Home > interni > Un commento cancellato

Un commento cancellato


 

 

 

Un blogger ha scritto un commento che ho appena cancellato. Era molto critico nei confronti di un personaggio politico. Cosa questa tanto legittima quanto addirittura soggettivamente doverosa, nel momento in cui si sia convinti che qualcuno meriti certi rilievi. Questa è un’ovvietà per un democratico e un liberale. Il guaio è, però, che il commento stesso non conteneva neppure un accenno di analisi, neppure l’ombra di una qualche argomentazione. Conteneva solo insulti.

 

 

 

Ora, lo sappiamo bene, insultare è facile. Lo sa fare un bambino (maleducato), lo sa fare un analfabeta o, nel caso di un commento scritto, un semi-analfabeta (di quelli poco inclini al ragionamento, ma ad onor del vero ce ne sono anche di brillanti e arguti, sia pure a modo loro), lo sa fare praticamente chiunque.

 

 

 

Più difficile è, naturalmente, argomentare. Soprattutto quando ci si occupa di politica e di uomini politici—ein generale di questioni che presentano un alto tasso di complessità. In questi casi si richiede più impegno, un’attenta osservazione della realtà. un certo sforzo di analisi e sintesi, una valutazione fredda e lucida di comportamenti, storie personali, testi, interviste, articoli, discorsi pubblici, azione di governo, ecc., ecc.

 

 

 

Questo vale anche nella blogosfera. Il blog è un luogo che si presta alla riflessione. Certo, a volte si predilige uno stile molto sintetico, epigrammatico, colorito. Il che consente di affrontare le cose in maniera più “leggera”, più rapida, ma non per questo meno intelligente. Anzi. Scegliere un siffatto low profile (se così si può dire) richiede che si sia in grado di sintetizzare in un paio di righe una valutazione in cui c’è praticamente tutto quello che occorre: la dimostrazione che si è riusciti a cogliere la complessità di una situazione senza ricorrere a facili scorciatoie, la capacità di far balenare davanti agli occhi di chi legge, attraverso un’immagine, una metafora, un’intuizione folgorante,i punti deboli dell’”avversario” e di metterli alla berlina senza alcuna misericordia. Spesso il risultato è ottenuto utilizzando “armi” tanto micidiali quanto profondamente “civili”, quali sono, ad esempio, l’ironia, il paradosso, lo sberleffo elegante, e tanti altri modi nei quali può esercitarsi l’umana perfidia non disgiunta da una sottile intelligenza.

 

 

 

La politica, la res publica, il dibattito culturale traggono da un siffatto esercizio del diritto alla libera espressione enormi vantaggi. C’è bisogno di spiriti critici, di analizzatori instancabili dei difetti degli uomini e delle umane istituzioni. Una critica corrosiva ma puntuale, spietata ma ben meditata e argomentata, è quanto di più “civico” si possa concepire, e certamente non è meno indispensabile della passione civile di quei pochi che continuano a credere nella politica. Questa critica aiuta i nostri “avversari” politici più di quanto non fornisca credenziali a coloro che condividono le nostre idee e aspirazioni politiche.

 

 

 

Altra cosa è, invece, l’insulto. Chi lo pratica non giova né alla causa di coloro che possono condividerne le “motivazioni” (per quanto inespresse), né a quella di chi, quelle motivazioni, non le condivide, ma potrebbe esserne “ammaestrato” qualora fossero espresse e sostenute adeguatamente.Non ricorro ad analogie (storiche o contemporanee) per respingere quel modo di concepire il dibattito e la politica stessa. Ma non è difficile trovare “esempi illuminanti” di come si possa concepire l’avversario (o meglio il “nemico”) come qualcuno da abbattere con tutti i mezzi perché così è giusto, perché così va fatto, punto e basta. Qui o in altre parti del mondo. L’estremismo, come “categoria dello spirito”,non è stato inventato oggi, e sarà difficile sconfiggerlo.Anche perché molti non si accorgono neppure che ciò che vogliono combattere altro non è che il proprio doppio, ugualmente incline alla semplificazione, e parimenti esposto al rischio di trasformare la propria esistenza in un jihad senza onore e senza altro ideale che un nichilismo senza speranza.

 

 

 

Categorie:interni
  1. 21 maggio, 2004 alle 20:27

    Scusa, non ho letto neanche il post, lo faccio dopo, ma m’è venuta in mente una cosa stupidissima: “Brutus is a(n) honourable man” non andrebbe scritto senza ‘n’ (l’h non è muta)? Reminiscenza da liceo…🙂

  2. 21 maggio, 2004 alle 21:15

    Condivido tutto del tuo pezzo che mi sembra ottimo per molti motivi, dalla bella scrittura alla ricchezza del pensiero. Ma soprattutto mi sono piaciute le numerose argomentazioni con cui hai sostenuto e spiegato le tue tesi. Mi sembra che cercare di farsi comprendere sia giusto e bello. Un saluto. harmonia

  3. 21 maggio, 2004 alle 21:23

    Per fortuna non faccio interventi in inglese su ILA. Il motivo non è solo che io sia indirizzato agli italiani, ma il fatto che in inglese sono persino più asino che in italiano.🙂
    Comunque per curiosità ho ficcato le due versioni in google. “a honorable” ha 4,150 ricorrenze. “an honorable” ben 78,100. Ripeto, sono una bestia della grammatica, anche inglese, ma penso sia una faccenda tipo quella del gli-loro (vedi qui e qui ……ciao
    Paolo

  4. 21 maggio, 2004 alle 22:01

    Sì, non volevo fare il “quattrocchi” della situazione, era un dubbio così, alla buona.

