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Mazzini e i ‘doveri’ degli uomini liberi

22 aprile, 2005 Lascia un commento

Della «religione della libertà» Maurizio Viroli si era occupato egregiamente in un articolo su La Stampa del 15 marzo scorso, oggi torna a parlarne sul quotidiano di Torino, mettendo l’accento soprattutto sulla figura di Giuseppe Mazzini. E come l’altra volta ne rendo conto qui, dal momento che l’argomento—oltre all’importanza che oggettivamente ha—è particolarmente congeniale ad un blog che si occupa spesso sia di religione sia di libertà.
 
In quella precedente occasione ricordavo che Viroli, oltre che professore di Teoria Politica all’Università di Princeton, è presidente d’onore dell’Associazione Mazziniana, e dunque è uno studioso tra i più titolati a farci riflettere su questioni come queste. E infatti anche stavolta la lettura risulta interessante ed utile.
 
Quello che qui vorrei sottolineare è un aspetto della riflessione che mi preme molto, anche perché, a mio parere, è in qualche modo in relazione con i post precedenti sul Ratzinger cardinale e quindi papa (come mostrerò più avanti).
 
Dunque, Viroli insiste molto sul fatto che Mazzini, pur riconoscendo e caricando di significato la questione dei diritti, rileva una certa contraddittorietà nella «teoria dei diritti», cioè nell’attitudine mentale di chi afferma con forza il valore di questi ultimi, ma poi “insegna una morale che rende di fatto impossibile la conquista e la difesa di quei medesimi diritti”. Segue una citazione di Mazzini (dai Doveri dell’uomo): 
«E voi, dopo aver insegnato per cinquant’anni all’individuo che la società è costituita per assicurargli l’esercizio dei suoi diritti, vorreste dimandargli di sagrificarli tutti alla società, di sottomettersi, occorrendo, a continue fatiche, alla prigione, all’esilio, per migliorarla? Dopo avergli predicato per tutte le vie che lo scopo della vita è il ben essere, vorrete a un tratto ordinargli di perdere il ben essere e la vita stessa per liberare il proprio paese dallo straniero, o per procacciare condizioni migliori a una classe che non è la sua?» 
E Viroli spiega subito dopo:

La teoria dei diritti non può motivare l’individuo all’impegno che richiede sacrifici ed è fonte di delusioni amare più che di gioie. A volte, per ragioni polemiche, Mazzini non distingue fra il principio dei diritti e la sua degenerazione, ma ha perfettamente ragione quando sottolinea che la teoria dei diritti non può ispirare né motivare la lotta per l’emancipazione nazionale o per l’emancipazione politica e sociale che permettono l’effettivo godimento dei diritti individuali. Benché appaia a prima vista idealistica, la dottrina mazziniana della priorità del dovere sui diritti è in effetti più realistica delle teorie che pongono i diritti al primo posto. 
 
L’annotazione del professore di Princeton è a mio avviso un modo quanto mai interessante di ricordare Giuseppe Mazzini, la sua vita e il suo pensiero, e soprattutto mi sembra una scelta particolarmente opportuna quella di mettere in evidenza in tutta la sua «radicalità» la formidabile tensione morale che contraddistingueva il grande pensatore e patriota.
 
Oltretutto, sospetto che la «radicalità» dell’approccio mazziniano, per dir così, debba suonare piuttosto male alle orecchie di taluni «laicisti» che, per usare un lessico preso a prestito dalla politica spicciola, sembrano tanto estremisti in materia di diritti quanto moderati in materia di doveri (anche quelli altrui, non solo i propri, ci mancherebbe …).
 
E veniamo alla relazione con Joseph Ratzinger. Anzi, visto che questo post ha già una sua logica e una sua «morale», lo chiudo provvisoriamente qui. Anche perché altri impegni mi chiamano altrove (il blogging in questi giorni è diventato una corsa a ostacoli: me ne scuso con i lettori più affezionati, ma non posso farci niente). A dopo.

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Categorie:culture autoctone