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Che fine ha fatto la passione per la democrazia?


Segnalare e commentare favorevolmente—ancorché collocandosi nell’area di centrosinistra—articoli ed editoriali piuttosto severi sulle scelte della sinistra riformista in materia di politica internazionale è diventato un esercizio stucchevole e, data la frequenza con la quale se ne verificano le occasioni, alquanto ripetitivo. Tanto che a parecchi è venuto spontaneo decidere di occuparsi d’altro e di cominciare a trascurare l’argomento. A dir la verità questo sarebbe il proposito maturato anche nello scrivente, che tuttavia si rende perfettamente conto di cosa significherebbe, per la causa mai dimenticata, lasciare ai neocons nostrani il campo libero nella blogosferica battaglia finale pro-America. Ma per fortuna—è l’obiezione che viene subito in mente—ci sono anche i radicali, che, loro sì, riescono ad essere filo-americani senza rinunciare a vedere e a denunciare con forza gli errori e gli “abusi” dell’Amministrazione americana, restituendo nobiltà e dignità ad una difesa che diversamente sarebbe spaventosamente acritica, se non addirittura vergognosamente servile.

 

 

 

Insomma, questo è quanto ci si prefigge da queste parti. Con un po’ di rammarico, certamente. Ma oltretutto non si può non prendere atto che, almeno sic rebus stantibus, la battaglia è persa. La lista “Uniti per l’Ulivo” ha sposato la linea Bertinotti. E francamente i distinguo che ancora si sentono nell’aria hanno un po’ stufato. Quelli che hanno creduto che le cose potessero andare diversamente hanno perso. Punto e basta. Se ne riparlerà—nel caso, ma non è neppure detto—fra qualche anno, a meno che ovviamente le cose non abbiano a subire un’evoluzione improvvisa e imprevista …

 

 

 

Ad ogni buon conto, e a mo’ di estremo omaggio alla causa persa, segnaliamo quello che ha scritto l’ottimo Gianni Riotta sul Corriere di oggi.

 

 

 

Sottovoce, i leader della sinistra moderata assicurano di non essere d’accordo, ma l’opposizione si allinea sull’Iraq con un Fausto Bertinotti in gran spolvero, felpato e ferreo nell’imporre il «tutti a casa» alle nostre truppe, che rivendica ora anche per l’Afghanistan. Poco importa che lo sfidante democratico di George W. Bush, John Kerry, chieda agli alleati di restare, poco o nulla che Kofi Annan e l’Onu assicurino che solo la forza multinazionale può dare stabilità e che perfino Hans Blix, sì l’ex ispettore scandinavo nemesi sulle armi di Saddam, dichiari candido a La Stampa : «L’Onu non può sostituire gli Usa».

 

(Il grassetto è aggiunto)

 

 

 

 

Proseguendo il ragionamento Riotta fornisce l’unica spiegazione che gli sembra plausibile: quella elettorale. Ma a quel punto pone una questione molto seria: va bene, si cede per qualche voto in più, perché il cuore della gente di centrosinistra è prevalentemente con i pacifisti e non si può andar contro il sentimento popolare, ecc. ecc., ma perché mai i riformisti, i moderati di sinistra, non riescono a far breccia nelle passioni della propria gente? “Perché solo i movimentisti sanno evocare un Pantheon di eroi, usando la politica come arena etica?”

 

 

 

La passione della democrazia, dello sviluppo, della ricerca, della libertà, dei diritti civili e umani dove sono finite? Perché la sinistra illuminata non attacca Castro e la sua dittatura dicendo: «Oggi il Che starebbe con i dissidenti a Cuba!»? Perché non cita le tre cifre dell’orrore contemporaneo, 900 miliardi l’anno in spese militari, 360 miliardi in sussidi all’agricoltura ricca e solo 50 in aiuti allo sviluppo dei poveri? Perché non guarda al Sudan, dove è in corso un genocidio silenzioso, e, denunciate le sevizie ad Abu Ghraib, non mette all’indice gli aguzzini in Siria, i soldati israeliani che spezzano le ossa agli arrestati, i palestinesi che giustiziano i delatori senza processo?

 

[Leggi il resto]


 


Da notare, en passant, che questo non è un ragionamento da “destra della sinistra”, di quelli che magari piacciono tanto anche a destra ma troppo poco (e comprensibilmente) a sinistra. Comunque, senza entrare nel merito di ciascuna delle questioni sollevate da Riotta nell’editoriale, penso sia indubbio che qualcosa si sia inceppato nel riformismo: non nelle sue ragioni, che per lo più restano valide, attualie irrinunciabili, ma nell’anima.E ha senso, in effetti, domandarsidove sia finita “la passione della democrazia, dello sviluppo, della ricerca, della libertà, dei diritti civili e umani”.


