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Storie di Grilli Sparlanti


Si può discutere sulla circostanza che nel parlamento italiano siedano ventitré cittadini che sono stati condannati da qualche tribunale della Repubblica. Certamente, bisognerebbe contestualizzare, distinguere, e tutto quello che una mentalità garantista, non forcaiola e via dicendo dovrebbe suggerire. Va bene. Tuttavia non si può negare che la circostanza sia singolare, e dunque sollevare la questione è, quantomeno, perfettamente legittimo. Il problema, semmai, sorge quando si sceglie di acquistare un’intera pagina di uno dei giornali in lingua inglese più letti, l’ International Herald Tribune, per richiamare l’attenzione del mondo intero su questa anomalia. Non si tratta di riaffermare la validità della vecchia massima che “i panni sporchi si lavano in famiglia.” La patria, si dice, ormai è morta e defunta, resta solo da stabilire la data del decesso, che è ancora incerta, ma sulla dipartita c’è poco da dubitare. Quindi, perché si dovrebbe avere un minimo di pudore? E non si dica che in Inghilterra, in Germania o in Francia simili “svergognate” sono inconcepibili. Cioè, è vero, sono inconcepibili, ma è anche abbastanza probabile che le assemblee legislative di quei Paesi non ospitino ventitré condannati. E in ogni caso in quei Paesi l’onore nazionale ha ancora un senso, da noi no. Mettiamoci l’anima in pace.
 
Dunque, non si tratta di falsi pudori o cose del genere. Si tratta di business, di cui sicuramente Beppe Grillo (che oltretutto è genovese!) si intende più del sottoscritto (che non ci capisce un tubo, non per niente, ma solo perché gli mancano le occasioni). E di posti di lavoro. Cioè, sintetizzando brutalmente: brutta immagine dell’Italia all’estero > meno richiesta di prodotti made in Italy nel mondo > meno affari per le aziende italiane > meno posti di lavoro in Italia. Non so se Grillo a questo ci ha pensato, e così le migliaia di lettori del suo blog che hanno partecipato alla sottoscrizione.
 
Mi scuso per l’argomento terra-terra, ma visto che di patria, onore e orgoglio nazionale non si può, giustamente, più parlare, ho pensato di proporre questo tipo di approccio per esprimere il mio dissenso verso un’iniziativa che così, a pelle, mi fa un po’ schifo. [‘Orco can, m’è scappato di dirlo, e pensare che mi ero sforzato di mantenere un doveroso distacco … Bah, semmai dopo cancello l’espressione. Sì, dopo, semmai.]

 
 
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Categorie:interni
  1. 23 novembre, 2005 alle 13:08

    Per completezza riporto alcune reazioni all’iniziativa (dal Corriere di oggi):

    Antonio Di Pietro sottoscrive: «Bella provocazione. Ora la politica deve fare chiarezza sulla questione, altrimenti un’iniziativa utile finirà solo per dare una pessima immagine del nostro Paese. Persone condannate per reati dolosi non possono essere candidate alle assemblee elettive. Anche se bisogna distinguere tra reato e reato». Gianni De Michelis, uno dei 23, replica: «Ero in condizione di ricandidarmi, la gente mi ha votato, sono stato rieletto, il parere di Grillo non mi interessa». Paolo Cirino Pomicino, altro condannato: «Grillo mi è simpatico e mi fa ridere, ma nello stato di diritto non sono ammesse comiche. Se qualcuno non è stato privato per legge dell’elettorato passivo, il solo giudice naturale sono gli elettori. Mi hanno votato in 45 mila». Enzo Carra: «La Corte non mi ha interdetto dai pubblici uffici, ho gli stessi diritti degli altri cittadini. Non riconosco Grillo come giuria».”

  2. 23 novembre, 2005 alle 14:24

    Non so se ne lresto del mondo imputati si siano ricandidati … ma una volta che hai pagato la tua colpa sei un cittadino come gli altri e non è che in campagna elttorale si sarebbe potuto sfruttare quel tema
    ” il mio avversario è un marioulo” non penso sia un qualcaso di poco politicamente galante.
    cyrnano votans

  3. anonimo
    23 novembre, 2005 alle 15:08

    Ma possibile che nessuno dei contribuenti di Grillo protesti? Ok, lui ha promosso l’iniziativa, ma i soldi li hanno cacciati i suoi visitatori che, molto spesso, sono pure blogger. Risultato: lui si becca una pubblicita’ milionaria al suo blog sulla stampa estera, mentre degli effettivi acquirenti della pagina neanche un nickname in angolino di pagina!

