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Senza stella polare?

Com’era da previsto l’intervista di Amato ha fatto storcere il naso a qualcuno.Ecco, ad esempio,cosa si legge nel resoconto del Corriere:

 

 

 

 

 

 

Per i riformisti di Prodi, socialisti esclusi, l’aver definito «uno sbandamento» la scelta di chiedere il rientro dei soldati italiani dall’Iraq è, alla vigilia di un voto decisivo per il futuro della lista unitaria, un «autogol», un «regalo a Berlusconi».

 

 

 

 

 

 

Più precisamente:

 

 

 

 

 

 

Ieri (…) Rutelli commentava a caldo: «Questa Amato poteva risparmiarsela». E persino Franco Marini, che per non dire sì a «quella mozione» il 20 maggio fu tra coloro che uscirono dall’Aula di Montecitorio, contesta Amato. «Mi sembra che l’Ulivo abbia mantenuto una sua linearità chiedendo per mesi la centralità dell’Onu, non mi pare il momento di aprire discussioni tra noi».

 

 

 

 

E ancora:

 

 

 

 

 

 

 

Si racconta che all’alba quando gli hanno letto il titolo dell’intervista («La svolta c’è, il Listone ha sbandato») il presidente dei Ds non abbia «proferito vocale né consonante». Perché mai una persona «dell’accortezza, della serietà e dell’arguzia» di Giuliano Amato si è premurata di smontare a tre giorni dal voto la linea del Listone sull’Iraq? Questo il tema di ieri nella Quercia, anche tra quei 12 deputati che, da Umberto Ranieri a Franca Chiaromonte, votarono il ritiro per «disciplina di partito». Pietro Folena del Correntone prevede un’emorragia di voti in favore della sinistra radicale e non è un caso se Fausto Bertinotti consiglia ad Amato e alla lista Prodi di guardare alla «cocente sconfitta di Blair». Massima irritazione tra i prodiani, poiché la sconfessione non arriva da «uno qualunque» ma dall’autore del programma per le Europee, quel libretto color arancio stampato in tre milioni di copie forse non adeguatamente diffuse. Il timore è che Amato, sospetta il dielle Enzo Carra, nel progetto di Prodi non creda più. La repubblicana Luciana Sbarbati lo dice con un dito sulla bocca: «Certe volte è meglio star zitti».

 

 

 

 

 

 

 

Naturalmente un coro di elogi dal centrodestra (Bondi: «Un vero riformista»). Mentre nel centrosinistra gli unici a difendere Amato sono i socialisti dello Sdi. Infatti, se Borselli tace, il suo vice Roberto Villetti esprime approvazione:

 

 

 

 

 

 

«Amato ha fotografato la situazione creatasi con l’atto parlamentare sul ritiro, e in quell’occasione lo sbandamento c’è stato perché è mancato un riferimento all’Onu». Quanto all’aver sciacquato in pubblico i panni del Listone… «Non siamo una caserma, peraltro quelle cose Amato le aveva già dette».

 

 

 

Già, non sono una caserma, ma vaglielo a spiegare agli ex-stalinisti o ai neo-stalinisti à la Rutelli (per l’occasione) che dalla sua passata esperienza radicale deve aver imparato assai poco ….

 

 

 

 

 

 

Nel suo editoriale sul Corriere, per parte sua, Piero Ostellino ha speso parole di elogio per Amato e di biasimo per il centrosinistra e, in generale, per la cultura politica italiana.

 

 

 

 

 

 

Amato, secondo Ostellino , è «la testa più acuta del centrosinistra (…) un socialista colto, il solo uomo del centrosinistra di statura internazionale, (…) un “leader culturale” – cui manca, forse, solo un pizzico di coraggio e di cattiveria per essere anche un vero “leader politico” – che molti, e da tempo, vedrebbero con favore a capo del centrosinistra, ma che nessuno vuole candidare. (…) Uno che ha dovuto, dopo avere dignitosamente governato il Paese nell’ultimo scorcio della passata legislatura, far posto a Rutelli come capolista della sua parte politica alle successive elezioni, quelle del maggio 2001 vinte da Berlusconi».

 

 

 

 

 

 

Quanto alla cultura politica italica …

 

 

 

 

 

 

[A] sbandare non è stata solo la Lista Prodi. Sono un po’ tutti. La «sbandata» dei cosiddetti riformisti del centrosinistra – della quale Amato ha cercato di fornire vanamente una spiegazione razionale – è stata, in effetti, lo specchio nel quale si è riflessa la carenza di cultura politica dell’intero Paese. Nel clima infuocato della bipolarizzazione, vengono a galla i limiti di una cultura politica al tempo stesso approssimativa e integralista, scettica e intollerante, che già generò il fascismo e che oggi, per ora, produce, fortunatamente, solo disaffezione. Se la Politica, in un sistema di democrazia liberale, è la sede nella quale l’uomo manifesta la propria razionalità, ebbene, lo spettacolo che sta offrendo l’Italia civile e politica è quello di un Paese in cui a prevalere sono l’improvvisazione e il dilettantismo, la volatilità e la genericità, l’irrazionalità e il nichilismo.

