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Renzo Piano's light in the Piazza


Thirty-five years ago, Renzo Piano and his British colleague Richard Rogers teamed up to build the Pompidou Center. Though they were both unknown, they beat out 681 architects for the job
 
and their brash factory for culture, with its pop-colored industrial tubes, ducts and pipes, landed in a sedate Paris neighborhood like an alien spaceship. "We were young, quite impolite bad boys," Piano recalled with a smile not long ago. Now the Pompidou is a landmark, […]
 
The son of a builder in Genoa, Piano, 68, sees architecture as more than the romance of the sketch. "Of course it is an art," he says, "but it is also a science—very much the process of research, discovery, exploring materials." Even the name of his firm—Renzo Piano Building Workshop—suggests his devotion to craft and invention, the marriage of the mind and the hand. It’s an architecture that reveals the touch of a maker, but also the heart of a humanist.
 
 
Once an “outrageous architect,” Renzo Piano is now showing a quiet elegance. “Did he lose his edge—or find his soul?” Cathleen McGuigan tries to investigate. In November 7 issue of Newsweek  magazine. An interesting portrait of a very interesting Italian architect.

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Categorie:italians
  1. avy
    9 novembre, 2005 alle 15:03

    caro windrose, è uno dei misteri che mi attanaglia da anni: come cribbiolo si fa ad apprezzare l’estetica del beaubourg (o centro pompidou)?

    a me sembra brutterrimo. molto, molto meglio, apprezzando le alien spaceships, il condannato a prematura scomparsa forum des halles, dove per altro si respira il miglior popzeitgeist della città:.

    l’unica cosa che salvo del beaubourg è il concetto dei tubi all’esterno (dell’aria, dell’acqua, del gas…) per lasciare più spazio alle opere all’interno, ma non ho capito perché farli giganti, e perchè farli di quei colori abbaglianti.

    e per tornare a renzo piano, hai visto l’acquario di genova? quel blocco grigio sopraelevato?

    secondo me renzo piano sta all’architettura quanto me alla scultura del marmo.

  2. 9 novembre, 2005 alle 16:59

    Beh, io sono tutto meno che un “addetto ai lavori”, però questa cosa, ad esempio, a me piace

    (Lingotto).

    Oppure l’Auditorium di Roma. Il Beauborg, come scrive la McGuigan è “una pietra miliare”. A me piace, che ti devo dire?

  3. avy
    9 novembre, 2005 alle 19:32

    …che hai gli stessi gusti della maggioranza degli intenditori e dei parigini.

    p.s. non escluderei che quella cosa del lingotto sia stata un’idea di qualche suo stagista. %-)

  4. avy
    9 novembre, 2005 alle 19:35

    ah, l’acquario di genova:(meno male che gli interni non li hanno affidati a lui)

  5. 9 novembre, 2005 alle 19:45

    Non sono ancora andato, in effetti …

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