  4. 23 novembre, 2005 alle 17:25

    Spero che l’immagine del nostro Paese non si deteriori più di tanto all’estero, in Italia ci denigra già abbastanza la sinistra.
    Piuttosto mi pare che i media non abbiano calcato la mano sulla notizia: non è una novità e non è uno scandalo.
    La notizia,invece,è che dall’elenco manca Berlusconi perché non è mai stato condannato. E questo brucia alla sinistra.

  5. anonimo
    23 novembre, 2005 alle 23:19

    Alla domanda se intenda autosospendersi, Gianni De Michelis ha risposto: « … il parere di Grillo non mi interessa».
    Alla domanda se intenda aprire le porte della Cina al Papa ed al Dalai Lama, il presidente cinese ha risposto: « … il parere di Bush non mi interessa».

    Grillo è un antisistema. Non sempre fa ridere. Le spara grosse come la Fallaci, direbbe il direttore di Reset. Se domani si formasse un governo di ambientalisti, pacifisti, fondamentalisti mi piacerebbe vederlo Ministro delle attività produttive. La sua comicità ne uscirebbe rafforzata.

    Occorre distinguere da caso a caso. Est modus in rebus.
    Sul mio blog espongo ragioni diverse per cui non ricandiderei Vincenzo Visco.

    sergiovivi.blogspot.com

  6. anonimo
    24 novembre, 2005 alle 12:58

    faccio notare che, se hai la fedina penale sporca (quindi, anche se hai pagato il tuo debito con la giustizia), NON puoi fare nemmeno il bidello all’asilo comunale.
    Condannati definitivamente in Cassazione (non da “qualche” tribunale) possono sedere in Parlamento e legiferare!!!!
    Ogni commento sarebbe superfluo, ma il titolare del blog si preoccupa della figuraccia che fa l’Italia e del Made in Italy che ne risente!!!
    Forse non ti sei accorto che l’immagine dell’Italia non dipende da Grillo, il quale tra l’altro è stato definito, proprio da un giornale estero- Time Europe- un eroe dei nostri tempi, ma dai nostri politici, banchieri e imprenditori, che non hanno la minima idea di come si governa pensando alla “cosa pubblica”, ma solo alle loro tasche.
    Quindi, non dire stro@##te.
    Dangax

  7. anonimo
    24 novembre, 2005 alle 13:01

    Per corretteza, sono degli incapaci, e l’andamento dell’Italia in ogni sorta di classifica, dalal competitività alla libertà si stampa, alla soddisfazione, alla competitività dell’impresa, alla collusione mafiosa- da qualunque lato la si guardi, si vede solo che siamo un Paese governato da me@@e, che saranno sostituiti da altra mer@@a, persone che non hanno la minima preparazione e che, vedrete, destra o sinistra chi ha tanti soldi li continuerà a fare, e gli altri a piedi.
    Dangax

  8. 24 novembre, 2005 alle 14:55

    A me personalmenmte la “promozione” o la “bocciatura” da parte di Time di un personaggio o di un altro non interessa molto. Grillo poi, per quanro mi riguarda, lo ritengo una degna persona per talune battaglie condivisibili.

    Sulla questione in sé e per sé dei 23 condannati, sebbene sia necessario distinguere (come qualcuno tra i commenti ha già notato), non posso che ribadire quanto ho già espresso nel post–e, mi sembra, con sufficiente chiarezza.

    Sulla scelta di comprare una pagina del IHT non ho dubbi: è un errore gravissimo che danneggia la nostra economia infangando l’immagine dell’Italia. Che anche “altri” facciano fare figuracce all’Italia–cosa di per sé evidentissima–non giustifica minimamente chi inventa nuovi escamotages che hanno lo stesso identico effetto.

    In ogni caso è evidente che Grillo è quello che, da questa vicenda, ci ha guadagnato: lui ha fatto un ottimo business, i lavoratori italiani no. Io di quest’ultimo dettaglio mi preoccupo. Se a te non te ne può importare di meno mi dispiace molto.

    Quanto all’ultimo commento, che dire? Che siamo messi male, se il tuo “pessimismo cosmico” ha ragione di essere. In ogni caso a nessuno dovrebbe sfuggire che i governanti sono lo specchio dei governati, almeno in democrazia. Dunque ti auguro di appartenere all’esigua minoranza di coloro i quali non sono attualmente rappresentati. Ma questo lo dico ammesso e non concesso che ciò che tu dici corrisponda al vero. Cosa che io non credo.

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