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Archive for maggio 2005

La traversata del deserto della sinistra americana

31 maggio, 2005 Lascia un commento

Oggi La Stampa costringe ad un tour de force i curiosi di filosofia e filosofia politica (o giù di lì). Infatti ben tre articoli sarebbero da non perdere. Io li segnalo, ma affrettatevi, perché resteranno online solo fino a domattina:
 

Tzvetan Todorov, Le nuove tentazioni del potere

Fernando Savater, Addio alla filosofia?

Maurizio Viroli, Sinistra in crisi? Serve saggezza
e molta passione

 
Di Todorov dirò qualcosa più tardi (spero), mentre di Savater preferisco non dir niente perché l’ho letto alla velocità della luce e dovrei tornarci su con calma. Di Viroli, c’è da dire che parla di destra e sinistra americane, e di come in qualche modo le parti si siano capovolte negli ultimi anni:
 
Una volta la sinistra era ideologica, aveva, o credeva di avere, la risposta a tutti problemi mentre la destra era pragmatica, realistica e scettica sulla possibilità di risolvere una volta per tutte i grandi problemi del nostro tempo. Oggi la destra è ideologica e la sinistra è pragmatica, realistica e scettica.

La destra americana proclama sicura una visione del mondo in cui il libero mercato, l’iniziativa individuale, la crociata per la democrazia, la guerra contro il terrorismo, la difesa del matrimonio eterosessuale, il patriottismo e la religione formano un tutto coerente che contiene la risposta ai problemi del nostro tempo. La sinistra non ha un’ideologia alternativa, anzi ha esplicitamente messo da parte l’ideologia e cerca di affrontare un problema alla volta con spirito pragmatico e molte incertezze. Negli Anni 60 erano i repubblicani ad ammonire i democratici lanciati nella «guerra alla povertà» e nella difesa dei diritti umani nel mondo che la loro politica era fondata su una concezione troppo semplice della realtà sociale e internazionale; oggi sono i democratici a rivolgere il medesimo rimprovero ai repubblicani.
 
Il problema, insomma, è della sinistra: che cosa dovrebbe fare a questo punto? Tornare all’ideologia? “Impossibile e sbagliato”, scrive Viroli,
 
ma non è né impossibile né sbagliato cercare una qualche idea generale che sappia sostenere un’azione politica fatta sì di saggezza ma anche di passione.
 
D’accordo, non è impossibile e neppure sbagliato. Ma facile lo è ancor meno. Certo è che occorre almeno provarci. Resta da vedere se la strada che la sinistra americana sembra avere scelto, quella “moralistica” (come ha notato Michael Walzer nell’ultimo numero di Dissent), sia quella giusta.
 
Viroli non ne è molto convinto, infatti fa una proposta:
 
Perché, per iniziare, non prendere sul serio l’idea che il fine generale al quale deve tendere la politica della sinistra democratica sia proprio la libertà dalla paura? Non solo dalla paura del terrorismo, ma anche dalla paura dell’indigenza, dell’abbandono, della discriminazione, dell’intolleranza e dell’oppressione?

Categorie:culture autoctone

Il primato della coscienza

31 maggio, 2005 Lascia un commento

Un vescovo emerito dopo un presidente della Repubblica emerito (post precedente). E’ l’ora degli ex? Mah, forse è semplicemente un momento eccezionale per chi sta un po’ dentro e un po’ in disparte, senza lasciarsi coinvolgere troppo ma non per questo disinteressandosi di come va il mondo. Chi è il vescovo di cui sopra? E’ Mons. Casale, di cui ieri è uscita su Repubblica un’intervista molto interessante. Oggetto: referendum, astensione e libertà di coscienza. Consiglio vivamente di leggerla e di meditarla. Il prelato ha riproposto l’idea del primato della coscienza, che non è un’invenzione di Martin Lutero, né di qualsiasi altro contestatore della Chiesa di Roma: il primo ad elaborarla approfonditamente fu Sant’Agostino, un Padre della Chiesa, circa 1600 anni fa. Ogni tanto è utile richiamare concetti che, nell’infuriare delle polemiche contingenti, spesso scivolano nel dimenticatoio. Comunque, la libertà di giudizio, la limpidezza della visione di questo vescovo di Santa Romana Chiesa, fanno un bel vedere. E un bel leggere. Grazie a Umberto di New Blog New Blog per aver reso disponibile questo documento ai non abbonati a Repubblica.it.

Categorie:culture autoctone

Cossiga: Vive la France!

31 maggio, 2005 Lascia un commento

La bocciatura del Trattato costituzionale Ue da parte dei francesi, come si sa, ha suscitato anche manifestazioni di giubilo. E non solo in Francia. Certo, però, che una gioia incontenibile, quasi scomposta, come quella esibita dal presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga lascia attoniti:
 
«Viva Carlo Magno, viva Giovanna d’Arco, viva De Gaulle. Il popolo francese ha votato contro una Ue velleitaria e astratta, burocratica e antidemocratica, e in fedeltà ai valori culturali, storici e giuridici propri della nazione francese e da essa partecipati in secoli all’Europa, comunità di nazioni, di popoli e di Stati. Ed ora si cominci a lavorare per la vera Europa, in nome dei valori cristiani e della cultura giudaico-cristiana, eredi della filosofia e del senso del diritto ellenico e romano, sui quali essa si fonda. Grazie Francia». [L’Unione sarda]
 
Negli “evviva” mancava un Viva la rivoluzione! Quella del 1789, laica e illuministica. Dev’essere stata una dimenticanza. Del resto Cossiga non ha nominato neanche Napoleone. E sì che, trattandosi della France, ci poteva anche stare. O no?

