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A sinistra si scommette


 

 

 

 

Oggi Il Riformista torna sull’intervista che Amato ha rilasciato ieri a la Repubblica. Oggetto dell’editoriale: il “centralismo democratico” del Dottor Sottile, cioè l’invito a mettere a tacere il dissenso in pubblico, inclusa l’autocritica per l’altra sua celebre intervista, quella in cui aveva detto che il listone aveva sbandato sull’Iraq. Il Riformista contesta l’opportunità dell’autocritica:

 

 

 

 

Se non fosse stato per quell’intervista e per altre precedenti, infatti, noi tutti non avremmo mai conosciuto il pensiero di Amato sulla mozione del ritiro, e sarebbe stato un male, non un bene, per la chiarezza del dibattito politico nel centrosinistra. A giudicare dagli sviluppi successivi – la risoluzione all’unanimità del Consiglio di sicurezza – Amato aveva infatti ragione, non torto, a chiedere di aspettare l’Onu.

 

Il ragionamento non fa una piega. Così come è condivisibile il resto dell’editoriale, dove si spiega che il centralismo democratico, già contestabile ai tempi del Pci, oggi come oggi è ancora meno plausibile. Tuttavia, leggendo la Repubblica di oggi, si capisce che le cose sono un tantino più complicate. E non è una constatazione piacevole, almeno da un certo punto di vista.

 

 

Vediamo di che si tratta. A pagina 10 si legge che tanto Fassino quanto Bertinotti plaudono all’intervista. Non tanto per l’autocritica quanto per il “progetto” di cui questa non è che un epifenomeno. E il progetto è quello di un laboratorio che porti ad un’intesa programmatica con Rifondazione, blindata dalla leadership di Romano Prodi (o, se si preferisce, è l’intesa che dovrebbe blindare il Professore).Sono le parole di Bertinotti che aiutano a capire come stanno le cose:

 

 

 

 

“La proposta di un patto è la manifestazione in politica di un principio di realtà”

 

 

 

 

Poco più sotto Bertinotti aggiunge:

 

 

 

 

“[U]n politico è bravo quando coglie la realtà. Amato, meritoriamente, lo ha fatto. Anche riconoscendo di essere finito in minoranza sull’Iraq. Sta cambiando il vento in Italia. Non a caso l’opposizione unita ha presentato la mozione sul ritiro delle nostre truppe. Per la prima volta tutti insieme.”

 

 

 

 

Ancora su Repubblica si legge un editoriale di Eugenio Scalari che è molto istruttivo. Il grande vecchio del giornalismo italiano se la prende con Giovanni Sartori, che sul Corriere del 23 scorso aveva fatto due conti e aveva concluso che la vera guida della sinistra (su Legno Storto) italiana è Bertinotti. Ora, il fatto è che le argomentazioni di Scalfari sono sì plausibili, ma hanno l’effetto di mettere ancor più in risalto la brutale esattezza dei due conti del politologo fiorentino … Non so se sono l’unico a cui Scalari faccia questo effetto, fatto sta che di solito i suoi argomenti contro mi risultano quasi sempre ineccepibilmente giusti .. a patto di essere ribaltati: una demonstratio a contrario? Bah, non so che dire, ma se prima avevo qualche dubbi, dopo aver letto Eugenio mi son convinto che Vanni aveva ragione.

 

Allora, mettendo assieme il tutto, risulterebbe che la realtà è come la dipinge Sartori, e che Bertinotti ha ragione per la sua parte a dire che Amato ha “colto la realtà”. Ma Amato non è sicuramente dello stesso avviso di Sartori, e Bertinotti—che sul punto specifico, con ogni probabilità, la pensa come quest’ultimo—sicuramente lo sa, come sa che la scommessa di Amato è che i riformisti, se non oggi, domani potranno essere maggioranza. Il “centralismo democratico” del Dottor Sottile, allora, si spiega così: mettere Rifondazione dentro una cosa nella quale oggi forse comanda, ma domani forse no. Oggi stiamo zitti noi riformisti, domani ve ne state zitti voi, o comunque restiamo unti, con una minoranza che dissente ma che non rompe l’unità.Come succede nel Labour di Tony Blair.

Il destino della sinistra è nelle mani di abili scommettitori? Non lo chiedete a me, che già faccio fatica a capire quello che ho appena finito di scrivere …

Categorie:interni
  1. 25 giugno, 2004 alle 17:35

    Se ti interessa, qui sul mio blog trovi i link per i testi degli articoli di Sartori e Scalfari. Poi cancella pure questo post. Friedrich

  2. 25 giugno, 2004 alle 18:04

    Grazie, ho aggiunto i link. Non c’è motivo di cancellare il commento (“commento”, non “post” …, così si dice che io sappia). Saluti

  3. 25 giugno, 2004 alle 19:18

    Se avessi scritto “commento” mi avresti forse eccepito che, in realtà, non avevo commentato nulla?😉
    E’ stato un …vero piacere usarti una cortesia. Passo e chiudo.

  4. anonimo
    25 giugno, 2004 alle 19:51

    Mi fai troppo polemico …😉

  5. 26 giugno, 2004 alle 8:00

    Roberto personalmente penso che il centralismo democratico…in una coalizione di ‘diversi’ sia il solo metodo per assicurarne la sopravvivenza…ovviamente bisognerebbe studiarne i modi per salvaguardare il punto di vista dei partiti più deboli numericamente…in caso contrario la coalizione non avrebbe lunga vita (ne abbiamo già avuta esperienza con il governo Prodi). Buon week end. Alain

  6. 26 giugno, 2004 alle 22:24

    In Italia manca la civiltà politica per dissentire senza rompere. Sarò duro, ma è così.

  7. 27 giugno, 2004 alle 0:17

    Concordo sia con Sferapubblica sia con Alain. Qui comunque è cambiato tutto. Le elezioni europee hanno sparigliato i giochi.
    A questo punto tutte le coordinate sono saltate, e Amato ha rispolverato una delle opzioni subordinate: l’apertura a Rifondazione non è una novità per lui, ma Rif. aveva rifiutato, ora accetta perché può comandare …
    Vabbè, il problema è se così facendo si mantengono i voti “moderati”. In ogni caso il maggioritario è questo: alla fine bisogna scegliere. Ma qualcuno potrebbe scegliere diversamente …
    Saluti

  8. 27 giugno, 2004 alle 9:41

    Fatico a capire. C’è qualcuno che sia interessato a ciò che è meglio fare? E a quale scopo? Con quali mezzi? A prescindere da Amato, Bertinotti, …? Ingenuamente, affettuosamente. harmonia

  9. 27 giugno, 2004 alle 11:21

    Grazie della visita caro Wind; sui maldipancia della sinistra si è scritto, si scriverà, si dibatterà ecc.ecc. Però di fronte abbiamo, noi cittadini ordinari, questo problemino: se la destra è l’impresentabile pattume berlusconiano ( con insufficienti barlumi di consapevolezza al centro ) e a sinistra decide il Parolaio Rosso Bevtinotti, chi ci tira fuori dal guano? Personalmente vorrei un centrosinistra autorevole in uomini e programmi, e poi ci stia chi vuole, e un centrodestra che rimandi il Cavaliere a fare quello che sa fare- i quattrini- e proponga parimenti uomini e programmi. Come succede nei paesi normali…

  10. 27 giugno, 2004 alle 11:41

    Caro Vecchio, poni una questione che è, oggi, “la” questione del sistema politico italiano.
    Essere costretti a scegliere tra una coalizione dove di fatto comanda Bertinotti (che io personalmente stimo moltissimo e mi è pure simpatico, ma che assolutamente non mi rappresenta) e un’altra guidata dal Berlusca, inficiata da un conflitto di interessi grande come il Colosseo e, non dimentichiamolo, dalla presenza di un partito che fino a ieri inneggiava al fascismo (ritengo molto più presentabile la Lega, il che è tutto dire …), è veramente avvilente.
    Teniamo duro, comunque. Perdersi d’animo non serve a nulla. Continuiamo a testimoniare un modo lberale di essere di sinistra.
    Ciao

  11. 27 giugno, 2004 alle 11:49

    Harmonia carissima, stai tanquilla che qui chi ci capisce qualcosa è raro come una mosca bianca. Però penso che interessati al da farsi ce ne siano. Ma ancora più importante è che ci sia chi è interessato a capire. Una parola …

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