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Toccata e fuga (della lista Prodi)

Toccata e fuga (della lista Prodi)

 

 

 

 

 

Franco Debenedetti, sul Corriere di oggi, immagina due possibili scenari e pone una domanda a se stesso, al buon senso ed eventalmente ad una (ipotetica) «sinistra di governo». Vediamo i tre passaggi in sequenza.

 

 

 

 

 

Primo scenario:

 

 

 

 

 

[G]li alleati assicurano l’ordine pubblico, si instaura un governo legittimo, e l’Iraq conosce stabilità, convivenza tra etnie, confini presidiati.

 

 

 

 

 

Secondo scenario:

 

 

 

[G]li Usa abbandonano l’Iraq al suo destino, esplode la guerra civile; e, poiché non c’è mai limite al peggio, la caduta della monarchia saudita, un colpo di Stato in Pakistan, il prezzo del petrolio a 60 dollari al barile. Uno scenario in cui non sarebbe neppure più possibile un intervento umanitario dell’Onu.

 

Qual èla domanda che una sinistra di governo dovrebbe porsi nel momento in cui deve prendere una decisione in ordine all’atteggiamento da assumere su questa materia?

Il ritiro delle nostre truppe favorisce l’evoluzione verso una situazione più vicina al primo o al secondo scenario?

Lasciamo a ciascuno il compito per casa di appurare se la nostra (ipotetica) «sinistra di governo» quella domanda se la sia effettivamente posta. Quel che è certo è che la lista Prodi chiede il ritiro del contingente italiano dall’Iraq il 20 maggio, e che Fassino, il “portavoce”della Lista medesima, difende a spada tratta questa decisione, indicando nelle torture nel carcere di Abu Ghraiblo spartiacque dell’intera vicenda.

Un’altra cosa certa è il disappunto del Vaticano per la “svolta”, come ci racconta Luigi Accattoli, l’attento vaticanista del Corriere. Un disappunto “riservato”, almeno per ora, e che si esprime in questi temini:

[L]a situazione irachena è in un tale marasma, che non è saggio fare fretta e porre termini di tempo tassativi, in anticipo sul 30 giugno.
La preoccupazione vaticana è che non venga meno precipitosamente un «aiuto esterno», che «solo» – si sostiene – potrebbe evitare che il passaggio dei poteri «coincida con l’esplosione di una guerra civile». È necessario – dicono in Vaticano – che quel passaggio avvenga «quanto prima» e che «al più presto» si possa avere una forza multinazionale di pace in cui siano rappresentati «altri» e «nuovi» Paesi. Ma dovrà essere garantita una «continuità» tra le diverse fasi.

E’ singolare la somiglianza tra il punto di vista del Vaticano e ciò che Peter Mandelson—a colloquio con Il Riformista—ha osservato avendo sotto gli occhi il testo della mozione presentata dalla lista Prodi :

«E’ chiaro che la strategia va emendata, ma le modificazioni non si ottengono col tagliare la corda, bensì con la considerazione attenta delle nuove tattiche da usare, d’intesa con le Nazioni Unite e con i leader iracheni».

Inoltre, citando testualmente il comunicato della lista Prodi, Mandelson obietta che

«[R]ealismo e onestà non consentono di chiedereche “l’Onu assuma la leadership della transizione senza aspettare il 30 giugno” o che “sostituisca al più presto possibile le truppe occupanti”. Lo ha detto del resto con chiarezza Kofi Annan: l’Onu non ha né la capacità né i mezzi per guidare da sé la transizione, che è ritardata e ostacolata proprio da quell’insorgenza armata che le Nazioni Unite sarebbero impotenti a fermare».

 

Semplice, ovvio, praticamente banale. Non per Fassino & C., evidentemente. C’è chi non si arrenderà mai alla banalità. Troppo raffinati e sottili per farlo. A proposito, chissà che ne pensa il Dottor Sottile …

Categorie:interni
  1. anonimo
    15 maggio, 2004 alle 17:05

    D’accordissimo, al 100%. Aggiungo che alla stupidità della sinistra italiana non c’è mi limite!

  2. 15 maggio, 2004 alle 22:08

    Meno male che non la pensano tutti allo stesso modo. Prodi, Amato, Morando, Tonini, Dini e Gerardo Bianco sono ancora in attesa che il Piano Brahimi faccia il suo corso e che il ritiro per ora sia una eventualità da accantonare. Ciao!

  3. 16 maggio, 2004 alle 2:01

    Su uno dei nomi della lista ho qualche dubbio, ma spero di sbaliarmi …

  4. 16 maggio, 2004 alle 2:23

    Sono sostanzialmente d’accordo con Debenedetti, anche se avrei delle riserve sul secondo scenario. Puo’ anche darsi che la guerra civile, abbandonato a se’ stesso l’Irak, non scoppi. Puo’ darsi che invece le milizie sciite riescano facilmente a imporre, ora che l’esercito baathista e’ allo sbando, una teocrazia stile iraniano (che e’ esattamente il motivo per cui gli sciiti stanno facendo quello che stanno facendo). Tradussi tempo fa un articolo di uno sciita (cerchero’ quando ho tempo il link) in cui sosteneva che negli anni 90 saddam riusci’ a domare la ribellione solo grazie all’aviazione (che non cercava certo di limitare le vittime civili). Ora l’avizione la minoranza sunnita non l’ha piu’. Lo scenario, cosi’ modificato, comunque non modifica il concetto di Devenedetti, anzi…. Mi auguro che per il futuro governo guerra al terrorismo non consista nel pagare e sovvenzionare un regime teofascista come quello iraniano affinche’ perseguisca i terroristi ….. La prospettiva di cui gia’ avevo parlato.ciao
    Paolo

