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Cacciari, 25 anni dopo


Sembra che sia tornata alla normalità la porzione di blogosfera targata Splinder, dopo l’incredibile balck-out dell’intera giornata di ieri, senza preavvisi né niente. Cose che capitano, per carità, certo che ventiquattro ore (o giù di lì) sono tante anche per una piattaforma che ha, indubbiamente, molti meriti.
 
Una segnalazione rapida per salutare l’evento: la riedizione, dopo venticinque anni, di un “uno dei libri più ricchi e articolati della bibliografia di Massimo Cacciari”—come recita una simpatica recensione che si legge sul Giornale di Vicenza di oggi. L’opera in questione si intitola Dallo Steinhof. Prospettive viennesi del primo Novecento (Adelphi, Milano 2005, seconda edizione, pp. 257, 28 euro).
 
Cito dall’articolo di Marcello Ghilardi (online solo per oggi):
 
Venticinque anni fa, dalla chiesa viennese di St. Leopold am Steinhof, Cacciari volgeva lo sguardo sulla Mitteleuropa tra Otto e Novecento, luogo reso leggendario dalla quantità e qualità di novità, di esperienze, idee e malinconie, che segnarono un secolo di storia europea. Tra le pagine del libro scorrono le figure di Musil e Hofmannsthal, di Joseph Roth e di Georg Trakl, di Wittgenstein, di Klimt e Schiele, di Schönberg, di Karl Kraus, di Max Klinger, fino a Ernst Jünger e Hermann Hesse. In questo caleidoscopio i personaggi sembrano tutti emanare da un unico centro ideale, «un centro però vuoto, dove non risiede una Verità da comunicare, ma al più un’assenza, un oscuro rimando a una “origine”, la traccia di un limite invalicabile».
[…]
Dallo Steinhof vediamo, ancora oggi, un’Europa che si forma, che si scontra in sé, con sé, che è in tensione e in sviluppo, ma anche in affanno; un’Europa che cerca di pensarsi e di dotarsi di un’identità, ma che spesso non si trova e rischia di affondare in se stessa. Questa è forse anche la traccia possibile per accogliere di nuovo, oggi, una simile traversata tra filosofia, pittura e musica: riscoprire, nella congerie di stimoli e utopie che emergono da questa Europa attuale, alcune spinte e tensioni che la animavano un secolo fa, in un luogo e in una fase della storia che ha forgiato pensieri, suoni, immagini che hanno formato una storia che necessariamente è sempre anche nostra.

 
Categorie:culture autoctone
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