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Pera risponde ai critici


Sul sito della Fondazione Magna Carta Marcello Pera prende la parola per rispondere ai suoi numerosi e agguerriti critici. Il risultato è un lungo e articolato intervento che spazia, appunto, tra le obiezioni e contestazioni—anche quelle più “cattive”—che gli sono state mosse dopo il convegno di Norcia. Il presidente del Senato elenca scrupolosamente i critici: Giulio Giorello, Dario Antiseri (di cui ci siamo occupati anche qui), Emanuele Severino, Piergiorgio Odifreddi, Gustavo Zagrebelski, Gad Lerner, Eugenio Scalari, Sergio Romano, Piero Craveri e Massimo Teodori. In realtà Pera—almeno direttamente—non risponde proprio a tutti, fa delle scelte (di cui, purtroppo, non rende ragione). E “privilegia” Romano, Scalfari, Craveri e Teodori. Ecco, in rapida sintesi, come il presidente di Magna Carta si destreggia tra gli addebiti.
 
A Sergio Romano, che accusa Pera e i suoi amici di essere “figli di nessuno,” cioè né di Mussolini, né di Togliatti, né di De Gasperi e Sturzo, né di Craxi, e insinua che vi sia in realtà una “finalità nascosta,” vale a dire la volontà di avvalersi della forza della Chiesa per porre rimedio alla debolezza della politica post-Tangentoipoli, Pera risponde che no, non c’è nulla di tutto questo. Anzi, argomenta Pera, attribuendo questo arrière pensée a quelli di Magna Carta, Romano “commette un doppio torto:”
 
Il primo verso se stesso: come può uno storico, invece della documentazione o della citazione, usare l’insinuazione? L’altro torto, più grave per uno storico, Romano lo fa verso le questioni obiettive che stanno davanti a lui come a noi: come può criticare una posizione se, non solo non la discute, ma neppure prende in seria considerazione i problemi da cui nasce?
 
Quali sono, dunque, le problematiche di cui l’ex ambasciatore si rifiuta di farsi carico? Sono problemi «identitari», spiega Marcello Pera. Essi derivano, da una parte, da un “vasto movimento di immigrazione di uomini, in particolare di religione islamica,” e dall’altra dai mille dubbi che si manifestano ogni giorno “nelle nostre aule di biologia, nei laboratori di genetica, negli ambulatori dei ginecologi, nelle sale ospedaliere, e naturalmente nei parlamenti.” E’ possibile, anche per uno storico, non porsi il problema di come affrontare questi nodi?
 
La contro-contestazione mi sembra molto ben centrata. Come, per la verità, quella indirizzata a Scalfari e al suo articolo “Quando il Papa vuole fare le leggi.” Ma questa è una risposta che si spinge molto più in profondità, anche perché—Pera ne dà volentieri atto al patriarca di Repubblica—Scalfari “intende discutere seriamente.” Non a caso la Repubblica è, insieme al Foglio, un quotidiano che, “avendo prima e meglio compreso che qualcosa di importante in fatto di rinascita spirituale sta accadendo, fa molto bene il suo mestiere.” Dunque, Pera dà atto ancora una volta di un merito del suo critico, quello cioè di aver affidato la polemica ad argomentazioni serie e aver evitato le scorciatioie:
 
Intanto, Scalfari riassume correttamente il messaggio che Benedetto XVI ha inviato a noi di Magna Carta a Norcia e che altrove, anche dove non c’era da aspettarselo, o non è passato o è passato piccolo piccolo, con malcelato understatement: «i diritti naturali e innati debbono ispirare la legislazione e fornire allo Stato l’etica di cui ha bisogno. Per un cattolico essi si riconducono al Creatore, ma valgono comunque per tutti in quanto appunto innati». Scalfari è in disaccordo non sulla valenza universale di questi diritti – che del resto oggi valgono, o dovrebbero valere, per tutti perché fanno parte delle nostre carte e dichiarazioni, a cominciare da quella dell’ONU –, bensì sul loro essere innati.
 
La risposta è improntata ad un fair play che tuttavia concede poco sulla sostanza:
 
Siamo d’accordo. “Innato” è un controverso termine filosofico che non si addice a testi giuridici e politici. Meglio evitarlo perché non ce n’è bisogno e soprattutto perché di diritti naturali innati nessuno a Magna Carta ha parlato. Però, quando la nostra Costituzione afferma che «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo», in quel “riconoscere” c’è la stessa idea espressa da Papa Ratzinger nel messaggio che ci ha inviato a Norcia: i diritti fondamentali sono precedenti alla legislazione, anche costituzionale, degli stati. E si comprende perché: se siete credenti, quei diritti non potete che farli discendere dalla persona umana, la quale è creata da Dio a sua immagine; se non siete credenti, è bene che sia così, che quei diritti siano precedenti, perché se fossero successivi, a discrezione di maggioranze (sebbene qualificate) dei parlamenti, allora potrebbero essere revocati, con tanti danni per tutti.
[…]
Quando il Papa ci richiama a meditare sulla «essenza della natura umana» e ci dice che l’uomo in quanto uomo ha diritti che devono essere rispettati, non pensa affatto al potere della Chiesa. Né è così irriguardoso verso la nostra libertà di giudizio da chiederci di convertirci. E neppure ci dice che solo i credenti hanno accesso ai diritti umani fondamentali. Al contrario, egli parla soprattutto a coloro che non sono fedeli, ammonendoli: attenzione voi (noi) non credenti, se negate che l’uomo abbia dignità in sé, che meriti rispetto in sé, che non abbia valore di persona a meno che non gli derivi dallo Stato, prima o poi rischiate di ridurlo a merce, strumento di laboratorio, carne da cannone. Siete liberi naturalmente di non credere, di agire etsi Deus non daretur, ma curatevi di trovare un modo efficace per non far cadere la nostra civiltà nel degrado morale dal quale poi inevitabilmente deriva quello sociale e politico.
 