 

Categorie:interni
  1. 26 maggio, 2004 alle 17:44

    … complimenti x questo interessantissimo blog che ho scoperto casualmente …. aufwiedersehen …..

  2. 26 maggio, 2004 alle 19:58

    domandarsi certe cose in campagna elettorale ..e come chiedersi dove sono conservati gli ombrelli in agosto.

    attesa, solo attesa ci è consentita. decisamente …troppo poco.

    barnaba

  3. 26 maggio, 2004 alle 20:08

    gli ombrelli ad agosto? per la serie “a paensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre”? beh, onestamente il vecchio giulio era uno che aveva capito, ma lui aveva dietro la dc di allora, i riformisti hanno soltanto la propria “credibilità” (se così si può dire …) e se la sono giocata.
    ciao

  4. avy
    26 maggio, 2004 alle 20:12

    un “insider” mi spiegava poco fa che sondaggi interni ai partiti hanno condizionato la mossa promettendo un 4% di voti in più. boh, ricordo un sondaggio di 4/5 anni fa in cui emergeva che “in alcuni casi” (stragi, pedofilia,…) la stragrande maggioranza degli italiani sarebbe stata favorevole alla pena di morte.

  5. 26 maggio, 2004 alle 21:44

    nel conto ci sono anche i voti persi?😉 comunque ho il vago sospetto che quelli guadagnati vengono più sbandierati dai “sondati”, mentre quelli persi sono esibiti meno volentieri.

  6. 27 maggio, 2004 alle 8:37

    Roberto, sono rientrato dopo una settimana di assenza…copio e stampo il tuo post e me lo leggo con calma. Ciao. Alain

  7. 27 maggio, 2004 alle 9:50

    Bentornato, Alain. Fammi sapere se hai un’idea di come rispondere alla domanda …
    Buona giornata!

  8. avy
    27 maggio, 2004 alle 11:45

    ah windrose, per rispondere alla tua domanda, non so dove sia finita, ma in via di torre argentina ce n’è ancora tanta.

  9. 27 maggio, 2004 alle 12:28

    Sono convinto, con Riotta, è una mossa elettorale. Non battiamo le campane a morto. La virata nel fronte pacifista è seguita di pochi giorni l’uscita di diversi sondaggi che mostravano preoccupanti cedementi dei DS e Margherita. Insieme – mi pare di ricordare – rischiavano un – 7.
    Un’altra considerazione: i riformisti sono autoreferenziali? se la maggioranza delle persone di sinistra sono per un ritiro (sto ipotizzando, non ho dati) mi sembra giusto che la cosa si rifletta a livello nazionale, con una soprafazione di chi porta avanti queste posizioni. La politica non è la cinghia di trasmissione dei voleri della gente al vertice? La risposta non è scontata.

    S24.

  10. avy
    27 maggio, 2004 alle 17:51

    è vero, la risposta non è scontata. ma io direi che chi si occupa di politica deve intuire o “concepire il nuovo possibile”, e su quello convincere la gente (con-vincere, vincere insieme). non farsi dettare l’agenda da chi, per sua stessa scelta, non si interessa di politica se non la domenica del voto (perché magari si occupa di medicina, di ingegneria, di rosticceria…). ma è solo il mio punto di vista.

  11. 27 maggio, 2004 alle 18:16

    Avy, è esattamente anche il mio punto di vista. Chi guida deve stare avanti, non dietro. (se avanzo, seguitemi. se mi fermo, non facciamo scherzi). Però prendi un operaio qualsiasi e chiedigli che ne pensa. Ho solo cercato di mettermi nei loro panni.

    E’ un serio dibattito, che coinvolge il concetto stesso del sistema partitico. E spero che qualcuno, prima o poi, lo affronti. Un saluto a distanza, usurpando i blog altrui. Wind, capirà.🙂

  12. 27 maggio, 2004 alle 22:02

    Sono assolutamente d’accordo con Avy (sui radicali e su chi deve mettersi davanti e non inseguire il “popolo” (o meglio “la gente”, visto che il popolo è un concetto un po’ diverso).
    A Serghei vorrei dire che le campane a morto le hanno suonate “loro”, noi ci limitiamo ad ascoltare il triste rintocco. Comunque la morte può essere seguita da una “resurrezione”, ma perché ciò avvenga occorre la fede … Tu riesci a vederla, tanto per tornare alla domanda da un milione di dollari (anzi di euro, dati i tempi)?

