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Archive for marzo 2005

Terri, è finita

31 marzo, 2005 1 commento

E’ finita, Terri Schiavo è morta. La notizia su Corriere della Sera, la Repubblica e New York Times. Sempre sul Corriere una ricostruzione della tragedia umana di Terri e del dibattito sulle implicazioni bioetiche e legali che ne sono seguite.  

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TocqueVille

31 marzo, 2005 7 commenti

Sarà TocqueVille. E come si diceva è un gran bel nome.

Categorie:varie

‘Destra’ e ‘Sinistra’: il futuro non abita più qui

30 marzo, 2005 5 commenti

“Il presente va giudicato senza lenti deformanti”, scrive Gianni Riotta sul Corriere, e le lenti deformanti sono i concetti di «destra» e «sinistra», retaggio dei secoli XIX e XX ed oggi destinati a generare soltanto malintesi ed equivoci.  Soprattutto in economia. C’è rimasto “un editore dotato di buon senso” in questo benedetto Paese? Se sì—è l’esortazione di Riotta—che si decida a pubblicare Why globalization works (Yale University Press), di Martin Wolf, associate editor e chief economics commentator del Financial Times. E giù un bel predicozzo con tanto di citazione finale:
 
Si apre un anno elettorale in nome della guerra santa Tasse alte-Tasse basse, Spesa pubblica basta-Niente tagli alla spesa pubblica. Wolf dimostra che non c’è un modello economico standard, che Paesi con tasse basse (Usa) prosperano, come Paesi con tasse alte (Finlandia), che Paesi con alta spesa vanno bene (Svezia) come Paesi con bassa spesa (Giappone, Svizzera). Conta di più «come» si esercitano tasse e spesa: «la qualità delle istituzioni, della pubblica amministrazione, del diritto, la sicurezza della proprietà, l’onestà dei politici, la forza della moneta, la qualità della scuola, della sanità e delle infrastrutture, un sano rapporto Stato-mercato».
 
Ma Riotta è puntiglioso, e stila un promemoria di quelli destinati a far arrabbiare moltissimo quelli che lui oggi considera i veri conservatori:
 
La sinistra era per la spesa pubblica e la destra contraria. La sinistra tollerava il debito pubblico se aumentava l’occupazione, la destra era per il rigore fiscale. La sinistra credeva nei diritti umani come matrice universale, la destra invitava alla moderazione. La sinistra aveva sulle bandiere l’utopia, la destra il buonsenso. La sinistra sognava, la destra risvegliava. A sinistra ogni progresso era un bene, la destra guardava al passato con nostalgia. Queste categorie hanno ancora corso nelle analisi che inducono columnist raffinati al computer e partiti politici alle urne. Tutto ok: purtroppo le due antiche lenti non inquadrano il futuro. Un peccato, ma non c’è nulla da fare. Il linguaggio della libertà che muta il mondo è riapparso a destra, tra i neoconservatori della Casa Bianca. Ed è la sinistra, in nome dello stato assistenziale, a difendere lo status quo, per «conservare» i diritti acquisiti dai lavoratori. La destra azzarda, dall’Iraq alla tecnologia, la sinistra diffida.
 
E per rigirare ben bene il coltello nella piaga, il Nostro non risparmia ai “conservatori” nostrani (e non solo) neppure un accenno alla nomina del neocon Paul Wolfowitz—sì, quello che si è messo in testa di aiutare i Paesi poveri con prestiti a fondo perduto (vedi ad esempio l’intervista su Repubblica, purtroppo non disponibile online per i non abbonati)—a capo della Banca Mondiale, scelta che produce “un’alleanza ibrida destra-sinistra, con economisti conservatori e intellettuali progressisti come Jeffrey Sachs”.
 
Insomma, da leggere. Con i più sentiti complimenti e ringraziamenti della ditta. Gianni Riotta: ospite sempre  graditissimo dell’Hotel di cui alla firma qui sotto.