  5. 21 maggio, 2004 alle 22:10

    Anzi, visto che ho fatto la frittata: qui si spiega che la scrittura corretta è “an hono(u)rable man”, perché l’h non si pronuncia. Mi condanno alla pubblica derisione.

  6. 21 maggio, 2004 alle 23:17

    Eccomi qua, vedo che tutto è sistemato e che non devo impegnarmi in disquisizioni grammaticali. In ogni caso, al di là del fatto che ho sempre sentito dire (e letto) “It’s an honor” e così via (honour per il British English), per cui ho sempre dato la cosa per assodata, quella che ho adottato io è la trascrizione del testo inglese originale di W. S.. Il resto è grammatica, appunto.

    A Liapunov, però, volevo dire anche un’altra cosa: se davvero non avevi letto il post (e non ho motivo di dubitarne) hai un sesto senso, dal momento che avevo scritto appunto qualcosa che aveva “molta attinenza” con la frase … che non è certo lì per caso, anche se qualcuno non se ne accorge o “non afferra”.

    Grazie a Paolo per la “consulenza” e ad Harmonia per il suo commento, dove dimostra di aver capito perfettamente qual è il mio intento. Con certe persone ci può essere magari divergenza di opinioni, ma il “metodo” è lo stesso, e quindi è sempre un piacere e un arricchimento avere un confronto.

    Quanto a chi la pensa in maniera diversa, credo sia importante offrire occasioni di riflessione. Se la maleducazione è contagiosa lo è anche il suo opposto. Soprattutto quando non vengono a mancare le argomentazioni. Ciao

  7. 22 maggio, 2004 alle 16:03

    Vorrei indicarti un articolo che potrebbe insegnare molte cose ai nostri politici e informatori. Pubblicato dal Guardian, ieri. L’autore è Michael Berg, il padre di Nick Berg. L’ho postato in inglese nel mio blog con una mia modesta traduzione. Ma, se vuoi andare direttamente al Guardian, il link è questo: http://www.guardian.co.uk/0,6961,,00.html. Mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi. harmonia

  8. 22 maggio, 2004 alle 18:57

    Il tenore della lettera del padre di Berg era atteso. Al contrario del figlio, Berg senior era membro del movimento Internation A.N.S.W.E.R., da cui è naturale che indirizzi il suo comprensibile (per quanto lo sia, la sofferenza è incomunicabile) dolore di padre in armonia con le sue passioni politiche.
    La cosa è da sottolineare in quanto di recente la parte “pacifondaia” attaccava Magdi Allam per avere intervistato un ex dipendente di Al Jazzera senza dire che era diventato americano e lavorava per Voice of America(vedere qui la quaestio). Staremo a vedere se chi obiettava queste cose contro Magdi Allam le farà presente al Guardian …..
    In conclusione io sono certo che se a Pecoraro Scanio, o Bertinotti, morisse il figlio in Irak, loro se la prenderebbero con Bush, nonostante, magari, il figlio invece ritenesse l’intervento una occasione per aiutare gli irakeni. Non sono certo – dico, non sono certo – con chi se la sarebbe presa chi è invece partito per aiutarli e ha capito che l’avrebbero sgozzato e decapitato per il fatto di essere ebreo. A proposito. Sgozzare gli ebrei è una aspirazione antecedente alla guerra in Irak. Consiglio di guardare l’ultima parte di questo video della tv di stato saddamita, che fra l’altro dimostra i legami fra Saddam e il radicalismo terrorista religioso, terrorismo che Saddam ostacolava solo se disputava il proprio potere, altrimenti ….
    Paolo

  9. 22 maggio, 2004 alle 21:49

    Cara Harmonia, avevo già letto stamattina (anche se in fretta) l’articolo di Michael Berg, proprio sul tuo blog. Hai fatto una cosa bella e generosa traducendo il testo in italiano.
    Devo però dire che le osservazioni di Paolo mi sembrano molto convincenti. Il dolore di un padre che ha perso il figlio è qualcosa di sconvolgente su cui è difficile deire alcunché. Però l’argomento ci interpella anche politicamente, e da questo punto di vista dobbiamo tener conto che padre e figlio la pensavano in maniera diversa.
    Non possiamo, io credo (e mi costa dirlo), passare sotto silenzio questa diversità di vedute: per rispettare il dolore del padre dimenticheremmo i sentimenti e le opinioni del figlio.
    Un caro saluto

