Home > interni > La disfatta

La disfatta


Un editoriale de Il Riformista tira le somme del voto sull’€™Iraq e, in aggiunta, pone un problema che sembrava ormai archiviato, quello della leadership di Romano Prodi. Il ragionamento è semplice:

 

 

 

 

Può anche essere, anzi è probabile, che la richiesta del ritiro metta la lista Prodi maggiormente in sintonia con i suoi elettori, quello che viene chiamato il popolo di centrosinistra. Ma è altrettanto probabile, anzi forse più probabile, che la svolta del listone appaia a un pubblico più vasto come una vittoria di Bertinotti e dell’ala più radicale dello schieramento di sinistra. (…)

 

 

 

Il danno è dunque arrecato alla affidabilità del centrosinistra, esattamente dello stesso tipo di quello che convinse la maggioranza degli italiani, dopo la caduta di Prodi provocata da Bertinotti, a diffidare di un’alleanza su cui l’estrema aveva tanta decisiva influenza. (…)

 

 

 

Si pone dunque di nuovo, e per la seconda volta con Bertinotti, il problema della leadership di Prodi. (…)

 

 

 

Il suo imbarazzo è evidente, ma Prodi non può prendere le distanze da una decisione che è stata presa in sua presenza, e per questo deve smentire le voci di un suo «gelo». Ma dopo le europee questa ambiguità non sarà più consentita.

 

I modi sono garbati, la sostanza è la pura e semplice constatazione di una inadeguatezza.

 

 

 

 

Sul Corriere della Sera è Michele Salvati a prendere la parola sulla questione Iraq. Il professore, non meno garbatamente del Riformista e quasi quasi chiedendo scusa per l’intromissione, distilla un discorsetto al cianuro che non risparmia nessuno dei “suoi”, ma proprio nessuno …

 

 

 

 

Salvati, come tanti, constata che con il voto in Parlamento la lista “Uniti nell’Ulivo” ha ribaltato la propria linea pro Onu (decidendo di nonattenderne l’imminente risoluzione), accenna soltanto, en passant,un giudizio fortemente negativo sulla gestione della cosa—affermando di concordare in toto con quanto Paolo Franchi aveva scritto giovedì scorso, sempre sul Corriere—e si impegna in un’analisi più approfonditadelle “conseguenze di questo voto sui possibili sviluppi della lista unitaria in qualcosa di più solido e meglio organizzato di una semplice coalizione elettorale, se non proprio un partito riformista”.

 

 

 

 

Il ragionamento prende in esame vari aspetti della questione, a cominciare dalla “novità” costituita dal fatto che il centrosinistra abbia votato per la prima volta in modo compatto su questi temi: “una vera notizia, un uomo che morde il cane”. Sennonché, ha osservato ironicamente il professore, “dal punto di vista degli sviluppi della lista unitaria”, stavolta sarebbe stato meglio che il cane avesse morso l’uomo, cioè che ognuno avesse votato secondo i propri sentimenti e convincimenti.Anche se, ha proseguito perfidamente Salvati, a dire il vero una posizione unitaria la lista l’aveva già assunta da tempo …, quella abbandonata in extremis dai riformisti e, semprein extremis, fatta propria dal centrodestra!

 

 

 

A questo punto, conclude il professore,

 

[l]e speranze di uno sviluppo della lista unitaria verso qualcosa di più di una coalizione elettorale sono affidate a due cose: la coesione dei suoi partiti più grandi su una linea politica coerente e la leadership di Romano Prodi. Entrambe sono state indebolite dalla decisione presa all’Excelsior e attuata col voto di giovedì scorso. La prima perché c’è stato un rovesciamento di linea che è difficilmente comprensibile, anche se sicuramente asseconda un’indignazione diffusa per la perdita di autorità morale dell’occupazione anglo-americana conseguente alle torture: ma tale indignazione poteva benissimo attendere la risoluzione dell’Onu prima di manifestarsi in una decisione politica impegnativa. La seconda perché un leader non può limitarsi a «registrare» una posizione maggioritaria se non è intimamente convinto della sua giustezza. Non può, come presidente della Commissione Europea, sollecitare il piano Brahimi e la risoluzione dell’Onu e poi adeguarsi a una scelta della lista da lui guidata che implicitamente non attribuisce a queste decisioni alcun valore.