 


Una sorta di tempesta magnetica sembra essersi abbattuta sulla bussola di partiti e uomini politici, di giornali e giornalisti, del singolo uomo della strada. Nella lunga campagna elettorale che il Paese si appresta ad attraversare da qui alle elezioni politiche del 2006, tutti appaiono condannati alla perdita del più elementare senso d’orientamento e della giusta direzione di marcia. Non c’è nel cielo una stella polare che indichi la strada. Quel che è peggio, non sembra ci sia nessuno in grado di interpretarne il segnale. Il mondo della politica – quello dei partiti e degli uomini che li rappresentano e quello dei giornali e dei giornalisti, che ne dovrebbero riferire e giudicare i comportamenti, ma che, invece, ne sono spesso gli interessati e esagitati «fiancheggiatori» – è diventato una specie di grande «curva Sud» dove tutti i giorni, dagli schermi televisivi, gli ultras di una parte e dell’altra offrono il penoso spettacolo di chi mostra di non sapere di che cosa si stia effettivamente parlando in un crescendo di voci e di suoni indistinti e indecifrabili.
Forse, passata la tornata elettorale europea, una pausa di riflessione, da parte di tutti, sarebbe opportuna. Per riordinare le idee. O per averne almeno qualcuna decente.
[Il corsivo è nostro]

 

 

 

 

 

 

Ovviamente c’è di che riflettere. Ma avanzando un piccolo dubbio. D’accordo, cultura politica ce n’è poca e di scarso spessore, ma forse quel che manca non è tanto il “senso di orientamento” (non c’è bisogno di essere dei geni per avercelo…), quanto il coraggio e la fermezza, la fiducia nella “gente”, nella sua capacità di capire la portata della posta in gioco. La stella polare è lì per tutti, e ognuno può “interpretarne il segnale”. Perché la gente non è stupida come i politici pensano. Semmai sono i politici (e i giornalisti) che, con la loro sfiducia, influenzano l’opinione pubblica e finiscono col forgiarla a loro immagine e somiglianza. Il gatto che si morde la coda.Ostellino farebbe bene a considerare l’ipotesi che ci sia più verità nel popolo che nella sua classe dirigente. E’ la fede nella democrazia (cioè nel popolo) che manca, non la cultura politica della “classe dirigente”, che in ogni caso non forgia il sentire del popolo, ma semmai lo anticipa, e nel caso ne previene le “sbandate”, o ne riduce i danni.

 

 

 

 

 

 

Categorie:Uncategorized
  1. 12 giugno, 2004 alle 22:19

    Condivido l’analisi conclusiva, nella parte in cui invochi maggior considerazione per l’intelligenza dei cittadini.
    Su Amato non mi pronuncio, ti so particolarmente sensibile.
    Solo due cose: l’unica ragione comprensibile per l’intempestività dell’intervista di Amato è quella di “salvarsi l’anima”, prima che qualcuno gli rinfacci di aver parlato della “sbandata” solo dopo le elezioni. La seconda osservazione è che definire Rutelli neo-stalinista è …fuori dalle tue corde, diciamo. E te lo dice uno che, come sai, non si fa scrupolo di usare termini forti.😉 Friedrich

  2. 13 giugno, 2004 alle 0:31

    Rutelli magari non è stalinista, ma ondivago lo è di sicuro, e alla grande. Concordo in toto sul giudizio nei confronti di Amato: è l’unico personaggio decente della sinistra, anche se non ricordo con piacere la stangata da 120 mila MLD di lire… Ma temo che resterà emarginato, a meno di sorprese domani sera.

  3. 13 giugno, 2004 alle 1:10

    In effetti neostalinista è troppo, nel senso che è pur sempre qualcosa … Comunque trattasi di valutazione politica, opinabile quanto si vuole, non di un insulto, nel senso che qualcuno stalinista lo è stato,forse lo è ancora e non se ne vergogna affatto, come qualcun altro è stato o è tuttora fascista, e chiamarlo così, per lui, non è certo un insulto.
    Certo che anche di stalinisti o fascisti inconsapevoli ce ne devono essere molti. Questi ultimi ovviamente si offendono quando sentono qualcuno rivolgersi loro con gli appellativi di cui sopra.

    Di Amato ho già parlato negli ultimi due post, credo in maniera sufficientemente chiara, o no?

  4. 13 giugno, 2004 alle 15:42

    Wind… urge un tuo post sulla sconfitta elettorale di Blair…

    Si richiede forte segnale di smarcamento da Bush adesso.

  5. 13 giugno, 2004 alle 19:12

    Bell’amico che sei, Sferapubblica … Vabbè farò il possibile, ma prima aspetto i risultati italiani. Così, solo per scrupolo …

  6. 13 giugno, 2004 alle 21:33

    Hai ragione, scusa… ma non ho resistito…

    Rimedierò…

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