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Ratzinger, Habermas e il prossimo papa (updated)

15 aprile, 2005 12 commenti


Un altro lungo excursus di Sandro Magister tra le scuole di pensiero che si fronteggeranno a partire da lunedì prossimo al conclave: progressisti, moderati, neocons. 
 

Magister comincia da questi ultimi, che poi sono quelli che gli sono più congeniali. Il capofila è naturalmente Joseph Ratzinger, spalleggiato da Camillo Ruini. La proposta è “temibile” e “impegnativa”, spiega il vaticanista dell’Espresso citando le parole pronunciate dal cardinale Ruini in un’omelia tenuta in San Pietro due giorni dopo i funerali di Giovanni Paolo II:
 
“una Chiesa non ripiegata su se stessa, non timida, non sfiduciata, una Chiesa che brucia dell’amore di Cristo per la salvezza di ogni uomo.”
I neocons, secondo la sintesi di Magister, vogliono
 
una ripresa in pugno del governo ordinario della Chiesa, una sua ripulitura dalla “sporcizia”, un rafforzamento della formazione dottrinale e morale del clero, un rilancio della prima evangelizzazione e dell’insegnamento del catechismo, un innalzamento qualitativo delle celebrazioni liturgiche, una nuova campagna missionaria.

Ma è soprattutto sul versante della Chiesa “ad extra” che il loro progetto si distingue. Non sarà lo scontro tra la Chiesa e l’islam e le altre religioni il più temibile conflitto dei prossimi decenni – hanno detto più volte concordi Ratzinger e Ruini – ma piuttosto il conflitto culturale tra la Chiesa e “la radicale emancipazione dell’uomo da Dio e dalle radici della vita”, che caratterizza la cultura occidentale d’oggi e che “alla fine porta alla distruzione della libertà”. [il corsivo è mio]

Ma in questa battaglia—e questa per molti è una sorpresa—la Chiesa cercherà alleati in campo laico. Due nomi per tutti (citatissimi da Ruini e Ratzinger): Francis Fukuyama e Jürgen Habermas. 
 
Questo punto, sul quale, nell’articolo citato, Magister non si sofferma, è molto interessante. Per capirci qualcosa può essere d’aiuto ciò che il vaticanista neocon—non credo sia una forzatura definirlo così—ha scritto, sempre su http://www.chiesa, il 22 novembre 2004. Perciò sarà bene fare questo passo indietro. Ecco come presentava lo «strano connubio» tra il cardinale e l’esponente della celebre scuola di Francoforte:
  
Tra un Ratzinger e un Habermas, naturalmente, le distanze restano intatte. Habermas si definisce ed è “ateo metodico”. Ma a leggere il suo ultimo saggio uscito in Italia, “Tempo di passaggi”, stampato da Feltrinelli e in libreria da metà novembre, è il cristianesimo, e non altro, il fondamento ultimo di libertà, coscienza, diritti dell’uomo e democrazia, i capisaldi della civiltà occidentale:

“A tutt’oggi non disponiamo di opzioni alternative. Continuiamo ad alimentarci a questa sorgente. Tutto il resto sono chiacchiere postmoderne”.

Habermas si dice “incantato dalla serietà e coerenza” della teologia di san Tommaso d’Aquino, tutto l’opposto del pensiero debole che pervade anche l’attuale teologia:

“Tommaso rappresenta una figura dello spirito che è stata autonomamente in grado di provare la propria autenticità. Che nei vortici della religiosità contemporanea manchi oggi un terreno altrettanto solido mi sembra una verità incontrovertibile. Nel generale livellamento della società dei media tutto sembra perdere di serietà, persino lo stesso cristianesimo istituzionalizzato. Ma la teologia perderebbe la sua identità se cercasse da sganciarsi dal nucleo dogmatico della religione, dunque dal linguaggio religioso in cui si concretizzano le pratiche comunitarie di preghiera, confessione e fede”.

Circa il rapporto con le altre civiltà, Habermas sostiene che “prendere più chiaramente coscienza delle nostre radici giudaico-cristiane non solo non è di ostacolo all’intesa interculturale, ma è ciò che la rende possibile”.

Contesta la moderna “soggettività scatenata”, destinata inesorabilmente a “scontrarsi contro ciò che è veramente assoluto, ossia contro l’incondizionato diritto di ogni creatura a essere rispettata nella sua fisicità e riconosciuta nella sua alterità, come ‘immagine di Dio’”.