Autobiografia di un Genio


Su la Repubblica una recensione di Ernesto Assante all’autobiografia di Ray Charles, di cui è appena stata pubblicata la traduzione in italiano. Scritto alla fine degli anni Settanta assieme a David Ritz, il libro è stato aggiornato da quest’ultimo con l’aggiunta di un’appendice che rende conto dell’ultima parte della vita di The Genius. Bello il libro, credo, ma bella anche la recensione:
 
Il libro è […] anche e soprattutto il racconto di un eccezionale cammino, quella di un musicista che ha contribuito in maniera determinante a definire la musica popolare moderna. E’ stato il primo a fondere gospel e rhythm’n’blues, è stato tra i padri del rock’n’roll, è stato tra gli "inventori" della soul music, ha predicato la lingua del country e quella del pop, ha dimostrato che l’arte dell’interpretazione è una delle arti più difficili e personali del mondo.
E, come hanno sottolineato molti dei suoi estimatori, ha dimostrato che la soul music non era necessariamente un genere ma un "modo" di interpretare la musica e la vita, una vera e propria predisposizione dagli esiti teoricamente illimitati. Chi lo ha visto suonare e cantare dal vivo almeno una volta ha avuto modo di comprendere che per Ray Charles quello della musica non era un mestiere ma, come diceva lui, "l’essenza" […].

Categorie:culture autoctone

Il nome della ”cosa”

30 marzo, 2005 8 commenti

Si vota per il nome della “cosa”, quella nata dal “Manifesto dei bloggers liberali” (di cui si è già parlato anche qui). I nomi in ballo sono tre (gli aventi diritto sono coloro che hanno aderito ad una mailing list, cosa che ho fatto anch’io qualche giorno fa): The Right Nation, ToqueVille e West Village. Ora, però, c’è un problema: sta prevalendo la prima denominazione, e a questo punto mi corre l’obbligo morale di dire prima che se il risultato non cambia nelle prossime ventiquattro ore la mia adesione viene meno. ToqueVille mi sembrava ottimo sotto tutti i punti di vista, il migliore dei tre. West Village non avrebbe alcuna controindicazione importante. The Right Nation è invece un nome che indica una scelta di campo precisa e inequivocabile (il fatto che right in inglese vuol dire anche “giusto” non sposta di una virgola la questione). Ottima, ovviamente, per coloro i quali si sentono «di destra», ma solo per questi ultimi. Gli “altri” sarebbero di troppo o per lo meno fuori posto. Questo post non è stato scritto per influenzare le scelte di qualcuno—come sta scritto qui da qualche parte, “ognuno è (dovrebbe essere) la rosa dei venti di sé medesimo”—, è solo un omaggio alla trasparenza.

Categorie:varie

Nebbia di mare

29 marzo, 2005 2 commenti


Mai viste ondate di nebbia dal mare alla spiaggia e all’entroterra in un fine marzo? E poi un timidissimo sole che si lascia appena intuire?

Categorie:luoghi

‘I used to call myself a Liberal’

28 marzo, 2005 11 commenti

There are some important benefits to keeping a regular appointment every Friday morning with the normblog profiles, at Norman Geras’ blog.
One of them is the opportunity to be made aware of other blog entities in an in-depth and, at the same time, concise manner, and sometimes to take advantage of them in an unexpected way. For instance, last Friday I learned that the meaning of the term ‘neocon’ can be efficaciously illustrated by the following story from a New England lady who blogs at neo-neocon:
When I was a liberal and liberals were under attack, I used to say that I didn’t understand what all the fuss was about. Of course, now I understand a lot better, since I’m making some of that fuss myself. I think I always was more of a classic liberal (as in "social liberal or mild libertarian") than a leftist-type liberal (as in "thinking the US is a force for capitalist global imperialist evil"). I used to say to critics that I was proud to call myself a liberal.
Now I’m doing essentially the same thing regarding being a neocon. "Neocon" is used by critics as a code word for a lot of things, among them: imperialist, unrealistic dreamer, and scheming puppeteer (along with its subset, scheming evil Jewish puppeteer). 
I am not using it in any of these senses. I am using it to mean a person, socially liberal, who espouses a foreign policy that includes the vigorous support of the spread of democracy and freedom around the world. Neocons usually believe that such a spread of democracy would be both a good thing in and of itself, and a practical thing as well, since the belief is that it will lead to greater peace and prosperity for everyone, including the US. 
The "neo" in "neocon" traditionally also refers to the fact that the originators of this position came mostly from the ranks of liberals or even leftists. Although it’s not always used this way any more, it is another way in which the word seems to apply pretty well to me. And since my political change has been relatively recent, I thought the extra "neo" would be particularly appropriate.
Categorie:anglosphere