    Cambiando discorso, che ne dite del film La vita è Bella, che ho ripreso nel post successivo sulla scia di un paio di blog britannici?
    Ciao

  13. anonimo
    28 maggio, 2004 alle 7:46

    Non ho (ancora) un blog, sono solo una lettrice… secondo me la passione per i diritti civili, la democrazia, la ricerca e tutte queste belle cose “occidentali” in Italia non si sono mai viste molto… io ho vissuto un anno e mezzo all’estero (Belgio e Stati Uniti) ed e’ stato come per un iracheno o un albanese venire in Italia… non so cosa succedeva nel dopoguerra e negli anni settanta (dal’ottimismo dei miei genitori immagino ci siano stati dei progressi), ma da quando sono nata io le aspettative deluse sono state tante. Immagino stia succedendo quello che e’ successo all’inizio del novecento, in concomitanza con la crisi economica: la rabbia per le aspettative non soddisfatte porta alla violenza e all’irrazionalita’. In Europa non c’e’ la consapevolezza dei comportamenti (sociali, politici, economici) che CAUSANO lo sviluppo e la civilta’ su larga scala, cosi’ siamo un po’ in balia delle onde… non cosi’ negli USA, che sono NATI su questi principi e hanno attraversato un oceano per arrivare in un posto in cui metterli in pratica. Cosi’ sono cinquant’anni avanti rispetto all’Europa, e se l’Europa continua cosi’ fra 50 anni saranno non cento, ma 200 anni avanti… scusate la lunghezza del messaggio (ma era il mio primo post in assoluto!) Ciao

  14. 28 maggio, 2004 alle 8:55

    Cara visitatrice, il tuo commento lascia presagire un radioso futuro nel blogging, anzi, a mio avviso dovresti darci dentro (se hai bisogno di consulenza scrivimi all’indirizzo che trovi sulla destra, dopo aver tolto le barriere anti-spam).
    Personalmente non sarei troppo pessimista. Il Belgio lo conosco poco, ma gli Stati Uniti certamente sono piuttosto avanti (anche se non sempre e non in tutto: ci sono aspetti per i quali siamo più avanti noi, ad esempio il welfare).
    Margaret Thatcher una volta disse una cosa molto giusta (cito a memoria): L’Europa non sarà mai come gli Stati Uniti, perche la prima è stata fatta dalla storia mentre gli Stati Uniti sono nati dalla filosofia.
    Credo sia profondamente vero. Un grande e straordinario Paese, certamente, ma non immune da errori, come del resto è inevitabile che sia. In ogni caso se non era per lo zio Sam non saremmo certo qui a discettare di sistemi politici e di diritti umani, politici e civili. Molti se lo dimenticano, o fanno finta di dimenticarselo, magari approfittando del fatto che dopo i Thomas Jefferson, i Roosevelt, i Kennedy, ecc, sono arrivati i Rumsfeld (che in effetti sono un po’ imbarazzanti, anzi, togli pure “un po’”…).
    Ciao

  15. anonimo
    28 maggio, 2004 alle 23:46

    Il discorso del welfare e’ complesso, secondo me anche qui fare un paragone diretto tra Europa e Stati Uniti (per di piu’ dicendo che l’Europa e’ piu’ avanzata) rischia di essere fuorviante. Ho provato a scrivere qualcosa di piu’ articolato su questo, ma veniva una cosa un po’ lunga e ho rimandato (impegni di lavoro concentrati in questo periodo).

    Grazie per la frase della Thatcher, e’ una di quelle che non dimentichero’ mai, nemmeno quando avro’ ottant’anni… io preferirei fare filosofia senza subire la storia (tipo i firmatari riuniti in general congress nel 1776), piuttosto che fare la storia rinunciando alla filosofia (tipo Prodi che si contraddice spudoratamente in questi giorni pur di essere eletto). Mi e’ anche venuto in mente Mitterand che alla vigilia dell’invasione dell’Iraq disse “la storia non e’ mai stata scritta in anticipo”. Forse aveva dimenticato di aggiungere “in Europa”…

    Per quanto riguarda il passaggio da Jefferson a Rumsfeld non c’e’ che dire, ha un che di spaventoso; mala tempora currunt, pensa a quello da Disraeli a Blair. Io voterei Berman. Paul Berman for president.

    Ciao da futura blogger

  16. anonimo
    28 maggio, 2004 alle 23:49

    Ooops… causa sonno ho scritto Mitterand al posto di Chirac.

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