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A ‘Diana moment’?

10 aprile, 2005 Lascia un commento

With regard to some militant secularist who ‘every time there’s an event that brings forth a manifestation of religious belief by large numbers of people […] will give out an opinion that would be jejune coming from an intelligent sixth-former’:
 
Back at the turn of the year, in the aftermath of the tsunami disaster, Richard Dawkins was telling believers to ‘get up off [their] knees, [and] stop cringing before bogeymen’. Now, this past week, Polly Toynbee, in criticizing the record of the Pope, writes of the reaction to his death as ‘essentially a Diana moment‘.
Of course, Toynbee may make whatever assessment of John Paul II’s life she wants, though I don’t myself think she and other severe critics timed things well. But how she can speak in so trivializing a way of world-wide reaction to the death of the head of a church whose ‘deeper power’ she herself characterizes as lying ‘in its personal authority over 1.3 billion worshippers’ is mystifying to me.
[…]
[T]o speak now, in the face of a historical experience stretching over millennia, as if religion is no more than a silly mistake of silly people – answering to no real human concerns, meeting no deeper needs, all just froth – is (not to put too fine a point on it) silly.
 
Said by one who ‘entirely’ shares the secular critique of religion. As for myself, even by replacing that ‘entirely’ by a less binding ‘partly’, I couldn’t agree more with you, Norm.

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Al voto, al voto

10 aprile, 2005 9 commenti

Secondo quanto scrive Angelo Panebianco sul Corriere di oggi, le elezioni anticipate (a giugno) converrebbero sia a Berlusconi sia al Paese, e questo a prescindere da chi le vincerà. Vediamo il ragionamento.
 
1—Interesse di Berlusconi: a) innanzitutto non è detto che la CdL sia per forza destinata a perdere; b) votare alla scadenza naturale della legislatura, cioè tra un anno, comporterebbe per Berlusconi un anno di agonia:
 
Il «si salvi chi può» diventerebbe la regola nel centrodestra. Tutti i topi che possono permetterselo salterebbero, uno dopo l’altro, dalla barca che affonda (alcuni hanno già cominciato). Berlusconi diventerebbe alla fine un leader puramente nominale, in balìa di alleati interessati solo a salvare se stessi e non più una coalizione ormai data per spacciata. Sia l’Italia che conta, l’Italia dell’ establishment , sia la comunità internazionale, per tutto l’ultimo anno della legislatura, guarderebbero a Berlusconi come a un leader ormai finito e a Romano Prodi come all’astro emergente, il leader in pectore , il solo possibile punto di riferimento. Berlusconi si troverebbe, mese dopo mese, con un’immagine pubblica sempre più logorata, sempre meno in sintonia con l’opinione pubblica, sempre più solo e disperato. Uno scenario, insomma, da ultimi giorni nel bunker.

c) votando in anticipo e perdendo, invece, il leader della coalizione di centro-destra “cadrebbe in piedi”,
 
con in mano ancora il bastone del comando, leader di una coalizione del 45 e rotti per cento dei suffragi. E cadendo in piedi gli resterebbe il privilegio più importante: quello di scegliere il proprio successore. Assicurando così un futuro alla sua creatura, il centrodestra. Nella storia è questo che fa tutta la differenza: fra il condottiero che fonda una dinastia e quello che scompare lasciando dietro di sé solo rovine e nessuna eredità.
  
 
2—Interesse del Paese: a) all’Italia vanno risparmiate “le convulsioni di un anno di agonia del governo”; b) per il Paese sarebbe un disastro “la scomparsa del centrodestra, oggi come maggioranza e domani come credibile opposizione”, perché ovviamente c’è necessità “sia di una forte sinistra sia di una forte destra”. Infatti è chiaro che
 
[s]e Berlusconi uscirà di scena malamente, dopo un anno di calvario, sperperando il suo intero patrimonio politico, e trovandosi nell’impossibilità, dopo la sconfitta, di pilotare la propria successione, non ci sarà rimedio: la destra di governo si scioglierà come neve al sole, lasciando dietro di sé solo piccoli gruppi politici, divisi, rissosi e impotenti. 
 
Interessante è anche il giudizio sui meriti “storici” di Berlusconi:
 

Il merito, in primo luogo, di avere creato, dalla sera alla mattina (fondando Forza Italia, sdoganando l’Msi e la Lega, dando accoglienza ai naufraghi della Dc e del Psi), ciò che non era mai esistito in precedenza, ossia una destra di governo. Il merito, in secondo luogo, di avere dato a questa destra un’ideologia spendibile contro la sinistra e anch’essa inedita: quella che al moralistico piagnisteo anti-mercato (vera e propria cifra della Prima Repubblica), contrappose la visione dinamica e ottimista di chi scommette sul liberalismo economico, sulle virtù dell’individualismo, sulla moralità del profitto, sulla centralità, civile e non solo economica, dell’impresa e del mercato. 
 
Che dire? Semplicemente che faccio mio il ragionamento. Anche—perché no?—quello sui meriti del leader della CdL (che tuttavia Panebianco accompagna ad un altrettanto onesto riconoscimento dei demeriti). E poi, le elezioni subito sarebbero, probabilmente, il redde rationem dei tanti sproloqui e delle quotidiane  furberie su quel che si vuole (o si fa finta di volere) e quel che si è (o si fa finta di essere). A destra come a sinistra, non occorre dirlo.  

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