  10. 22 maggio, 2004 alle 22:25

    Caro Roberto, ho copiato il tuo commento qui fra i miei commenti, perché dai un’informazione che tu stesso ritieni utile. Credo che su questo punto concreto abbiamo una visione delle cose molto diversa, se non addirittura antitetica.
    Il documento di del padre di Nick, in preda al più insopportabile dei dolori, mi è sembrato una nobile espressione di pace e di giustizia. Non mi interessava e non mi interessa se il padre è un “pacifondaio” e il figlio no, perché è irrilevante in quel contesto. Semmai è rilevante che il padre “pacifondaio” sia rimasto fermo a difendere i suoi ideali. E non ha misurato la sua etica né sul metro dei terroristi (horribile dictu) né su quello di Bush.
    La vedo così perché sono anch’io una “pacifondaia? Tutto è possibile, ma, secondo me, la vedo così perché gli argomenti di Michael Berg, e ne ha portati tanti, sono logici e convincenti.
    In ogni caso mi è utile la discussione perché mi mette nella situazione reale (anche se virtuale, qui) di confrontarmi con me stessa, riverificando le mie idee, e con te, a cui tento di spiegare il mio punto di vista. Con simpatia. harmonia PS. Copio anche questa risposta nel mio blog per i viaggiatori che si fermano da me. Buona notte! h

  11. 22 maggio, 2004 alle 22:27

    Caro Roberto, ho copiato il tuo commento qui fra i miei commenti, perché dai un’informazione che tu stesso ritieni utile. Credo che su questo punto concreto abbiamo una visione delle cose molto diversa, se non addirittura antitetica.

    Il documento di del padre di Nick, in preda al più insopportabile dei dolori, mi è sembrato una nobile espressione di pace e di giustizia. Non mi interessava e non mi interessa se il padre è un “pacifondaio” e il figlio no, perché è irrilevante in quel contesto. Semmai è rilevante che il padre “pacifondaio” sia rimasto fermo a difendere i suoi ideali. E non ha misurato la sua etica né sul metro dei terroristi (horribile dictu) né su quello di Bush.

    La vedo così perché sono anch’io una “pacifondaia? Tutto è possibile, ma, secondo me, la vedo così perché gli argomenti di Michael Berg, e ne ha portati tanti, sono logici e convincenti.

    In ogni caso mi è utile la discussione perché mi mette nella situazione reale (anche se virtuale, qui) di confrontarmi con me stessa, riverificando le mie idee, e con te, a cui tento di spiegare il mio punto di vista. Con simpatia. harmonia

  12. 22 maggio, 2004 alle 23:29

    Cara Harmonia, faccio come te: copio/incollo qui il commento che ho lasciato sul tuo blog …

    —–

    Anche a me la lettera di Michael Berg è sembrata “una nobile espressione di pace e di giustizia”. Egli ha messo nero su bianco una sua visione delle cose, lo ha fatto in buona fede e con una forza che proviene “da dentro”. Quindi è veramente apprezzabile quello che ha scritto.
    Io sottolineavo un aspetto ulteriore (per così dire “meno soggettivo”, nel senso migliore dell’espressione) e per giunta con riferimento ad un commento (quello di Paolo) che spostava il discorso su altri aspetti della vicenda.
    Su di un piano politico le opinioni del padre di Nick restano opinioni, rispettabilissime, ma appunto soggettive, e in ogni caso non coincidenti (a quanto è dato capire) con quelle del figlio.
    Evidenziare questo non significa ritenere meno nobili le parole di Michael. Almeno nel mio intendimento. E’ solo una puntualizzazione che, trattandosi di una questione “pubblica”, mi sembrava giusto e, dal mio punto di vista e per quel che mi concerne, doveroso.
    Che tu sia “pacifondaia” (ma il termine, con riferimento a te non mi piace molto: preferirei “non-violenta”) e che magari io lo sia un po’ meno (anche se onestamente non mi considero “guerrafondaio”) è una questione che lascerei fuori da questo ragionamento. Ovviamente potremmo parlarne, ma non tanto con riferimento al “topic” di cui ci stiamo occupando.
    Ciao

  13. 23 maggio, 2004 alle 13:10

    Beh, sulla nobile espressione (salvo sempre il rispetto del dolore di padre) ………..
    ……..
    And, sure, he is an honourable man.
    I speak not to disprove what Brutus spoke,
    But here I am to speak what I do know.
    …..
    O judgment! thou art fled to brutish beasts,
    And men have lost their reason. Bear with me;
    My heart is in the coffin there with Caesar
    Paolo

  14. 23 maggio, 2004 alle 21:10

    Caro Paolo, conosci la mia stima per te, ma non posso fare a meno di osservare che Bruto aveva appena ucciso Cesare, mentre Michael non ha ucciso nessuno, anzi…, il primo meritava l’ironia si Antonio, il secondo non merita la tua. E neanche la mia. Anche se lo ritengo in errore. Ci sono passaggi che ritengo inaccettabili nella sua lettera, ma oggi voglio trattenere di ciò che ha scritto soprattutto l’aspirazione alla pace, all’amore per gli altri. C’è un tempo per ogni cosa. Questo è il tempo della pietà. Per un uomo che ha perso il suo bene più grande. La politica può attendere.
    Stammi bene

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: