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Un popolo, una sinistra …

Un popolo, una sinistra …

 

 

Di editoriali del Riformista, su questo blog, ne abbiamo letti innumerevoli, apprezzati parecchi, criticati pochissimi (e quasi sempre per motivi marginali). Quello di ieri—titolo eloquentissimo: “Altro che partito riformista, qui nasce il Pci”—ha fatto arrabbiare Fassino, eppure era di una tale banalità, nel senso che diceva cose assolutamente ovvie, che qui non se n’è neppure fatto cenno.La sostanza del discorso era questa: il partito riformista è stato abortito, ci dispiace per i nostri lettori, scusate il disturbo. La notizia c‘è, senza dubbio, quindi meritava parlarne, però c’è anche una certa stanchezza per i bizantinismi della politica,per questo girare intorno alle cose per decidere come chiamarle, non certo per stabilire quali sono da fare e quali no.

 

 

 

 

Bruscamente e senza riguardi per alcuno si potrebbe dire: non ce ne importa un accidente che il partito riformista non si faccia, importa solo che si riesca a fare una politica riformista. Amato, in questo senso, ha tagliato il nodo gordiano con l’ultima intervista a Repubblica, quella del mea culpa e del patto con Rifondazione. Amato è sì il “Dottor Sottile”, ma è anche un politico che, come ha riconosciuto Bertinotti, sa fare i conti con la realtà. Tutti i segnali che arrivano dall’elettorato e dai gruppi dirigenti della sinistra andavano in una certa direzione e lui ne ha preso atto.

 

 

 

 

Se un patto ha maggiori possibilità di riuscita di un partito, vada per il patto. Se la sinistra “radicale” (chiedo scusa ai radicali se uso il termine per indicarela “sinistra estrema”), ex-girotondinae miovimentista è la vera trionfatrice delle elezioni europee, e se gli stessi Ds ne sono tributari, almeno in parte, è inutile far finta che ci siano alternative ad un patto non solo elettorale con queste componenti. Il “centralismo democratico”, all’interno di questa strategia, inoltre, non è un accidente, è l’architrave. E’ la garanzia politica di una svolta. Non di una svolta “riformista”, tuttavia. Ritorno al Pci? E perché no? Tanto è un Pci senza comunismo (Bertinotti non lo è neppure lontanamente). Al massimo sarà un Pci prevalentemente movimentista e no-global, almeno per il momento. Poi, sei perderà le elezioni se ne riparlerà, ma se regge l’impianto—cioè: nel bene e nel male, nella buona e nella cattiva sorte, restiamo uniti, come il maggioritario suggerisce ed impone—l’Italiaavrà una sinistra indiscutibilmente solida, alla tedesca o all’inglese. Con una sinistra siffatta si può anche perdere, naturalmente, anzi, se comanda Bertinotti, è molto probabile che perda, come perdono regolarmente il Labour in Gran Bretagna e la SPD in Germania quando si presentano con programmi troppo poco rassicuranti per gli elettori “di centro”, però è una cosa seria.

 

 

 

 

L’editoriale del Riformista aveva molto ben sintetizzato la fase storica che la sinistra sta vivendo:

 

 

 

 

Non è che tutto questo accade perché «la sinistra è frammentata». Era frammentata dalla svolta di Occhetto. No, tutto questo accade per la ragione opposta: perché la sinistra è ricompattata, rinata, rigenerata, e oggi le sue sparse cellule sono di nuovo attratte dal comune Dna, come la vicenda dell’Iraq ha plasticamente mostrato. C’è l’ha spiegato, con un apologo, proprio lui, il subcomandante Fausto: «Sono stato qualche sera fa a Cinisello Balsamo, a fare un comizio, e lì ho capito che il muro tra me e i Ds è caduto. In piazza c’era tutto il popolo di sinistra. Mi trattava come negli anni ’70 i laburisti inglesi trattavano Tony Benn. Certo, sapevano che non potrò mai essere il leader di tutti, ma allo stesso tempo mi percepivano come un interno, uno di loro». Il capo di una corrente, si potrebbe dire. Della corrente di sinistra di quella grande cosa che si chiama sinistra italiana e che ricorda maledettamente da vicino il vecchio Pci.

 

 

 

 

E’ vero che l’editoriale rilevava nel contempo il limite di questo “nuovo” approccio:

 

 

 

 

Ma c’è un problema. Più loro [“i figli del Pci”] risorgono, più appassisce la Margherita. Più si attraggono, più respingono la polarità di centro della coalizione. Più si radunano nelle praterie della sinistra, più s’indebolisce l’avamposto capitanato da Rutelli, cui era stata affidato il compito delle sortite nel campo nemico: infatti quando le ha tentate, lo hanno criticato per scarso spirito unitario; ora che le ha fallite lo accusano di scarsa forza di penetrazione. Per questo la Margherita non si scioglierà, firmerà un patto di azione, farà come la Cisl con la Cgil, si terrà i propri dirigenti, rispolvererà il suo simbolo alle regionali, e si renderà il più visibile e appetibile che può:oggi per fare la gamba di centro della coalizione che tenterà con Prodi l’assalto al cielo, domani chissà. La fusione fredda tra le due culture riformiste non è avvenuta, il compromesso storico del duemila resterà un compromesso, ricominceremo a scrivere centro-sinistra col trattino.

 

 

 

 

Ma questa è una delle conseguenze inevitabili, implicite, della strategia prescelta, un prezzo che va pagato. E nell’editoriale di oggi Il Riformista ribadisce e spiega il senso del ragionamento, scrivendo correttamente “centro-sinistra col trattino”:

 

 

 

 

I leader del centro-sinistra hanno deciso che la gioiosa macchina da guerra che ha vinto le provinciali e ha pareggiato le europee, un’alleanza che va da Pomicino ad Agnoletto, è il modo più facile di vincere le politiche. E’ possibile che abbiano ragione. E’ lecito avere dubbi.

 

 

 

 

Appunto, è possibile che abbiano ragione ed è lecito avere dei dubbi. Diciamo pure che qualcuno può avere ragionevoli certezze che il tutto finirà in un fiasco colossale. Però avremo “una” sinistra. E votarla non sarà un obbligo. Detto con franchezza e onestà intellettuale.

 

 

 

 

Categorie:interni
  1. 29 giugno, 2004 alle 15:51

    tony pomata ci ha visto giusto

  2. 29 giugno, 2004 alle 21:34

    Non ho il piacere, ma mi congratulo con quel signore: è talmente raro che qualcuno ci veda giusto con queste nebbie …

  3. 29 giugno, 2004 alle 23:44

    E’ vero che Bertinotti non e’ un comunista, visto che il comunismo e’ morto. Quello che non e’ ancora morto e’ l’anti-americanismo, insieme al vedere lo stato come antidoto di tutti i mali. Le ideologie anti-libertarie e anti-democratiche, dopo l’ultima spolverata filo-palestinese e (piu’ o meno direttamente) filo-terrorista, godono infatti di ottima salute. Sul fatto che Bertinotti si discosti da queste nuove ideologie “filo-totalitarie” ho diversi dubbi. Comunque ho ancora piu’ dubbi sul fatto che gli italiani siano maturi per il riformismo; ecco perche’ il risultato di una sfida elettorale in cui Bertinotti sia parte integrante della coalizione, a mio parere, e’ tutt’altro che scontato. E per quanto riguarda un eventuale fiasco, non ho alcuna certezza, nemmeno ragionevole. Saro’ pessimista?

  4. 30 giugno, 2004 alle 8:00

    Roberto, da amico, questi bizantinismi mi hanno saturato…vorrei gridare un grande BAAASTA. Qui da me, nel profondo sud c’è un’afa bestiale, non so da te, io odiando i condizionatori (obbrobrio tecnologico deleterio al massimo per l’ambiente a cui restitusce aria surriscaldata in un folle circolo vizioso, ho messo semplici ventilatori in ogni stanza e così riesco a sopravvivere…penso di diradare uin po’ i miei post quest’estate. Scusa la digressione. Un caro saluto. Alain

  5. 30 giugno, 2004 alle 8:47

    Alain, anch’io detesto i condizionatori. Fortunatamente l’estate la trascorro in gran parte in riva al mare, quindiriesco a scapolare le calure padane (che sono più micidiali delle vostre, credo, dato il tasso di umidità altissimo).
    Quanto ai bizantinismi, meglio lasciar perdere.D’estate, poi …

  6. 30 giugno, 2004 alle 8:54

    Babefunky, secondo me sei troppo pessimista. Gli elettori italiani sono molto maturi, tanto è vero che non hanno mai sbagliato nell’individuare e scegliere il male minore.
    Bertinotti, secondo me, è una persona di rara intelligenza e grande fair play, ma certamente rappresenta una sinistra che, sebbene non più comunista, è lontana anni luce dal riformismo. L’antiamericanismo, poi, lo condivide con un bel po’ di gente…

  7. 30 giugno, 2004 alle 13:08

    Provo un’antipatia irrazionale, fors’anco irragionevole, per il ‘riformista’. A tal punto che non so più che cosa si intenda per riformismo e, soprattutto, se il riformismo degli illustri sia una cosa speciale, poco nota ai profani. Allora mi regalo un’allegra non comprensione del testo e dedico a te fiori profumati e squisiti dolcetti per la pazienza che dimostri. Un sorriso. harmonia

  8. 30 giugno, 2004 alle 17:01

    Un commosso ringraziamento per il gentile pensiero, pur non condividendo il contesto … (anche se più passa il tempo più cresce un’analoga insofferenza per un termine che sono riusciti a far venire in uggia a molti …).
    Mi sto riossigenando con alcune letture interessanti, di cui penso che scriverò qualcosa qui. Una di queste è un breve scritto di H.D. Thoreau sul “camminare”.
    Cari saluti

  9. avy
    30 giugno, 2004 alle 17:02

    uffi uffi.

  10. 30 giugno, 2004 alle 21:28

    Roberto, non per autocelebrarmi, ma credo che il mio post di oggi possa interessarti, anche perchè non è farina del mio sacco. Della serie…parliamo d’altro…ogni tanto. Ti abbraccio. Alain

  11. 2 luglio, 2004 alle 12:44

    Se Uniti nell’Ulivo avesso superato il 35 % delle preferenze le prospettive e i progetti futuri sarebbero differenti. I dirigenti posso fino a un certo punto, ma sono i cittadini a promuovere o bocciare un’idea politica nuova.
    Non dico che il 31 % sia da buttare, anzi, come ho scritto su Mietzsche, si tratterebbe di un buon inizio, se Uniti nell’Ulivo da lista elettorale si trasformasse in partito o almeno in una federazione. Ma i personalismi degli uomini politici (soprattutto margheritini e correntone ds) hanno sfruttato questo non-trionfo per riportarsi dietro le proprie barricate identitarie.
    Ma, ripeto, è il popolo di sinistra a chiedere più sinistra. Non possiamo far finta che non sia così.

    Ciao.

  12. 2 luglio, 2004 alle 21:35

    Un saluto, mentre si avvicina la notte. harmonia

  13. 4 luglio, 2004 alle 16:36

    In ritarrdo di un paio di giorni per dire a Mietzsche che sono sostanzialmente d’accordo, e per salutare affettuosamente harmonia… a futura memoria.

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