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EU Constitution rejected (updated)

30 maggio, 2005 Lascia un commento

‘All told, I consider my constitution a child on the verge of death, from which you can transplant some organs into the Treaty of Nice.’
 
(The Nice Treaty paved the way for the European Union’s enlargement) Thus Giuliano Amato, former Italian Prime Minister, Vice-President of the European Convention (“on the Future of Europe”) that drafted the Treaty, in an interview with Italian newspaper  Corriere della Sera. Amato suggested that some of the treaty’s key provisions be adopted separately, including the new position of European foreign minister (CNN).

UPDATE Wednesday, June 1, 2005:
Categorie:somewhere in italy

Una Carta che era un mattone

30 maggio, 2005 Lascia un commento

La Costituzione europea bocciata dai francesi è un mattone, un testo lungo e farraginoso, e a rigore non è neppure una costituzione—o meglio lo è per due terzi, dal momento che “l’ultima parte è una riscrittura di tutte le norme dei trattati precedenti, e non ha né rango né contenuto di Costituzione”. Lo dice Giuliano Amato in un’intervista al Corriere della Sera in cui l’ex premier rivendica un io ve l’avevo detto, discute le tesi degli oppositori—comprendendone alcune e contestandone altre—e indica le possibili soluzioni del rebus che scaturisce dalla solenne bocciatura.
 
Quello che è chiaro è che la Carta non esiste più. E’ alquanto macabra la metafora utilizzata per spiegare come stanno le cose: «Considero la mia costituzione una figlia premorta, dalla quale trapiantare alcuni organi e immetterli nel trattato di Nizza».
 
Amato non dice che la bocciatura segna anche la fine politica di Chirac. Forse perché la cosa è già fin troppo evidente. In ogni caso non mi sembra che entrambi gli aspetti della questione stiano provocando molti rimpianti.

Categorie:esteri

Tocqueville, ovvero religione e liberta’

28 maggio, 2005 2 commenti

Se ne parlava tra i blogs di TocqueVille, e anche qui. Di religione e libertà, di liberalismo e cattolicesimo, di Tocqueville. Su Avvenire ne scriveva ieri il filosofo Vittorio Possenti: 
 
Liberale per convinzione, previde l’avvento delle democrazie in Europa, sperando che la loro strada sarebbe stata analoga a quella americana nel coniugare politica e religione, perché «in America la religione conduce alla civiltà». Una delle sue lezioni più preziose è l’alleanza fra spirito di religione e spirito di libertà: «Due elementi che altrove si sono spesso combattuti, in America si sono in certo modo incorporati l’uno nell’altro e combinati meravigliosamente. Voglio dire lo spirito di religione e lo spirito di libertà». La sua ricetta sulla necessità della religione, in specie nelle repubbliche democratiche, è attualissima: «Come potrebbe salvarsi la società quando, rilasciandosi il legame politico non si restringe quello morale? Come fare di un popolo il padrone di se stesso, se non è sottomesso a Dio?».
 
E per tranquillizzare gli spiriti liberali e meno inclini al compromesso, Possenti precisa che
 
Tocqueville suggerì un legame fra religione e politica lontano dall’alleanza fra trono ed altare, convinto che questa unione innaturale era di danno per il cristianesimo, poiché la caduta delle potenze politiche cui era legato stava provocando la crisi del sentimento religioso. Il cristianesimo in Europa «è un vivente che si è voluto legare ai morti: tagliate i legami che lo trattengono ed esso si alzerà». Le cose non sono andate esattamente nel senso sperato da Tocqueville: la medicina era giusta, ma non sufficiente. Aggiunse: «Io ignoro quel che bisognerebbe fare per restituire al cristianesimo d’Europa l’energia della giovinezza. Dio solo lo può fare: tuttavia dipende dagli uomini lasciare alla fede l’uso di tutte le forze che ancora conserva».
 
Ma, per dirla tutta, c’è anche questo:
 
Vide nella fede una sorgente di libertà. Pensava che l’uomo, se non ha fede, «bisogna che serva, e se è libero, che creda». La sua posizione sul rapporto positivo e amico tra democrazia e cristianesimo rimane tuttora un esempio di laicità aperta, di cui acuto è il bisogno nell’Europa secolarizzata.
 
Categorie:culture autoctone

Walter Tobagi 25 anni dopo

28 maggio, 2005 2 commenti

Oggi sono 25 anni esatti dalla morte di Walter Tobagi. Proseguiamo con l’omaggio al valoroso giornalista assassinato dalle Brigate Rosse mettendo a disposizione dei lettori di questo blog i due articoli che occupavano una pagina intera del Corriere della Sera di ieri: uno di Enzo Biagi e l’altro di Piero Ostellino. Il secondo articolo è tratto dal ricordo di Walter Tobagi letto da Piero Ostellino durante la cerimonia tenutasi il 26 maggio nella sala Montanelli, presso la sede del quotidiano milanese, riportandone ampi stralci.
 
Gli altri due articoli ripresi nei giorni scorsi (pubblicati da Avvenire) sono qui e qui.