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Splende il sole sulle banlieues


Finalmente splende il sole sulle banlieues. Ma non nel senso meteorologico (non ho idea di come sia la situazione climatica da quelle parti), e neppure perché le proteste violente sono improvvisamente finite e tutta la racaille—o in qualunque modo la vogliamo chiamare—se ne sta tornando a casa disciplinatamente. La seconda ipotesi, in particolare, sarebbe contraddetta sul nascere, qualora qualcuno la volesse sostenere, dal momento che leggiamo sul Corriere che il bilancio della 18ª notte di scontri è di 284 auto bruciate, cinque agenti feriti e 112 fermi. E che al momento il coprifuoco notturno resta in vigore in una quarantina di municipi, che a Lione c’è ancora un divieto di raduno precauzionale, e via di questo passo.
 
No, appunto, il sole non splende se non dal punto di vista dell’interpretazione del fenomeno, che oggi ha fatto registrare una superba impennata grazie alla riflessione di André Glucksmann messa a disposizione del lettore dal Corriere della Sera:
 
I commentatori di destra come di sinistra, i ministri, la stampa estera diagnosticano uno scacco all’integrazione. E se fosse esattamente il contrario?
[…]
L’incendio delle nostre banlieues è indice di un’integrazione compiuta: come e in cosa ci si integra? Tutto dipende da questo.
 
Perbacco, se è sferzante la diagnosi alternativa, se è sacrosanta la domanda che ne consegue e se è sensato pensare che dalla risposta che si dà alla domanda dipenda un po’ tutto! Integrata in che cosa, insomma, la racaille? O la «feccia», i «barbari», i «selvaggi», le «canaglie», i «delinquenti», come preferiscono esprimersi i critici del ministro degli Interni Nicolas Sarkozy o lo stesso primo ministro francese, oppure i «giovani», come si esprime la stampa che “si attiene al principio della neutralità.” Interessante—detto en passant—l’annotazione lessicologica di Glucksmann:
 
Come si spiega questa propensione a cercare eufemismi per indicare atti delittuosi? Non sarà paura di riconoscere in chi li compie un po’ di noi stessi?
 
Diabolico! Ma lasciamo perdere i nominalismi, per carità, ché sennò gli italiani si mettono a pontificare e i cugini d’oltralpe ci fanno una magra figura …, quello che interessa è che Glucksmann dà la sua risposta: nel nichilismo. E’ lì che si va a parare: niente paura, ci si integra nella «francesità», cosa pensavate?
 
Si è varcata una soglia. È l’ora del nichilismo.
 
Ma andiamo con ordine. Innanzitutto, nessuna novità rispetto a un passato neppure tanto remoto:
 
Gli immigrati polacchi, italiani, spagnoli, armeni, ebrei si sono integrati a prezzo di drammi e dolori. Non dovevano inserirsi in contesti consensuali e paradisiaci ma in città profondamente, mortalmente lacerate. Si sono rivelati francesi schierandosi. In Francia come negli Stati Uniti l’integrazione è un processo di contestazione e conflitto. Se nessuno mette in dubbio la «francesità» dei contadini che non hanno esitato a far valere i propri interessi con mezzi violenti, dei sindacalisti che hanno minacciato di far saltare in aria i propri stabilimenti, degli impiegati di un’impresa chimica che hanno minacciato di vuotare i bacini d’acido nei corsi d’acqua, una virtù propriamente francese sarà da rintracciare anche nelle molotov delle banlieues.

Dunque, di quale Francia sono espressione gli sputafuoco, quelli che “più distruggi, più conti, più sarai rispettato?”
 
La Francia, di destra come di sinistra, farebbe bene a mirarsi nello specchio che le tendono gli sputafuoco delle nostre periferie. Chi pretende di governare l’Europa in assoluta minoranza, chi si assume il rischio di paralizzare l’Unione e vanificare cinquant’anni di sforzi costruttivi? La diplomazia francese si comporta come se le relazioni internazionali non fossero che rapporti di forza.
Una simile opzione nichilista sortisce i suoi effetti interni. La negazione del diritto agisce da combustibile a tutti i livelli. Le nostre banlieues sono totalmente francesi. Gli incendiari sono integrati, ma in un Paese attraversato da venti d’odio.
 
