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Stragi in nome di Dio

Stragi in nome di Dio



 


Il messaggio audio di Al Muqrin, braccio destro di Bin Laden, si apre con la formula sacra consueta:



 


“In nome di Allah il Clemente il Misericordioso, la lode spetta ad Allah e la fierezza al suo esercito”.


Su Ahimsa il raccapricciante testo, ma anche un’accurata ricerca delle improbabili “fonti religiose” di queste aberrazioni. Un lavoro utilissimo, condotto su testi attendibili, per arrivare alla conclusione che:


I terroristi non possono appellarsi al Corano per giustificare i propri crimini, anzi seminano falsità e vergogna e terribili misconoscenze sull’ Islam in tutto il mondo.


Capire questo costituisce la base per aprire un dialogo con i seguaci dell’Islam che interpretano il Corano molto diversamente dai correligionari fondamentalisti, e soprattutto in contrasto con le blasfeme misinterpretazioni dei terroristi.



 


 

  1. 1 giugno, 2004 alle 22:39

    Infatti. Oggi la cerimonia di insediamento del nuovo governo iracheno presieduto da Al-Yawar si e’ aperta con “la recitazione di versetti dal Glorioso Corano” (almeno cosi’ dice islam-online.net). Mi sembra un po’ paradossale che lo stesso testo sia usato per sostenere un governo e nello stesso tempo per attaccarlo…

  2. 2 giugno, 2004 alle 1:49

    Grande Harmonia…lavoro prezioso il suo. Buona notte. Alain

  3. 2 giugno, 2004 alle 10:59

    Proprio il rapporto tra moderati e fondamentalisti bisognerebbe indagare. Perchè l’obolo per la Jihad nella moschee, perchè le charities musulmane raccolgono fondi che vanno ai terroristi?
    Cosa significa il binladenismo per il musulmano moderato, specie per quello emigrato in Europa?

  4. 2 giugno, 2004 alle 18:26

    Caro Roberto, ti ringrazio dell’attenzione e del credito che mi dai. Allora, riguardo al dialogo con i musulmani “moderati” come si usa chiamarli, vorrei dirti che ciò che ho scritto è anche il frutto di esperienze personali. Ho trascorso parecchi anni in Iran, quando c’era lo shah. Poi ho vissuto anche le proteste e le piccole rivolte che sono diventate una vera e propria rivoluzione, infine la vittoria della rivoluzione e i primi tempi del regime di Khomeini. Ho conosciuto, quindi, un Islam prima dopo la conquista del potere da parte dei fondamentalisti. Da quei drammatici eventi, che hanno segnato una buona parte della mia vita, ho imparato la distinzione tra una società musulmana “normale” e una fondamentalista. Sono stata pienamente calata in entrambe: felicemente nella prima, tragicamente nella seconda, a parità di regimi dittatoriali oppressivi e non rispettosi dei diritti umani. Per questo anche i miei processi di immedesimazione in chi subisce la violenza sono così immediati e non fanno distinzione di sorta tra le vittime. So che sembra utopia, ma voglio sperare che l’evoluzione porti gli umani a superare i comportamenti violenti, nonostante il periodo attuale. E’ necessario lavorare, instancabilmente, e nella certezza, frustrante certo, di non vedere i risultati del nostro impegno. Una “mutazione” richiede tempi lunghissimi, ma è fatta di cambiamenti minimi, spesso impercettibili. Scusa la lunghezza. Con affetto. harmonia

  5. 2 giugno, 2004 alle 21:56

    Cara Harmonia, le tue esperienze dirette e personali ti danno titolo per parlare con cognizione di causa sulla materia. Quindi è una grazia ospitarti, e spero che fornirai molti altri contributi alla comprensione di ciò che è successo e sta succedendo all’interno del mondo islamico.
    Sono convinto anch’io che ci vorrà tempo, però penso anche che gli scenari, oggi come oggi, possono cambiare molto in fretta. Nel bene e nel male …
    Speriamo nel bene!
    A risentirci

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