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Ma Pirro non c’entra con le elezioni …

5 aprile, 2005 1 commento

Quelli di oggi sono i risultati elettorali di più facile interpretazione che io ricordi. Qualcuno ha vinto nettamente, qualcun altro ha perso malamente—tranne che in Lombardia e Veneto, che fanno storia a sé, e non so fino a che punto questo sia un dato trascurabile nel contesto—e mi sembra che nessuno abbia sollevato obiezioni significative.
 
Era persino un po’ spiazzante, ieri sera, ascoltare le disamine dei capi in tv. Tutto talmente chiaro che era una noia, per noi abituati al proverbiale copione cavilloso e petulante per cui “hanno vinto tutti”: sì perché fa strano sentire Fini riconoscere che sì, si è perso, e adesso bisogna che ci pensiamo su e compagnia bella, e Storace proclamare che è stata «un’ecatombe». E poi tutti, da Fassino a D’Alema, a Prodi, dire che sì, s’è vinto e, uelà, ragazzi, adesso va bene brindare, ma poi subito al lavoro che li facciamo fuori tra un anno, quelli là. Insomma, un Paese normale.
 
Stasera da Giuliano Ferrara sentiremo magari anche un po’ di analisi, quelle che ieri, io almeno, non ho potuto apprezzare (ma devo aver perso qualcosa). Faccio una previsione: qualcuno dirà (o ripeterà) che risultati del “buon governo del centrodestra” se n’è visti pochini, e che l’economia, e la congiuntura internazionale sono una schifezza, e che la guerra si paga, e che il federalismo ha fatto pensare al sud d’Italia che il nord si farà gli affari suoi e che si è venduta l’anima al Bossi e che quindi tanto vale mandare un bel segnale, e cose di questo genere. Mica per niente veneti e lombardi sono stati buoni buoni. E il Lazio, poi, non fa testo perché lì c’era la storia degli spioni informatici e delle firme false e dei padri finti-torturatori, per cui in quel casino la gente s’è schifata e ha votato un po’ così  e un po’ colà col risultato che s’è rimescolato tutto e buona notte. Non è vero, forse, ma ci credo, o per lo meno c’è qualcosa che non mi convince nel voto laziale. Sarà un mio limite, chissà.
 
Ok, ma come la mettiamo con la Puglia? Eccolo il punto. La Puglia. Perché quello che è successo da quelle parti si spiega solo in parte coi ragionamenti suddetti, perché il Vendola non è uno qualsiasi: lui è (anche) Bertinotti, la sinistra radicale ma dai modi suadenti, “astratta” e inconcludente, ma capace di catturare l’attenzione, quell’attimo fuggente che ti fa dire: perbacco, quello è uno che ci crede che un altro mondo è possibile! E’ questa è appunto la novità. Dove è fallito il sogno berlusconiano del self-made-man che possiede la formula per trasformare in oro tutto quello che tocca, anche un Paese, ecco il new deal bertinottiano: sì noi siamo quelli che ci credono, rideteci pure appresso ma noi abbiamo un sogno.
 
E i pugliesi, gente concreta ma anche generosa, gli han dato retta: basta con ‘sti managers che a sentir loro hanno tutto sotto controllo ma poi gli sfugge che la gente, quando comincia a stare un po’ peggio di prima e non vede più il successo personale dietro l’angolo, ha bisogno di essere rassicurata da uno che riesce a dirle che, conti o non conti (in rosso), gli si darà una mano in nome della solidarietà e della comune appartenenza alla razza umana.
 
E’ la forza dei “movimenti”, di cui la sinistra ha e avrà sempre bisogno. Questo lo si sa o lo si dovrebbe sapere. Ma attenzione, Bertinotti può conquistare la Puglia, ma con l’Italia sarà un’altra cosa, e poi, non dimentichiamo che non sarà lui il candidato premier, ma Prodi. E, sentiamo, chi deve far sognare Prodi? Purtroppo per la sinistra (e per l’Italia) un Fausto “riformista” (ancora) non c’è. E Berlusconi, di conseguenza, ha ancora molte carte da giocare. Sic rebus stantibus, è ovvio. Le cose, per altro, teoricamente, potrebbero anche cambiare: una leadership, ad esempio. Ma squadra che vince non si cambia, ci mancherebbe. E si badi bene che non ho detto che quella di ieri potrebbe assomigliare a una vittoria di Pirro, anche perché, se è pur vero che il re dell’Epiro c’entrava qualcosa con l’Apulia, è altrettanto vero che dall’altra parte, oggi come oggi, non ci sono più i consoli romani Lucio Cornelio Lentulo e Mario Curio Dentato, che nel  275 a. C., a Malaventum (poi ribattezzata Beneventum), fecero quel che fecero per la gloria di Roma …
 
Per gli incontentabili e i cacciatori di analisi politiche serie, comunque, c’è questa cosa sul Riformista, che però, per una volta, non ho condiviso al cento per cento. Ma già che ci siete date una letta, sarà sempre meglio di questi quattro discorsi che vado facendo io. Dico sul serio.
 
 
 
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