Antigone, riconosce solo la legge morale che non ammette l’empietà. Sono in pieno smarrimento. Che sollievo ripensare a Gandhi! Namastè! harmonia

  2. 14 maggio, 2004 alle 21:48

    Un chiarimento: il saluto Hindu lo imparai da Gandhi, molto tempo fa. Buona notte. harmonia

  3. 14 maggio, 2004 alle 22:42

    Il guaio, cara harmonia, è proiprio che un principio etico universalmente condiviso non c’è. O non c’è più, come si preferisce. E probabilmente il futuro dipende dalla nostra capacità di dotarci di quel principio.
    Così hai conosciuto Gandhi di persona! Quando deciderai di raccontare quell’esperienza sul blog, mi raccomando, fai un segnale di fumo … io ad ogni buon conto ti ho linkato! (E grazie ancora)
    Namaste, Roberto

  4. 14 maggio, 2004 alle 23:09

    Mi sa che mi devo ricredere su Sergio Romano…lascio il giudizio sospeso…Ciao. Alain

  5. 14 maggio, 2004 alle 23:13

    Bisognerebbe visitare il tuo blog almeno una volta al giorno. Abbiamo letto molti post arretrati e ne abbiamo tratto notevoli stimoli alla riflessione. Ti siamo grati del lavoro che fai. Quanto a noi, il tuo commento è stato un grande regalo, perché abbiamo sentito il tuo ascolto attento e la tua comprensione del nostro diario di bordo. yy

  6. 14 maggio, 2004 alle 23:13

    Si raccontava che una volta, a mosca,un professore di politica della mia scuola, spazientito dalla rigidità mentale ed ideologica degli interventi, prese un foglio. ci fece un punto con pennarello nero. e chiese cosa vedete? allora, che vedete?

    -un punto nero professore.
    Р̬ il foglio bianco intorno, dove lo mettete? ̬ questo il vostro problema: vi concentrate sul puntino nero e perdete di vista il resto.

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