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Ma Prodi e Fassino lo sanno che l'ONU …?


A proposito di svolte, c’è una notizia importante—scrive Camillo-Christian Rocca sul Foglio di oggi—anzi, a quanto pare ce ne sono tre, sulle quali “i neoconvertiti a una politica seria (e di sinistra) sull’Iraq,” farebbero bene a meditare. Comunque, anche quelli che si sono convertiti praticamente fin dal principio, e quindi non appartengono alla benemerita confraternita, potrebbero trarre lumi dalla lettura, o quanto meno compiacersi di non aver aspettato fino all’ultimo:
 
La prima notizia: il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha trovato l’accordo su una risoluzione che estende fino al 31 dicembre 2006 il mandato in Iraq della coalizione militare guidata dagli Stati Uniti.
[…]
La seconda notizia: la richiesta ufficiale all’Onu di rimanere in Iraq è del 27 ottobre e proviene dal premier iracheno Ibrahim Jaafari.
[…]
Infine, la terza notizia: gli americani hanno aumentato il numero delle truppe in Iraq: da 138 mila a 160 mila e hanno ufficialmente cambiato strategia. Il 19 ottobre, in un’audizione al Senato incredibilmente trascurata dalla stampa, Condoleezza Rice ha annunciato una svolta. A Baghdad l’obiettivo non è più quello di addestrare l’esercito iracheno e man mano cedergli la gestione della sicurezza in vista di un disimpegno. Comincia, piuttosto, la fase 4 dell’intervento americano, dopo la destituzione del regime (2003), il passaggio dei poteri (2004) e il sostegno al processo democratico (2005). Ora, per la prima volta, Washington ha delineato una precisa strategia contro la guerriglia e un piano dettagliato per il mantenimento della sicurezza nelle zone liberate da attuare nel 2006.
[I corsivi sono miei]
 
La conclusione del gentile segnalatore, ascoltati gli interessati, namely Mr Prodi and Mr Fassino, è quella che segue (ma voi mettete pure tra parentesi i toni “prescrittivi,” ché altrimenti si finisce per litigare sugli accenti, e sarebbe un peccato, visto che su tutto il resto non si può che convenire …):
 
Restate, dice l’Onu. Restate, chiede il nuovo Iraq democratico. Restiamo, annunciano gli americani. Se le parole hanno un senso, questo vuol dire che anche l’Italia di Prodi e Fassino, ascoltati gli alleati, resterà in Iraq.
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Categorie:esteri
  1. 22 novembre, 2005 alle 5:49

    Tempo fa scrissi che la permanenza in Iraq non poteva essere inferiore ad un minimo di 6 anni,credo che sarà così.L’Iraq è per l’US-Europa un cuneo di democrazia che dovrà allargarsi in quell’area per “attivare” un effetto domino.

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