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A strange interview with the Dalai Lama


I am two days late with my blogging duties, but I have been very busy in the last few days and I haven’t had much time to do anything other than working and having a quick look at some of my favourite weblogs. So, yesterday I came across this interview to the Dalai Lama, though only a couple of hours ago I could have the reading finished.

 

A journalist at The Independent, Johann Hari—the author of the interview—blogs at www.JohannHari.com and Harry’s Place. According to His Holiness the Dalai Lama, if you look at his belly Johann “appears to have two stomachs”. Being called a minger by the Pope is what he is likely to expect from the future. What else? Well, he says:

 

 

 

 

 

 

 

I don’t think the Dalai Lama likes me. He looks tetchy; he narrows his eyes in my direction, then looks at his watch.

 

Please read the interview to understand why …

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  1. 8 giugno, 2004 alle 16:09

    Roberto ho stampato l’articolo per leggerlo con calma. Poi ti dirò. Ciao. Alain

  2. 8 giugno, 2004 alle 17:05

    Caro Roberto, per prima cosa lascia che ti ringrazi per la tua sollecitudine. Ho dato un’occhiata all’intervista, leggerla con calma e capirla bene mi richiederà un bel po’ di tempo. Mi pare che sia un’intervista ‘cattiva’, nel senso etimologico del termine, cioè ‘captiva’, ‘prigioniera’ dell’ignoranza e anche di una rilevante dose di arroganza. Che fare? Normalmente il mio metodo è quello di pubblicare il documento, con una traduzione (anche se non sono una fine traduttrice), e dopo i miei commenti, se mi sembra di dover esprimere il mio pensiero. Manderei anche una lettera all’Independent. Che ne dici? harmonia

  3. 8 giugno, 2004 alle 17:18

    Intervista godibilissima caro Roberto. Ammiro molto il Dalai Lama e la cultura del Tibet, come forse già sai. Anche se ci sono degli aspetti della religione tibetana e della buddista in generale che non mi sento di condividere.
    Mi riferisco alla teoria della reincarnagione e quella del karma. L’idea che un bambino nasca disabile e costretto su una sedia a rotelle per tutta la sua infelice vita a causa dei peccati commessi in una vita precedente, per me è semplicemente stupida e inaccettabile.

    Per il resto il Dalai Lama rappresenta il perfetto Bodhisattva, cioè colui che rinuncia alla propria liberazione per trattenersi sulla terra ad aiutare gli altri esseri senzienti. D’altra parte ciò è confermato dalla sua preghiera preferita: ‘So long as space remains,/ So long as sentient beings suffer and remain, / I will remain in order to serve’ .

    A proposito sapevi che il Dalai Lama è un appassionato collezionista di orologi ed egli stesso un abile orologiaio? (sì proprio nel senso di aggiustarli….). Ciao. A presto. Alain

    Harmonia d’accordo con te sul tono dell’intervista. Ma i giornalisti non possono essere dei perfetti tuttologhi, d’altra parte a leggere l’intervista ed il racconto del giornalista questi un piccolo sforzo di documentazione lo ha fatto…ho letto delle interviste al Dalai Lama proprio …da piangere. Ti abbraccio. Alain

  4. 8 giugno, 2004 alle 17:58

    Cara harmonia, in effetti cattivella lo è l’intervista (non solo nel senso etimologico, anzi, più nel senso “corrente”). Però è anche ironica e, a suo modo, simpatica.
    Penso che la miglior vendetta sia un sano dileggio. Come il Dalai Lama, ha ben capito, con fine perfidia, dando del “panzone” a quel giornalista mattacchione.
    Io per parte mia ho cercato di dare un piccolo contributo con la presentazione vagamente ironica dell’intervista. Certo, una letterina di sbeffeggio su The Independent sarebbe un’ottima cosa. Il problema è che scriverla in inglese non è esattamente la stessa cosa che scriverla in italiano (e di tempo ne ho pochissimo)…
    Però non posso fare a meno di aggiungere che ammiro l’autoironia di Hari (vedi anche come ha presentato il post dal blog Harry’s Place…). Questi Brits mi stanno simpatici, che vuoi farci.
    Grazie Alain per il dotto contributo (da quel profondo conoscitore delle filosofie e religioni orientali che sei). Neanche io credo alla reincarnazione tout-court, però ho una mia idea della legge del Karma. In ogni caso il Sufismo è una prospettiva che mi è più congeniale (grazie ancora per quella splendida parabola che una volta mi avevi inviato come commento e che devo recuperare…).
    A proposito: caro Alain, se posso permettermi di chiedertelo, perché nel tuo blog non crei uno spazio per questi argomenti che padroneggi da maestro?
    Ciao