A commento del “Non avrai altro Dio fuori che me” scrive:
“Da un punto di vista filosofico, il primo comandamento esprime quella ‘spinta in avanti’ sul piano cognitivo che regalò all’uomo la libertà della riflessione, la forza per staccarsi dalla vacillante immediatezza, per emanciparsi dalla catena delle generazioni e dall’arbitrio delle potenze mitiche”. 
 
Sulla stessa lunghezza d’onda, nel medesimo articolo, Magister ricordava che nel novembre 2002 il cardinale Ruini, parlando a tutti i vescovi italiani riuniti,
invocò il filosofo ebreo Karl Löwith a sostegno della tesi secondo cui è la fede nell’Uomo-Dio Gesù Cristo il primo fondamento della dignità dell’uomo nella civiltà occidentale. Ruini lesse un passaggio di un libro di Löwith del 1941, “Da Hegel a Nietzsche. La frattura rivoluzionaria nel pensiero del secolo XIX”, per ammonire che proprio “con l’affievolirsi del cristianesimo oggi è divenuta problematica anche l’umanità".
[Leggi il resto
  
Molto interessante è anche l’intervista a Repubblica del 15 gennaio 2005, nella quale Habermas spiegava che
[s]e dalla globalizzazione economica, che è irreversibile, l´Europa trae l´assurda conseguenza di subordinare passivamente tutti i campi della vita unicamente al calcolo di costi e di ricavi, si prosciugheranno le nostre risorse culturali e morali, cioè quello che sta alla base della convivenza e della solidarietà civili. Per contrastare questo sviluppo deviante della modernizzazione, gli Stati liberali hanno interesse a salvaguardare queste risorse, delle quali anche la religione fa parte. Senza dimenticare che la religione può però degenerare nel fondamentalismo. [Il corsivo è mio] 
Habermas precisava inoltre che  
i contributi della religione devono essere tradotti in linguaggio laico per poter agire sulle decisioni giuridicamente vincolanti per i cittadini. Voglio dire che è essenziale cioè che siano tradotti in un linguaggio accettabile per tutti i cittadini allo stesso modo. Per esempio nella formulazione attuale della costituzione europea la religione cristiana viene richiamata come una delle radici spirituali. Una comunità pluralistica non tollera una dichiarazione diversa perché fra di noi vivono ormai molti cittadini di fede musulmana o di altre fedi. [Il corsivo è ancora mio]
Non mi soffermo che un momento sulle problematiche che i miei corsivi vogliono suggerire. Forse il punto debole dell’operazione ratzingeriana, il rischio che incombe su questo incontro a mezza via, se così lo si può definire per brevità, risiede proprio nel sottintendere che tradurre i contributi della religione in linguaggio laico sia il modo migliore per evitare che la religione degeneri nel fondamentalismo. A qualcuno potrebbe addirittura passare per la mente che quella traduzione sia l’anticamera di un fondamentalismo più subdolo ma ancor più pericoloso di quello che si vorrebbe esorcizzare.
   
Due parole sulle altre due correnti. La proposta progressista—che ha scarsissime probabilità di prevalere—ha due anime, la prima vorrebbe una Chiesa che mettesse al primo posto l’impegno per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. La seconda propone una Chiesa più democratica al suo interno

e un rapporto di maggiore “condivisione” con la cultura e il costume diffusi in Occidente. Reclama nuove soluzioni circa il celibato del clero, i ruoli delle donne, la comunione ai divorziati risposati. Invoca più ecumenismo. Diffida di una Chiesa troppo visibile e pubblica, e vi preferisce un vissuto cristiano più interiore e discreto.

Ben più quotata è la terza e ultima corrente, quella dei moderati, guidata dai cardinali di curia Angelo Sodano, Giovanni Battista Re e Crescenzio Sepe, che puntano su Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano. Quest’ultimo può contare sull’appoggio degli affiliati della Comunità di Sant’Egidio,

molto abili nell’orientare sia i cardinali di terza fila, sia soprattutto la stampa italiana e internazionale, sostituta moderna del potere di pressione e di veto che un tempo era prerogativa dei re. 
 

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Aggiornamento del 17 aprile, ore 12:00 

Suggerisco a chi ha letto (e commentato) questo post di leggere attentamente anche quest’altro, e soprattutto la riflessione a cui esso rinvia. Saluti, e grazie per l’interesse e i contributi apportati al dibattito.