  5. 16 maggio, 2004 alle 9:35

    Ci mancherebbe anche questo …
    Speriamo proprio di no!
    Ciao

  6. 16 maggio, 2004 alle 9:49

    Mi sono accorto soltanto adesso che avevo copiato/incollato malamente (con una ripetizione) l’articolo di Debenedetti, anche se il significato non veniva alterato. Ora ho comunque corretto. Sorry.

  7. 16 maggio, 2004 alle 20:08

    Purtroppo per me non ho conosciuto il Mahatma Gandhi di persona (oggettivi motivi spaziotemporali). Responsabile dell’impressione che hai avuto è stata la mia frase “lo imparai da Gandhi”, lo riconosco. Ma lo imparai dai suoi scritti e dalla sua autobiografia e biografie varie. Mi sono espressa in quel modo perché sento vivissimo in il “grande spirito”.
    Qualche principio etico, anzi parecchi, sono riconosciuti dalla maggioranza dei Paesi del nostro pianeta, se non sbaglio. Mi riferisco alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del dicembre 1948. Ma già il 1° Gennaio 1948 nella nostra Costituzione erano presenti alcuni di quei principi (piccolo scatto di orgoglio nazionale). Infine. ti ringrazio del link (confesso che io non so farli, ma tu mantieni il segreto, ti prego). harmonia

  8. 16 maggio, 2004 alle 20:17

    Temo di apparire superficiale e banale, ma quale miracolo dovrebbe dare all’ ONU quella forza e quei poteri che da un po’ di anni non ha più, non che ne avesse molti anche prima. Prevedere le possibili evoluzioni della tragedia Irachena è quasi impossibile, ma non è irragionevole pensare che la mozione per il ritiro dei nostri soldati potrebbe costituire un nuovo forte stimolo per la “coalizione” perché si impegni molto seriamente a trovare una soluzione che sia il male minore. Un abbraccio. harmonia

  9. 16 maggio, 2004 alle 22:36

    Cara Harmonia, sulla possibilità di una qualsiasi influenza positiva di un eventuale ritiro delle nostre truppe dall’Iraq, non mi farei alcuna illusione. E quedsto in forza delle argomentazioni riportate nel post e che non sto a ripetere per non annoaire. A lume di logica mi sembrano molto forti. Certo, c’è sempre la possibilità di ribaltare il discorso e di sostenere una tesi opposta, e magari con una certa forza persuasiva. Ma la differenza tra un sofisma è un ragionamento corretto, si sa, a volte è difficilmente percepibile. Ovviamente ognuno può decidere dov’ è il sofisma e dov’è la verità. Vedi tu, io la mia scelta l’ho fatta e ne sono convinto, ma se tu sei sicura della tua idea nessuno te la può togliere.

    Una prova del nove può consistere nel domandarsi cosa sceglieremmo qualora dalla nostra scelta dipendesse la vita delle persone a noi più care. Ebbene, se io mi trovassi nella situazione suddetta non avrei esitazione: lascerei laggiù i nostri soldati e non scommetterei neppure un centesimo sull’ipotesi opposta.

    Sull’altro punto (la conoscenza del Mahatma), sono d’accordo che conoscere qualcuno attraverso i libri non è meno efficace che conoscerlo di persona. Per dirne una, il mio prediletto Ralph Waldo Emerson non avrebbe potuto essere più influente su di me se lo avessi conosciuto di persona.

    Sul principio etico penso che tu abbia ragione, ma il punto centrale, secondo me, non è “su cosa” siamo (teoricamente) d’accordo tutti (o quasi), ma “perché” e “in forza di che cosa”. Senza chiarire questo è facile dire che uccidere o maltrattare uil prossimo è una brutta cosa, ma poi si continua a farlo come se niente fosse. In altre parole, il problema è come far sì che le enunciazioni non siano soltanto parole, ma principi sentiti in profondità, tragredire i quali sia considerato da tutti qualcosa di inaccettabile e riprovevole, al di là di qualsiasi pseudo-giustificazione.

    Finora soltanto le grandi religioni hanno dato vita a situazioni spirituali comparabili. E onestaqmente penso che senza un fondamento religioso non ci sia alcuna speranza. Ma se un’etica laica altrettanto vincolante e profonda dovesse dimostrarsi capace di ottenere lo stesso tipo di “osservanza radicale” io sarò il primo a rallegrarmene. Mi terrei la mia religione, ma sarei felice di constatare l’esistenza di atre vie, ugualmente efficaci, vincolanti e dotate di forza di persuasione.

    Un caro saluto

  10. 17 maggio, 2004 alle 3:32

    Roberto…la coalizione non abbandonerà l’Irak…l’investimento dovrà fruttare…forse se ne andranno gli italiani ma, puoi esserne sicuro non gli USA…ne vedremo, purtroppo, ancora delle belle…Sulla sinistra italiana…un velo pietoso…Ciao. Alain

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