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Eta Beta for ever


«Non è pensabile che i vecchi contenitori contengano con tanta facilità i nuovi contenuti.»
Lo ha detto Giuliano Amato, pensando al futuro “Partito democratico,” nel corso di un confronto con Francesco Rutelli che Reset pubblicherà domani e di cui la Repubblica ha oggi anticipato qualche stralcio significativo.
 
Qual è la novità—si domanda Amato—di quest’ultimo periodo per il centrosinistra? La vera novità è che
 
«l’ esigenza di colmare la distanza fra contenitori e contenuti, emersa in sede di analisi, è stata convalidata da qualche milione di persone. È l´interpretazione unanime che è stata data delle primarie: per la inaspettata entità dei partecipanti e il senso unificante che l´esperienza ha avuto, per il fatto che il 75% che ha votato per Romano Prodi era un 75% che raccoglieva l´indicazione che veniva comunque dai partiti che si erano riconosciuti nell´Ulivo.»
 
E tuttavia resta il fatto che «i vecchi contenitori sono in difficoltà ad amalgamare i temi nuovi» del momento politico, e questo perché «sono impregnati di culture, tradizioni, sensi identitari: non sono dei semplici involucri neutri.» Ma come si può non vedere, ad esempio, che oggi, nella società nella quale viviamo, «società postnucleare e post-ingegneria genetica», c’è una consapevolezza che non può che essere comune, quella che il tema religioso «fa ormai parte del dibattito pubblico e si aggancia al tema filosofico e alla politica»?
 
Ad una sollecitazione di Rutelli su un «Pantheon» che si può costruire e che può accomunare culture e tradizioni diverse, Amato risponde che «basta prendere i fratelli Rosselli, da sempre nel pantheon socialista in quanto liberalsocialisti».
 
Infine l’ex premier rilancia una sua vecchia idea:
 
«Anni fa teorizzai il “partito Eta Beta,” il partito senza ossa, senza scheletro burocratico e sono ancora convinto della necessità che sia articolato al suo interno, che debba tener conto delle particolarità regionali, fuori dalla rigidità burocratica dei partiti di una volta.»
 
Eta BetaGià, il partito di Eta Beta. Un’idea dei primi anni ’90, all’indomani di quel Götterdämmerung originato da Tangentopoli—a sua volta figlia del mitico ’89—e che è alla base dell’attuale ricerca del «nuovo contenitore». L’aver evocato Eta Beta, che poi è quel simpatico e bizzarro extraterrestre disneyano dal corpo esile e minuscolo ma con un testone che deve contenere un cervellone da gigante, suona un po’ ironico, a dire il vero, più di dieci anni dopo. Come a suggerire una dilatazione infinita dei tempi della politica, il rimanere sempre al punto di partenza dopo il gran dibattere e dissezionare il capello in quattro. Parlando di culture e tradizioni che si vorrebbero amalgamare—impresa assai ardua in linea teorica—ma che, sotto vari punti di vista, appartengono più all’immaginario collettivo che al dna effettivo delle attuali forze politiche (e, d’accordo, non è detto che questo sia un bene).
 
Rutelli, dal canto suo, piazza i suoi paletti: «È certo che noi non entreremo nel socialismo internazionale». Ci mancherebbe altro, viene da dire. C’è già abbastanza confusione nel socialismo nostrano, non è il caso di portarsi in casa anche quella del socialismo internazionale, che—nessuno ne dubita—ha poco da spartire con il New Labour del comune amico Tony Blair.

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Categorie:interni
  1. anonimo
    22 novembre, 2005 alle 12:37

    Il ricorso a Eta Beta e alle sue pillole di naftalina o, in generale, agli aspetti giocosi della vita è sempre simpatico e divertente ma -in attesa che si definisca il contenitore e il nome da dargli (che, per carità, non dovrà urtare in nessun modo le tradizioni e la sensibilità di nessuno) – perché non proviamo a metterci d’accordo sul contenuto? Accenno brevemente ad alcuni punti. A mio parere il Partito Eta dovrebbe:

    Osservare la Costituzione vigente e, nel caso, promuoverne le riforme che ritiene necessarie.

    Non pretendere d’essere l’unico partito a possedere e a praticare la «vera democrazia» (Socrate, Popper) ma competere con i partiti A, B … Emme, Enne … L’art.49 della Costituzione non obbliga al bipolarismo ma prevede un sistema aperto a più partiti.

    Politica estera. Combattere il terrorismo (al momento di matrice islamica) non è contrario all’Art.11 perché non reca offesa alla libertà d’altri popoli e non attiene a controversie internazionali (come un tempo stabilire i confini tra Alsazia e Lorena). L’Europa e l’Occidente rischiano di soccombere di fronte ad una guerra che gli è stata dichiarata (à la guerre comme à la guerre).

    Politica interna. Combattere ovviamente ‘andrangheta, mafia e camorra. Disboscare il sottobosco della politica e ridurre drasticamente i costi della politica e del funzionamento delle istituzioni (ad esempio, abolire le Province). Semplificare la vita ai cittadini (bene l’abolizione dell’obbligo dello scontrino fiscale per i clienti, male il divieto di circolazione per le vecchie macchine NonEuro).

    sergiovivi.blogspot.com

  2. 22 novembre, 2005 alle 19:54

    A proposito di “contenuti” il post che mi sto apprestando a inserire mi sembra interessante …

  3. Sgruf0letta
    22 novembre, 2005 alle 22:02

    Un bacio RoBi

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