Quanto a Craveri e Teodori, che accusano Pera di aver “rinnegato i princìpi, gli istituti e gli obiettivi propri del liberalismo,” la risposta è assai più “politica” che storico-culturale o politico-filosofica—ed è messo da parte il fair play riservato alle “serie” argomentazioni di Scalfari:
 
Brutto e greve modo di esprimersi, in verità. Un tempo—si lamenta il presidente del Senato—la bolla del “rinnegato” la davano Lenin e Stalin quando volevano sterminare gli avversari, oggi la emettono anche i professori universitari che vogliono criticare un collega.
 
A questo punto è Pera che va alla ricerca di un arrière pensée:
 
il cattolicesimo in politica si è collocato prevalentemente a sinistra e, quel che è ancora più rilevante, il dialogo con i cattolici è stato monopolizzato dalla sinistra. Si è trattato di un fenomeno di egemonia culturale: dire dialogo tra laici e cattolici equivaleva a dire dialogo tra la sinistra e i cattolici. Dire impegno cattolico era lo stesso che dire impegno sociale a sinistra. E, con poche rilevanti eccezioni, dire intellettuale cattolico voleva dire intellettuale di sinistra, dai “professorini” di un tempo agli attuali maestri.
 
[…]
 
Oggi questa egemonia, questo blocco, questo macigno, vacillano e stanno per sgretolarsi. Già un Papa (Giovanni Paolo II) che parlava alle folle più che alla gerarchia aveva messo in crisi l’edificio. Ora il castello rischia di farlo crollare un altro Papa (Benedetto XVI) intransigente sulla dottrina ma pensoso, curioso del mondo anche se non disposto a troppi compromessi con esso, aperto ma non cedevole sui punti essenziali. Agli occhi dei nostri critici, questo Papa ha due colpe imperdonabili. La prima: si rivolge anche ai non credenti, il che è una importante novità per i tempi recenti. La seconda, ben più grave: invia addirittura un messaggio autografo a un gruppo di credenti e non credenti, i quali non hanno timore alcuno di dichiararsi, in questo frangente della storia d’Italia, di destra, di professare un liberalismo conservatore sui valori e popolare nei contenuti, e di stare dalla parte opposta dei “professorini” e dei loro epigoni.
 
I nostri critici accusano noi di rinnegare, ma in realta ai loro occhi il vero rinnegato è il Papa, il quale sembra sottrarsi a comodi schemi consolidati.
Questo è lo scandalo, lo scandalo vero per i nostri accusatori. Per quelli di sinistra, perché gli toglie il monopolio dell’egemonia e li obbliga a mettersi di nuovo sul mercato delle idee. Per quelli di destra, perché gli rompe il giocattolino storico della “libera Chiesa in libero Stato”. E per quelli che non sanno più dove stanno e perché ci stanno, perché gli manda in rovina le pigrizie anticlericali e laiciste e le inerzie liberali che avevano succhiato col latte.
 
La tesi, mi pare, è sufficientemente esplicita e non necessita di particolari dilucidazioni. Direi che, con buona approssimazione, è anche condivisibile, e non tanto o non soltanto da un punto di vista “di destra.” Una certa omologazione c’è stata, ed è certo che non ha dato fastidio soltanto a quelli di destra.

Quel che esce più malconcio dalle risposte di Pera, mi pare, è il vizio antico di una pigrizia mentale che ha prodotto danni profondi negli ultimo decenni. Lo ha colto molto bene Oscar Giannino in un articolo—sul Messaggero di ieri—che compie il miracolo di mettere d’accordo nientemeno che Pera e Pannella, un “paradosso” all’insegna dell’azione “abrasiva” che entrambi i personaggi sanno esercitare sulle rendite di posizione di tipo culturale:
 
sia Pera che Pannella ci aiutano a capire quanto la Cei sia oggi diversa da come la pretendono i critici della Chiesa di sempre.

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Categorie:culture autoctone
  1. 4 novembre, 2005 alle 0:05

    Il discorso sull’innatismo – mutatis mutandis – l’avevo fatto nel mio piccolo ai tempi del referendum sulla legge 40 e l’ho ribadito recentemente prendendo posizione sulla questione, spinosissima, dell’aborto. Aggiungerei che non solo i diritti fondamentali dell’uomo devono essere considerati a-priori rispetto alla legislazione ma il concetto stesso di uomo – che è il diritto dei diritti – dev’essere sottratto alla metafisica e riconsegnato alle “cosa” che è detta, all’oggettività semplice del linguaggio, senza avventurose discriminazioni “progressive” basate su differenti considerazioni dei singoli momenti di quell’unico processo che E’ l’uomo.

    Bernardo

  2. 4 novembre, 2005 alle 19:14

    Bisogna vedere fino a che punto l’operazione è possibile, cioè in che senso, con quali premesse ed entro quali limiti. Ciao

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