  5. 8 giugno, 2004 alle 18:03

    Ho riletto l’intervista, caro Roberto, e l’ho trovata poco gradevole ancora una volta. Forse è una cattiveria, ma forse la battuta dell’innocente monaco sulla pancia del giornalista è stata cattiva consigliera. Ho sentito parlare il Dalai Lama solo due volte: i suoi sorrisi e le sue risate, i movimenti delle mani e della testa e del corpo, il modo di parlare, mi hanno conquistata perché vi ho visto i segni spontanei di una humilitas nobilis. Quanto all’intervista, sarebbe necessario spiegare ciò che l’intervistatore o /trice? non ha capito.
    Ad Alain direi che anch’io ho delle perplessità su alcuni temi fideistici del Buddhismo. Ho discusso con competenti amici Hindu il concetto di ‘karma’, che è molto più elaborato di come appare in uno scambio veloce di battute. Ed è forse più accettabile di altre spiegazioni dell’umana sofferenza, quando si comparano le diverse credenze religiose, secondo la mia personale opinione, of course. Con affetto. harmonia

  6. 8 giugno, 2004 alle 18:10

    Ci rincorriamo come in una bella discussione ‘a voce’. Il tocco British è simpatico, non c’è che dire, ma una letterina vorrei scriverla all’Indipendent, ma temo che ci vorrebbe una letterona. Ahimè! Posso provarci, però, tanto al massimo mi daranno dell’illetterata, sì, ‘unlettered’, suona bene. Ciao! harmonia

  7. 8 giugno, 2004 alle 18:37

    Hai tutto il mio sostegno morale …

  8. 8 giugno, 2004 alle 18:47

    Harmonia, penso che il nostro guaio, da bravi figli di Aristotele, è quello di voler trovare una spiegazione ad ogni cosa facendo ricorso ad uno strumento, per altri versi utilissimo, che è la ragione.
    Perchè non ci rassegniamo al fatto che alcune cose non hanno semplicemente una spiegazione razionale e forse non hanno proprio una ragione.
    E’ così e basta. Il fatto è che le spiegazioni razionali (anche se alcune proprio razionali non sono…per esempio il karma , secondo me, naturalmente) ci tranquillizzano…dentro di noi si annida sempre l’uomo della caverna terrorizzato dal buio e dai fulmini.
    E’ anche vero che per altri tipi di sofferenza…tipo la morte di tanti bambini ogni giorno, la fame eccetera… le spiegazioni, purtroppo ci sono, ma sono tutte a nostro carico (di noi uomini malvagi, intendo e inconsapevoli…).

    Roberto, ti ringrazio, ma non sono per niente un fine conoscitore…toglierei il ‘fine’ e metterei un ‘passabile’ ….mi attribuisci abilità che non posseggo. Uno spazio su zenblog? Guarda che il blog era noato proprio con quella intenzione poi non mi è andato di affliggere qualcuno con le mie farneticazioni quindi ho ripiegato su politica e attualità che sono altri temi di mio interesse. D’altronde come vedi non mancano le occasioni per parlare anche di questi argomenti, anche con l’aiuto di Harmonia, lei sì ‘fine coniscitrice’.
    Saluti. Alain

  9. 8 giugno, 2004 alle 19:31

    OK Alain, inserisco la modestia nell’elenco delle tue virtù. Ma siccome siamo ossessionati già abbastanza dalla politica (e io contribuisco per la mia parte) si spera sempre che qualcun altro ci offra quotidianamente prospettive meno stressanti. Anche per questo visito sempre volentieri blog come quello della cara Harmonia, che alterna la dura realtà con scenari più ampi e luminosi. C’è bisogno di questo!
    Qualche (rara) volta provo anch’io a “deragliare”. Sì, come dici tu in sostanza ci sono cose che non vanno “capite”. Bisogna far deragliare la nostra presuntuosa intelligenza, perché come disse Nostro Signore “Se non diventerete come bambini non entrerete nel Regnodei Cieli”.
    Anche se ci si espone automaticamente al dileggio e/o al compatimento degli “uomini di poca fede” (anche se simpatici) come Johann Hari… Ma che importa? “Let it be, let it be…”

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