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Un momento, c’è stato un qui pro quo (updated)

16 aprile, 2005 Lascia un commento

Qui, in questa storia di mezza e finta crisi parlamentare, in un contesto di intera e vera crisi politica, l’unica cosa accertabile è che […] il Cav. non schioda ed esprime da tutti i pori la cupidigia del tirare avanti. L’opposizione griderà che così compromette gli interessi del paese, il che è discutibile perché da parecchio tempo la politica in generale non capisce più quali siano questi interessi, e viene perfino da dubitare che esistano.
 
Così il primo editoriale del Foglio di oggi. Magnifico, mi son detto, uno non fa in tempo a rimproverarsi qualche lampo di pessimismo cosmico che gli si para sopra la testa una nuvolaglia scura che potrebbe benissimo aver ispirato al Poeta una delle metafore, la meno rasserenante, purtroppo, del celebre sonetto “Alla Sera”:
 
E quando dal nevoso aere inquiete
Tenebre e lunghe all’universo meni
 
Da rabbrividire, quei versi, il caro vecchio Ugo. Quante ne hai dovuto passare! Ma dai—mi  vien sempre da ribattere—ché ci son stati anche bei momenti …
 
[…] E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zeffiri sereni
 
Ma, tornando all’oggi, che sarà mai una crisi di governo, una politica che non sa più di interessi nazionali e chissà cos’altro, illustre editorialista: in democrazia c’è il Popolo, alla fine! E per questo, al partigiano di centrodestra il qui presente agnostico concede volentieri il beneficio del non-dubbio su un punto specifico e centrale:
 
A noi sembra che così si compromette soprattutto l’interesse di una leadership, con l’aggravante di un prevedibile capitombolo, senza la possibilità di cascare in piedi.
 
Al tg della sera, però, già gli editoriali semrerebbero superati: il Follini dice che «bisogna fermare il cammino di Prodi», e un coro di osanna si leva, tra sospiri di sollievo che tutti insieme fanno una bora. Ma vuoi vedere che era tutto un malinteso? E che sir Winston l’aveva imparata qua da noi la celebre massima—la verità è troppo importante per non proteggerla con una spessa coltre di bugie—che l’editorialista ripete sconsolato?
 
Last but not least, all’Infedele non ho forse appena sentito, con le mie orecchie, Bruno Tabacci dire (quasi) testualmente: «Tramonto di Berlusconi? Toglietevelo dalla testa»? Già, toglietevi dalla testa, tutti quanti, che in Italia «basta» vuol dire «basta». Il significato autentico, all’incirca, è: «Un momento, c’è stato un qui pro quo».

—– 
 

Aggiornamento delle ore 23:43

Aggiornamento in tempo reale dall’Infedele: Tabacci ritiene che sia il caso di ipotizzare un cambio di leadership nel centrodestra. Dunque, ecco pronto un errata corrige: a sua volta, «un momento, c’è stato un qui pro quo», in Italia vuol dire «un momento, forse non c’è stato nessun qui pro quo, bensì un più lungimirante quo pro qui». E in ogni caso, se vogliamo essere precisi, non dimentichiamo che—è sempre Tabacci a parlare—De Gasperi, in sette anni, ha guidato ben cinque governi e ha fatto quel che ha fatto. E Silvio provi a negarlo, se è capace (a Romano non occorre certo spiegarglielo). Che c’entra questo? C’entra eccome, vuol dire: «La seconda Repubblica impari dalla prima, dilettanti!» 
 

P.S.: La rubrica di approfondimenti lessicali ed esegesi politico-partitica potrebbe presto assurgere al rango di una nuova sezione specifica di questo blog.

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Stupore

16 aprile, 2005 Lascia un commento


«Noi abbiamo perso la capacità dei stupirci, di guardare la realtà con occhi puri,  come quelli del bambino e del poeta. Dobbiamo, perciò, purificare lo sguardo, sostare nella quiete, abbandonare la mera logica dell’utile.»

 

E’ l’ultima perla di Monsignor Gianfranco Ravasi (“Il Mattutino” di oggi, su Avvenire). A partire da "Torrente", la prima lirica di Trittico romano. Meditazioni, una raccolta di dodici liriche (pubblicata nel 2003) che Karol Wojtyla scrisse durante un suo soggiorno nella residenza estiva di Castelgandolfo.

 

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