Una ben singolare “lettura,” questa. Da rimanere a bocca aperta, paralizzati nel conformismo che ci impedisce—c’è da esserne certi—di rimirare noi stessi nello specchio che ci tendono i nichilisti di Francia. Ma qui il discorso si complica: vedrete che tra un po’ salta fuori la laicità dello Stato e la legge sulla fecondazione, Zapatero e il Concordato, papa Benedetto e Marcello Pera con la religione civile, ecc., ecc.? Già sento gli squilli di tromba. Se è l’ora del nichilismo è anche il tempo della riscossa per quelli che attendono sulle rive del Rubicone, dove corre il pomerium, limite sacro e inviolabile—fino a quando qualcuno non deciderà di varcarlo in forze. Nichilisti, stiamo arrivando …

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  1. avy
    14 novembre, 2005 alle 19:24

    caro windrose, hai ragione, proprio oggi ho letto un postino in cui si parlava dei nichilisti di francia e subito dopo, tre righe sotto, zacchete che spuntano la legge sulla fecondazione e marcello pera… %-)

    p.s. “les” banlieus, anche se lo nascondono bene, sono femmine.

  2. 14 novembre, 2005 alle 19:46

    Ma guarda un po’, quando si dice essere facili profeti … 😉

    p.s. grazie per la segnalazione grammaticale (il mio francese è ancora quello scolastico …)

  3. 14 novembre, 2005 alle 23:16

    Guarda, ti stupirò.
    Sono di origini italiane.
    Sono nato a Lyon e ci sono cresciuto fino ai 18 anni.
    Sono di destra. (diciamo centro destra).
    Eppure ti dico che Glucksmann ha ragione, anzi, diciamo che è più vicino a quella che considero la verità che tutte le teorie che ho sentito in italia.
    C’è una fondamentale differenza tra i francesi e gli italiani, voi non conoscete la figura del nipote dell’immigrato. Voi conoscete solo l’immigrato, e quindi in italia il figlio di mohamed è tale e quale a mohamed, e pensate che il figlio del figlio di mohamed sarà tale quale al padre e quindi al nonno. Invece c’è una bella differenza.
    noterai anche che Chirac non ha parlato di “Francesi” e di “Figli della repubblica”, non di immigrati, perchè non puoi dire seriamente ad una persona che è nata in un paese che è immigrata solo perchè il suo bis bis nonno non è nato qui.

  4. 15 novembre, 2005 alle 11:57

    Mi sono permesso un piccolo post, a modo mio, sulla vicenda. Ma solo perchè c’erano i poliziotti a Nizza e Antibes. Luoghi delle mie passeggiate. Per il resto non capisco benissimo cosa intenda il “filosofo”. Io sono per usare i termini “feccia”, “delinquenti” etc.
    e.

  5. 15 novembre, 2005 alle 17:38

    Interessante analisi. Raccomando “Il discorso dell’odio” di Glucksmann, anche se la sua fissa per la classicita’ mi pare non tenga in debito conto il peso di alcune culture venute dopo, ma l’analisi del nichilismo inteso come ultima fase del processo di distruzione ed autodistruzione mi pare ottimamente delineata. Sulla UE mi sentirei di dissentire. Il processo di creazione del “mostro” non ha nulla a che vedere con l’ideale europeistico che, penso, ci vede tutti d’accordo. A questo proposito trovo l’analisi di V. Bukovsji molto corretta e profetica.

    http://www.modello-svizzero.ch/EU/ARTIKEL/L_EUROPA.HTM

    Il pensare che la societa’ multiculturale sia solo il frutto di esigenze economiche, antiche prassi coloniali ed umanitarismo, mi pare credere alla favola dei tre porcellini. C’e’ una precisa volonta’ di creare un nuovo uomo europeo annullando etnie e culture preesistenti. Sappiamo bene quali ideologie hanno la fissa di “creare” uomini nuovi senza preoccuparsi molto di quelli vecchi.

    Lo PseudoSauro

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