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Islam e democrazia

Islam e democrazia

 

 

 

 

Prosegue nel mondo cattolico lâÂÂattenzione per la âÂÂdottrina Lewisâ (combattere il terrorismo utilizzando le armi della democrazia). Oggi Avvenire pubblica una riflessione del politologo americano John Esposito, che, se non dice esattamente le stesse cose di Bernard Lewis, poco ci manca. Ecco un passaggio:

 

 

 

 

Molti sostengono che l’Islam e la democrazia non riescano a coniugarsi a causa delle istituzioni islamiche tradizionali come il califfato che precludono una significativa partecipazione politica a livello popolare e le istituzioni democratiche. Eppure la storia delle religioni dimostra che le tradizioni religiose, come le ideologie politiche per esempio la democrazia e il comunismo, sono suscettibili di diverse interpretazioni e relazioni con lo Stato. L’islam oggi continua a prestarsi a interpretazioni molteplici delle forme di governo; è impiegato per sostenere democrazie e dittature limitate, repubblicanesimo e monarchia. Al pari di altre religioni, l’islam possiede le risorse intellettuali ed ideologiche che possono offrire la giustificazione per un ampia varietà di modelli di governo dalla monarchia assoluta alla democrazia. In anni più recenti, il dibattito sulla democrazia si è intensificato.

 

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  1. 17 maggio, 2004 alle 21:14

    “Al pari di altre religioni, l’islam possiede le risorse intellettuali ed ideologiche che possono offrire la giustificazione per un ampia varietà di modelli di governo dalla monarchia assoluta alla democrazia. In anni più recenti, il dibattito sulla democrazia si è intensificato.” Quest’affermazione è singolare, perché caratteristica delle religioni è la fede, che non mi sembra adatta come strumento democratico. L’Iran è un buon esempio di Paese Musulmano con dittatura (regime dello shah) e con regime teocratico assoluto. Quest’ultimo ha avuto il potere di far rimpiangere il primo, per quanto violento e atroce fosse stato. Pochi hanno letto, suppongo, il testo politico di Khomeini: “la tutela del teologo”. In due parole: poiché la legge divina prevale su qualsiasi altra, la società musulmana non può che essere governata secondo i dettami di tale legge, contenuti nel Corano. Poiché il teologo è in grado di leggere e interpretare il Corano, ne consegue che il potere statale deve essere nelle mani dello stesso. Senza commenti. Amen. harmonia

  2. 17 maggio, 2004 alle 21:48

    Già, Harmonia, Amen. Viene voglia di dirlo. Ma penso che gli studenti iraniani, in grande maggioranza, non approverebbero. Le fedi, di per sé, non sono né democratiche né liberali, né monarchiche, né dittatoriali. Però le “culture” che sono originate dalle religioni hanno anche valenze politiche. Sull’Islam Bernard Lewis (che forse è il massimoi islamologo vivente) ha scritto cose illuminanti. Analizzando la storia del mondo islamico ci ha rivelato cose che non sospetteremmo mai (a proposito di un Islam non necessariamenrte retrivo e autoritario, ecc., al contrario …).E poi, al di là di tutto, sono d’accordo con Tony Blair quando afferma che la democrazia non è per pochi ma per tutti, in quanto esseri umani…Ciao

  3. 18 maggio, 2004 alle 1:31

    Neanche a farlo apposta: il post successivo a questo riprende il discorso. Stavolta a parlare è Amartya Sen.

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