 

 

Personalmente, niente da aggiungere (o togliere), neppure una virgola.

 

 

Categorie:interni
  1. 22 maggio, 2004 alle 20:32

    C’è poco da aggiungere: la lista unitaria non ha un leader e non ha una politica estera.
    Deludente D’Alema che cerca di difendere davanti ai giornalisti la coerenza di una scelta fatta per raccattare voti a sinistra.
    L’ennesimo errore strategico della dirigenza del centrosinistra: si buttano via vantaggi politici per un calcolo sbagliato su come procacciarsi voti a buon mercato.
    Oggi come oggi l’opposizione è il migliore alleato di Berlusconi, checchè ne dica Bondi…

  2. 22 maggio, 2004 alle 21:37

    D’accordo, purtroppo è così. Se vogliamo si potrebbe perfino correggere in senso peggiorativo quello che dici: La lista “ha” una politica estera, quella di Bertinotti …

  3. 22 maggio, 2004 alle 21:57

    avrei voluto postare qualcosa sull’articolo di salvati. sono contento che qualcuno ci abbia pensato al posto mio.
    Un saluto

  4. 22 maggio, 2004 alle 22:45

    Non posso dire: “E’ stato un piacere”. In effetti non lo è stato. Un dovere, questo sì. Un dovere ingrato.

  5. 23 maggio, 2004 alle 14:53

    Oggi sondaggio su Repubblica: il 63% degli italiani sono pacifisti. Una provvidenziale giustificazione…

  6. 23 maggio, 2004 alle 17:41

    Caro Wind, queste accuse di poca intelligenza politica e di appiattimento sulle posizioni del Subcomandante Fausto della stampa ” non di parte ” mi paiono indecorose. Non si capisce perchè si debba restare invischiati in una guerra sbagliata, fondata sulla menzogna, condotta dai dilettanti allo sbaraglio dell’amministrazione Bush e definitivamente disonorata dalle torture infami di quelli che dovevano portare ” i valori” in Irak. La svolta, semplicemente, non esiste che nella mente immaginifica di Berlusconi. Finchè resterà un solo soldato della coalizione in Irak gli iracheni-tutti, sunniti, sciiti e curdi- continueranno a sparargli addosso perchè gli iracheni si sono sentiti non solo invasi ma anche disonorati. Romano Prodi ha, semplicemente, ragione. E in quanto all’appiattimento, la sua posizione è appiattita anche su quella di noti massimalisti come Chirac, Zapatero, Repubblica Federale Tedesca, 80% degli inglesi che sul tema stanno facendo la pelle a Blair e in definitiva l’universo modo. Serve forse smetterla con la politica dei furbi, e cominciare con la politica della verità. Poi ognuno voti come vuole.

  7. 23 maggio, 2004 alle 20:07

    Caro Vecchio, a mio modestissimo avviso non è indecorosa l’opposizione alla guerra (scelta legittima e, nel caso specifico, supportata da ragioni che si possono contestare ma hanno una loro forza). Non è indecorosa, ma fortemente contestabile sì, neppure la richiesta di un ritiro delle nostre truppe. Indecoroso è il voto del Triciclo sul ritiro proprio nel momento in cui si stanno realizzando le condizioni che fino a ieri la lista “Uniti per l’Ulivo” riteneva essenziali per la nostra permanenza in Iraq.
    La svolta c’è, è l’Onu e anche la Chiesa a dirlo, non solo Berlusconi. E in ogni caso bastava aspettare poche settimane, 5 per l’esattezza non mesi o anni. e se davvero non c’era alcuna svolta si veniva via. Tutto qui. Perché questa fretta? Perché non concedere a Brahimi una chance? Non è sospetta tutta questa premura?
    Il pacifismo non c’entra, di questo sono più che convinto.

  8. avy
    24 maggio, 2004 alle 13:17

    meglio essere antipopolari in irak che impopolari in italia…

  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: